Le manifestazioni cutanee pruriginose dipendono, molto spesso, da reazioni allergiche ma, possono dipendere anche da altre cause. Le reazioni allergiche, inoltre, possono essere di vari tipi e manifestarsi in maniera diversa risultando di non semplice diagnosi.

 

Le reazioni allergiche della pelle sono causate dalla riposta del sistema immunitario verso sostanze estranee al nostro organismo. Queste ultime possono scatenare la risposta immunitaria per azione diretta, e vengono definite “allergeni”, o dopo il legame a composti del nostro organismo, e vengono definite “apteni”. Dal punto di vista delle manifestazioni cutanee, le reazioni allergiche vengono suddivise in orticaria-angioedema e dermatite o eczema.

 

La manifestazione tipica dell’orticaria è il “pomfo”, un’area di pelle arrossata e leggermente sollevata in cui è presente intenso prurito. I pomfi possono avere dimensioni diverse e comparire in qualsiasi zona della pelle. L’orticaria può essere “acuta”, se dura meno di 4-6 settimane, oppure “cronica”, se dura più a lungo, fino a mesi o, addirittura, anni.

 

L’orticaria acuta ha maggiori probabilità di essere scatenata da un allergene. Al contrario, più lungo è il tempo di persistenza dell’orticaria, minori sono le possibilità che essa dipenda da un’allergia.

 

L’angioedema è il “gonfiore” che coinvolge gli strati più profondi della pelle senza rossore e prurito. Spesso coinvolge le palpebre, le labbra, la lingua, le mani e i piedi. Di solito si associa all’orticaria ma, può verificarsi anche da solo.

 

L’angioedema è una condizione che genera molta più apprensione potendo rappresentare la manifestazione di condizioni potenzialmente fatali quali l’anafilassi e l’angioedema ereditario.

 

I fattori scatenanti dell’orticaria e dell’angioedema comprendono gli alimenti, il veleno delle punture di alcuni insetti, alcuni farmaci, alcuni virus o batteri. A volte, anche il calore o il freddo, il sole, l’esercizio fisico e la pressione possono indurre orticaria.

 

La dermatite è un’infiammazione della pelle. Le manifestazioni delle dermatiti allergiche sono rosse (eritematose), squamose (eczematose) e pruriginose. Le dermatiti correlate alle allergie sono di due tipi: la dermatite atopica e la dermatite allergica da contatto.

La dermatite atopica (o eczema atopico) è una condizione molto irritante in grado, a volte, di influire pesantemente sulla qualità della vita delle persone che ne soffrono. Inizia, generalmente, durante l’infanzia o, addirittura, nel periodo neonatale. Si associa, spesso, ad altre malattie allergiche come la rinite e l’asma.

La dermatite allergica da contatto si manifesta in persone sensibili quando alcune sostanze specifiche (apteni) vengono a contatto con la pelle scatenando una risposta allergica da parte del sistema immunitario. Le manifestazioni della dermatite allergica da contatto avvengono nella zona di cute a contatto con l’aptene ma, possono comparire anche in altre zone della pelle. La dermatite allergica da contatto più frequente è quella provocata dal nickel. La diagnosi delle dermatite allergica da contatto si avvale del patch-test.

Si differenzia dalla dermatite “irritativa” da contatto che si manifesta quando una sostanza danneggia direttamente la zona di pelle con cui viene a contatto senza scatenate una risposta del sistema immunitario. Spesso è più “dolorosa” che pruriginosa, interessa frequentemente le mani, ma può comparire in qualunque zona del corpo che entra in contatto con la sostanza irritante. Un esempio di dermatite irritativa da contatto è quella provocata dalla candeggina quando questo prodotto chimico viene in contatto sulle pelle senza protezioni.

Riferimenti

Hsieh FH. Year in review: urticaria and angioedema. Ann Allergy Asthma Immunol. 2015 Mar;114(3):166-7.

Mowad CM, Anderson B, et al. Allergic contact dermatitis: Patient management and education. J Am Acad Dermatol. 2016 Jun;74(6):1043-54.

Anche quest’anno, FederASMA e ALLERGIE hanno lanciato la campagna di informazione per le allergie al veleno di api e vespe (Imenotteri).
Tale campagna si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni su tale patologia.
L’opinione pubblica dovrà prendere coscienza della ridotta percezione del problema: si stima, infatti, che si rivolgono ad un allergologo meno del 20% dei potenziali allergici a tali veleni.
Le istituzioni devono prendere coscienza dell’esistenza di un trattamento, l’immunoterapia specifica, con una efficacia che raggiunge livelli elevatissimi nel prevenire nuove reazioni anafilattiche potenzialmente fatali e che tale trattamento non è ancora gratuito in tutte le regioni d’Italia.
La campagna, inoltre, è volta a far conoscere i centri di Allergologia sul territorio nazionale che si occupano di tale patologia.

Riferimenti

Punto dal vivo 2016

Secondo i risultati pubblicati recentemente on-line sulla rivista Allergy, i ricercatori della Divisione di Biologia Cellulare Del Dipartimento di Pediatria del National Jewish Health di Denver in Colorado (USA) hanno osservato che il pre-trattamento di topi sensibili all’arachide con loratadina (un antagonista dei recettori H1) ed un  nuovo antagonista dei recettori H4 (l’JNJ7777120) sopprime i sintomi gastrointestinali dell’allergia alimentare.
L’istamina ha un ruolo chiave nella maggior parte delle malattie allergiche tra cui l’asma, la rinite e le allergie alimentari. Quando viene rilasciata dai basofili o dai mastociti può innescare una varietà di sintomi tra cui l’infiammazione, il prurito e la produzione di muco. Al momento attuale si conoscono quattro recettori dell’istamina presenti su un’ampia varietà di cellule del corpo umano. La maggior parte degli antistaminici disponibili in comercio bloccano selettivamente il recettore H1 antistaminico.
Meiquin Wang, Erwin Gelfand ed i loro colleghi descrivono, nell’articolo citato, gli effetti dell’antagonista H1, la loratadina (nome commerciale in Italia: Claritin, Fristamin, etc.) e dell’antagonista H4, l’JNJ7777120, somministrati separatamente ed in combinazione a topi sensibilizzati all’arachide. Quando hanno somministrato i due farmaci separatamente hanno osservato solo pochi effetti sulla risposta intestinale dei topi. Quando i topi sono stati pre-trattati con entrambi gli antistaminici contemporaneamente, la diarrea, l’infiammazione intestinale e gli altri sintomi sono stati quasi completamente bloccati. Dagli studi in vitro si è visto, inoltre, che il antistaminici agiscono sopprimendo il reclutamento e la funzione delle cellule dendritiche che, “caricando” le proteine delle arachidi sulla loro superficie, le presentano alle cellule T del sistema immunitario.
Tali risultati forniscono una nuova visione sui meccanismi delle allergie alimentari e suggeriscono potenziali terapie preventive delle reazioni allergiche ad alimenti.
Anche se recenti lavori scientifici hanno suggerito che l’esposizione precoce alle arachidi può aiutare a prevenire la sensibilizzazione verso tali alimenti, l’unica terapia efficace, attualmente disponibile, per i casi di allergia alimentare già instaurata rimane l’evitamento!

Riferimenti

L’orticaria è una delle malattie più comuni della pelle. Si stima che una persone su quattro è colpita da orticaria nel corso della vita. Sulla base di tali considerazioni epidemiologiche, alcuni sviluppatori hanno creato delle app su tale disturbo.

Al momento, una app disponibile sia su iPhone sia su Android è quella sviluppata dalla GAAPP, la Global Allergy and Asthma Patients Platform, un consorzio sorto nel 2009 a Buenos Aires da un gruppo di rappresentanti di circa 20 gruppi locali di pazienti affetti da asma e malattie allergiche con lo scopo di creare una rete di collegamento tra di loro. La “Urticaria App”, partendo dal presupposto che la gestione dell’orticaria prevede l’identificazione dei possibili fattori favorenti o scatenanti e la soglia di sensibilità individuale, fornisce informazioni generali sulla malattia, un test per capire se si soffre realmente di orticaria e di quale tipo, il test di controllo dell’orticaria, il punteggio dell’attività dell’orticaria (UAS7), il punteggio di attività dell’angioedema ed un diario clinico. La nota dolente è quella “linguistica”: l’applicazione è, attualmente, disponibile solo in inglese ed in tedesco. Una versione in russo, portoghese e spagnolo sarà presto disponibile.

La Novartis, che ha ottenuto, recentemente, l’autorizzazione dell’omalizumab (Xolair®) per l’orticaria cronica spontanea, finanzia, anche se non in maniera palese, una nuova applicazione mobile e il sito che si propone di creare una “comunità” di supporto on-line per i pazienti affetti da tale patologia. L’app denominata “Target my hives“, letteralmente “mira ai miei pomfi”, sviluppata dalla Exco InTouch vuole aiutare le persone che soffrono di orticaria in tutto il mondo ad entrare in contatto le une con le altre. L’app, attualmente disponibile solo per iPhone ma, con una versione per Android in lavorazione, avrà, secondo i creatori, anche lo scopo di consentire ai medici che si occupano di tale malattia di inserire i loro recapiti per fare in modo che i pazienti li trovino più facilmente. Novartis ed Exco InTouch vogliono anche coinvolgere le associazioni dei pazienti e società medico-scientifiche in questa comunità virtuale. L’applicazione dovrebbe permettere ai pazienti di seguire le associazioni che si occupano di orticaria cronica e partecipare alla ricerca nel mondo reale in collaborazione con il proprio medico specialista.

Per spiegare l’applicazione sono disponibili una serie di video. Anche in questo caso, non abbiamo trovato una versione dell’app in italiano. La campagna di diffusione sta sfruttando anche i social come Facebook e Twitter.

E per l’Italia?
La Novartis mette a disposizione la “Orticaria App” che si propone di aiutare i pazienti a monitorare i sintomi dell’orticaria cronica spontanea e dell’angioedema e a discuterne con il proprio medico. La app è stata sviluppata sia per iOS sia per Android. Con Orticaria App è possibile registrare la sintomatologia dell’orticaria cronica spontanea (prurito, pomfi, angioedema), registrare l’impatto dell’orticaria cronica spontanea sulla qualità di vita e monitorare nel tempo l’andamento dell’orticaria cronica spontanea. E’ possibile, inoltre, impostare un promemoria in agenda, scattare una foto e inserire note.
In definitiva, superando le barriere linguistiche con un po’ di inglese scolastico è possibile intraprendere in una comunità internazionale di pazienti che soffrono di orticaria e, anche per chi vuole comunicare solo in italiano, è possibile sfruttare le potenzialità di questi applicativi per una migliore gestione dell’orticaria in collaborazione con il proprio specialista di fiducia.

Riferimenti

- Urticaria app

- Target my hives

- Orticaria App

Da Febbraio di quest’anno è disponile il testo di 523 pagine dal titolo “MALATTIE DEL SISTEMA IMMUNITARIO” curato da Raffaele D’Amelio, Massimo Fiorilli, Roberto Paganelli e Roberto Perricone, con i quali ho collaborato per alcuni capitoli sulle malattie allergiche.

Il testo è scritto in modo semplice e comprensibile anche per i non addetti ai lavori, inoltre, è aggiornato, approfondito ed educativo. Nei vari capitoli sono presenti tutti gli aspetti eziopatogenetici e clinici delle malattie del sistema immunitario, ad esempio, le immunodeficienze e le malattie allergiche. Vengono anche trattate situazioni immunopatologiche causate dal cattivo funzionamento del sistema immunitario con localizzazione in vari organi e apparati, che storicamente o per tradizione, ma in modo errato, son considerate malattie di competenza di altre specialità.

Le nozioni contenute saranno di grande aiuto agli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia, a quelli di discipline affini, ai medici di medicina generale, ai cultori di altre specialità vicine all’Immunologia ed all’Allergologia, ovviamente, agli specializzandi e specialisti di Allergologia e Immunologia Clinica.

Riferimenti

Società Editrice Universo

La maggior parte delle persone che credono di essere allergiche alle penicilline non risultano tali quando vengono sottoposte ai test allergometrici specifici per tali antibiotici. L’anafilassi da penicillina, ovvero, quella grave reazione allergica, potenzialmente fatale, in seguito all’assunzione del farmaco, inoltre, è una evento estremamente raro.

Molte persone non sanno nemmeno perché sono state “etichettate” come allergiche alle penicilline. Ad altre è stato raccontato di aver manifestato una reazione avversa quando erano bambini, mentre erano in trattamento con tali antibiotici. Altre persone non assumono le penicilline solo perché un membro della loro famiglia ha avuto una reazione allergica. Altre ancora hanno avuto dei rush cutanei perché sono stati trattati con le penicilline mentre erano affetti da malattie virali come, ad esempio, la mononucleosi. Le malattie virali, da un lato, non beneficiano del trattamento antibiotico, dall’altro, nel caso di un’ingiustificata prescrizione di tali farmaci, possono produrre rush cutanei o altri effetti collaterali erroneamente attribuiti alle penicilline.

Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici derivanti dalle ricerche di Alexander Fleming che gli sono valse il conferimento del Premio Nobel per la Medicina nel 1945. Tali antibiotici sono utilizzati per diverse malattie che vanno dalle faringiti alle otiti. I “veri allergici” alla penicillina sono costretti ad assumere degli antibiotici alternativi più costosi e che possono avere maggiori effetti collaterali.

Una reazione allergica “vera” alla penicillina può causare una ampia varietà di sintomi. Le manifestazioni più comuni sono eruzioni cutanee, pomfi (orticaria), prurito, gonfiore del volto o altre regioni del corpo (angioedema), difficoltà di respirazione, sintomi e segni di anafilassi. La contemporanea presenza di vomito, nausea e diarrea possono possono far preludere all’evenienza più rara è più temibile rappresentata dall’anafilassi. Essa può manifestarsi con la chiusura completa delle vie respiratorie e della gola fino all’arresto respiratorio, il severo calo della pressione sanguigna, il polso debole ed accelerato, le vertigini e lo stordimento fino alla perdita di coscienza.

Riconoscere la differenza tra una reazione allergica alla penicillina e gli effetti collaterali segnalati nel foglietto illustrativo del farmaco consente di capire quando sia necessario richiedere l’immediato intervento di un medico. Le vere reazioni allergiche insorgono rapidamente dopo l’assunzione del farmaco, generalmente entro 10-15 minuti e, quasi tutte, entro 1-2 ore. La comparsa di mal di stomaco tre giorni dopo l’inizio di un ciclo di terapia con la penicillina, probabilmente, non è indicativa di una reazione allergica. Questo tipo di reazione è più probabilmente inquadrabile come un effetto collaterale.

Bisogna notare che, allo stato attuale delle conoscenze mediche, il protocollo dei test cutanei per le penicilline è l’unico standardizzato. Per gli altri antibiotici sono ancora in fase di studio dei protocolli per verificarne e confermarne le allergie.

Nei casi di sospetta allergia alla penicillina è bene chiedere un consulto allergologico che potrebbe dirimere i dubbi anche con il colloquio. Le informazioni utili da raccogliere prima della visita allergologica sono il nome del farmaco (o dei farmaci) coinvolto/i nella reazione, quando è avvenuta la reazione, i sintomi della reazione, l’eventuale comparsa di sintomi simili in assenza dell’assunzione di farmaci, i farmaci successivamente assunti senza manifestare reazioni.

I test allergologici per le penicilline aiutano a capire se un paziente è veramente allergico a tali antibiotici o se abbia “superato” l’allergia a tali farmaci. Quando una reazione alla penicillina è avvenuta molti anni fa, il sistema immunitario può “dimenticare” l’allergia, nel caso l’antibiotico non sia stato più assunto. Dopo 10 anni dalla reazione, fino al 90 per cento delle persone sembra aver superato l’allergia alla penicillina e la probabilità di avere una reazione è molto bassa. Tale dato epidemiologico, non rende, però, sicura la riassunzione della penicillina senza una consulenza allergologica ed i relativi test.

Riferimenti

- Brockow K1, Garvey LH, et al. Skin test concentrations for systemically administered drugs — an ENDA/EAACI Drug Allergy Interest Group position paper. Allergy. 2013 Jun;68(6):702-12.

- Macy E. Practical Management of Patients with a History of Immediate Hypersensitivity to Common non-Beta-Lactam Drugs. Curr Allergy Asthma Rep. 2016 Jan;16(1):4.

Una recente ricerca suggerisce che i trattamenti oggi disponibili non sono in grado di ridurre il rischio di tale evoluzione. Bisogna, pertanto, lavorare sulla prevenzione dei fattori di rischio, rappresentati dal fumo di tabacco e l’inquinamento.

Un recente studio pubblicato il 12 Maggio scorso sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine parte dall’osservazione che molti bambini affetti da asma, migliorano nel corso della vita. Alcuni, però, circa il 20%, possono sviluppare una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) già nelle prime fasi dell’età adulta. I dati dei ricercatori suggeriscono che i bambini con funzionalità respiratoria polmonare e crescita polmonare più ridotte sono quelli a più alto rischio di sviluppare una BPCO.

Lo studio multicentrico è stato condotto su quasi 700 bambini asmatici. Esso ha evidenziato che la compromissione durante l’infanzia della funzione polmonare e il sesso maschile sono i fattori predittivi più significativi per lo sviluppo di una ostruzione bronchiale irreversibile e, quindi, della BPCO. La maggior probabilità del sesso maschio verso la prognosi peggiore potrebbe, comunque, derivare dalla maggiore prevalenza dell’asma nei ragazzi rispetto alle ragazze.

Sembra che, attualmente, si possa incidere su questa infausta evoluzione verso la BPCO solo evitando i fattori di rischio (soprattutto il fumo di tabacco e l’inquinamento) ma, non si esclude che i nuovi farmaci biologici e l’immunoterapia specifica possa giocare un ruolo nel ridurre tale rischio.

Riferimenti

McGeachie MJ, Yates KP, et al. Patterns of Growth and Decline in Lung Function in Persistent Childhood Asthma. N Engl J Med. 2016 May 12;374(19):1842-52.

Alcune persone escludono immotivatamente alcuni alimenti dalla loro dieta senza una diagnosi di allergia, altre non si sottopongono alla vaccinazione anti-influenzale a causa di una presunta sensibilità all’uovo senza una chiara dimostrazione di allergia. Questi sono solo alcuni esempi di luoghi comuni che creano confusione e riducono la qualità della vita delle persone che non hanno ottenuto una corretta diagnosi specialistica di allergia.

“Ho un’allergia ai coloranti artificiali”

Alcuni attribuiscono i disturbi più svariati (orticaria cronica, asma, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, etc.) all’allergia ai coloranti artificiali utilizzati per gli alimenti. Finora non vi è alcuna prova scientifica che i coloranti artificiali possano causare questi disturbi.

“Sono sensibile alle proteine dell’uovo e non posso sottopormi alle vaccinazioni anti-influenzali”

Alcune persone sensibili alle proteine delle uova rifiutano la vaccinazione anti-influenzale. Gli attuali vaccini anti-influenzali sono sicuri per la maggior parte delle persone con allergia all’uovo in quanto, pur essendo ottenuti coltivando i virus su uova di gallina, contengono quantità molto basse di proteine di tale alimento. E’ solo per gli individui con allergia “severa” all’uovo che è consigliabile consultare uno Specialista in Allergologia per una valutazione del rischio.

“Ho la rinite allergica e non posso fare l’anestesia locale dal dentista”

Alcuni pazienti pensano di doversi sottoporre a test allergometrici per gli anestetici locali usanti dal Dentista perché sono affetti da una rinite allergica. Non è stata mai dimostrata una cross-reattività tra le sostanze che provocano rinite allergica e gli anestetici locali. L’effettuazione dei test allergometrici per gli anestetici locali, nei pazienti che non hanno mai avuto alcuna reazione avversa a tali farmaci, non ha alcuna utilità. Allo stato attuale delle conoscenze mediche, infatti, i test allergometrici non sono in grado di prevedere nuove reazioni allergiche in pazienti che non hanno mai assunto un dato farmaco o non abbiamo mai avuto manifestazioni compatibili con allergia ad un dato farmaco.

“Non si devono somministrare alimenti allergizzanti ai bambini piccoli”

A causa anche di alcune linee guida di qualche anno fa, si è diffusa la convinzione che sarebbe pericoloso somministrare alimenti come noci e pesce ai bambini fino ai 12 mesi di età. Le raccomandazioni contenute in tali linee guida non erano basate su evidenze scientifiche e sono state successivamente smentite. In realtà, ci sono prove emergenti a favore dell’introduzione precoce di alimenti solidi, anche potenzialmente allergenici, affiancata all’allattamento al seno. Tale prassi sembra promuovere la tolleranza verso gli alimenti e ridurre le allergie.

“Il mio gatto è ipoallergenico!!!

Non esistono animali con pelliccia veramente ipoallergenica. In realtà, tutti gli animali secernono alcuni allergeni nella loro saliva, dalle ghiandole sebacee e quelle perianali: non è la pelliccia che scatena le allergie. Alcune razze sono solo meno “fastidiose” per chi soffre di allergie rispetto ad altre. Attenzione anche pesci e tartarughe d’acqua dolce. Essi sono, spesso, considerati una valida alternativa per gli allergici ai derivati epidermici. Senza manutenzione sufficiente, però, anche il simpatico pesciolino “Nemo” può scatenare i sintomi delle allergie. In varie parti degli acquari o delle vaschette possono svilupparsi delle muffe potenzialmente allergizzanti!

“La diagnosi di allergia si fa con un prelievo di sangue”

Gli esami del sangue (dosaggio delle IgE specifiche ed ISAC) da soli sono in grado di evidenziare solo le “sensibilizzazioni” agli allergeni. L’essere sensibili ad una sostanza non è sinonimo di esserne allergici. E’ solo uno specialista Allergologo che può porre una diagnosi di allergia sulla base del racconto del paziente, i test cutanei, gli esami del sangue ed i test di provocazione. Basare la diagnosi solo su un test può portare a interpretazioni errate, confusione diagnostica e l’eliminazione ingiustificata di alcuni alimenti, farmaci etc.

Vediamo in dettaglio quali sono le allergie che potrebbero verificarsi dal dentista e come affrontarle

Una seduta dal dentista non è, spesso, in cima alla lista delle nostre priorità. Molti di noi tendono a rimandare gli appuntamenti dal dentista per la paura di doversi sottoporre a procedure dolorose. Altri, invece, vanno incontro ad esperienze spiacevoli a causa di manifestazioni allergiche che possono verificarsi mentre sono dal dentista. Alcune persone, infatti, possono avere una allergia al lattice della gomma, agli anestetici locali o ai materiali odontoiatrici che possono manifestarsi durante una seduta. Se già sappiamo di avere una di queste allergie è necessario informare il nostro dentista prima di iniziare qualsiasi trattamento!!!

Allergia al lattice della gomma

Il lattice è il costituente principale della maggior parte dei prodotti in gomma e si trova comunemente in prodotti utilizzati nel settore sanitario inclusi i guanti di protezione in lattice. Alcune persone possono sviluppare un’allergia al lattice che può causare reazioni di diverso grado di gravità. Essa vanno dall’orticaria, al prurito nel sito di contatto o generalizzato, al senso di costrizione alla gola, al respiro affannoso, alla difficoltà di respirazione fino all’anafilassi. Tali evenienze allergiche potrebbero verificarsi quando si va da un dentista che indossa guanti in lattice.

Allergia agli anestetici locali

Le reazioni agli anestetici locali sono relativamente comuni anche se, nella maggior parte dei casi, non dipendono da una vera allergia. I sintomi che si verificano dopo l’uso di anestetici locali possono anche essere causati da ansia, iperventilazione o dipendere dagli effetti collaterali dell’adrenalina che viene, spesso, aggiunta agli anestetici locali per rendere l’anestesia più duratura nel tempo. Quando si ha, comunque, il sospetto di aver avuto una reazione avversa agli anestetici locali, è necessario parlarne con il proprio dentista che prenderà le opportune precauzioni per evitare nuove reazioni o consiglierà i test allergometrici nel caso ci sia il fondato sospetto di una vera allergia.

Dermatite da contatto da materiali odontoiatrici

Molti prodotti chimici e materiali utilizzati in uno studio dentistico sono in grado di causare dermatiti da contatto sul viso, sulle labbra e sulle gengive. Gli ingredienti dell’amalgama dentale, i collanti o la porcellana possono causare arrossamento, gonfiore e irritazione delle gengive. Gli aromi che si trovano in collutori, dentifrici e trattamenti al fluoro potrebbero causare eruzioni cutanee pruriginose all’interno della bocca o sulla pelle intorno alle labbra. Infine, le “dighe dentali” contenenti composti in gomma, di solito diversi da lattice, possono provocare dermatite da contatto intorno alla bocca. Altri potenziali allergeni da contatto presenti nello studio del dentista possono causare reazioni intorno alla bocca, sulle labbra, o all’interno della bocca. Informiamo il nostro dentista se abbiamo avuto in passato reazioni simili. Egli ci consiglierà, con l’aiuto di un allergologo, i test allergometrici più appropriati.

Riferimenti

Che cosa è il polline?

I pollini sono piccoli “corpuscoli” sferoidali rilasciati da piante con i fiori (Gimnosperme e Angiosperme) trasportati dal vento o dagli insetti. Servono per l’impollinazione di altre piante dello stesso tipo a fini riproduttivi. Quando i granuli pollinici sono sospesi nell’aria possono venire in contatto con gli occhi, il naso e i polmoni causando reazioni avverse nelle persone allergiche.

I sintomi delle allergie respiratorie da pollini possono essere la rinite, la congiuntivite e l’asma.

I pollini che vengono sparsi dal vento sono quelli responsabili delle allergie mentre, i pollini trasportati dagli insetti come le api, generalmente, non scatenano reazioni allergiche. In via generale possiamo dire che le piante con fiori di colori sgargianti e vivaci come le rose sono impollinate dagli insetti e non causano allergie in quanto i loro pollini non sono presenti nell’aria. Le piante responsabili di allergie respiratorie, generalmente, non sono coltivate, sono molto meno appariscenti e producono grandi quantità di pollini di dimensioni comprese da i 5 ed i 200 micron.

Come faccio a sapere se sono allergico ai pollini?

Un Allergologo può aiutare a determinare se si è affetti da allergie da pollini (pollinosi) individuando anche a quali tipi di pollini derivanti da alberi o erbe si è allergici. Questo si realizza attraverso test allergologici sia cutanei, sia di laboratorio (dosaggio delle IgE specifiche). I test allergologici sono utili per predire i periodi dell’anno in cui si hanno maggiori probabilità di comparsa dei sintomi di allergia al fine di prevenirli e trattarli con l’immunoterapia specifica.

Riferimenti

EAACI – Spring and Pollinosis

Pagina successiva »

echo '';