La notizia della morte, in Spagna, per una riesacerbazione dell’asma, di un bambino di 7 anni curato con la sola omeopatia, apparsa recentemente sul “Corriere della Sera“, pone la necessità di riflettere prima di affidarsi alle cosiddette “terapie alternative”.
Molte terapia alternative non tradizionali sono proposte per la cura dell’asma:
  • Agopuntura
  • Omeopatia
  • Fitoterapia
  • Tecniche fisiche (chiropratica, tecniche respiratorie, yoga, etc)
  • Sistemi medici (cinese, giapponese, indiano, etc)
  • Tecniche dietetiche
  • Altre tecniche (ipnosi, speleoterapia, etc)
Nessuna di queste ha dimostrato efficacia, secondo i criteri della Medicina basata sulle Prove di Efficacia. In ogni caso, si raccomanda di non sospendere la terapia farmacologica tradizionale se si intraprende una “terapia alternativa”.

Riferimenti

- Spagna, curato solo con l’omeopatia muore d’asma a 7 anni. Il Corriere della Sera, 30 novembre 2017.

- Progetto Mondiale Asma.

 

Andrea Ballarini nella sua rubrica “Manuale di Conversazione”, pubblicata su Il Foglio, ha simpaticamente raccolto una lista di luoghi comuni sulle allergie che frequentemente spuntano tra gli argomenti di conversazione delle cene tra amici o in altre occasioni di aggregazione sociale. La mancanza di substrato scientifico di tali conversazioni crea “leggende metropolitane“. Esse, da un lato, contribuiscono a conferire alla branca allergologica una impronta quasi “esoterica” che sfocia nel ricorso, da parte degli ignari pazienti, a test diagnostici scientificamente non validati e terapie a dir poco “singolari”; dall’altro, ufficializzano la convinzione che le malattie allergiche non esistano o rappresentino una delle espressioni più moderne dell’ipocondria.
E’ presumibile che tale convinzione sia stata recepita anche dalla nostra classe politica alla spasmodica ricerca di facili tagli alle spese ed abbia finito per danneggiare i “veri allergici”. Questi ultimi, infatti, si sono visti complicare la possibilità effettuare gli esami diagnostici allergologici validati (quelli “veri”) ed aumentare le spese da sostenere in base al Decreto Ministeriale del 9 dicembre 2015 sulle “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2016. Il decreto citato prevede che la totalità degli esami diagnostici allergologici, sia in vivo (test cutanei a lettura immediata, ovvero, i prick-test, e quelli a lettura ritardata, i patch-test), sia in vitro (il dosaggio delle IgE specifiche) debbano essere autorizzati dagli specialisti pubblici del settore dietro pagamento di una prima impegnativa per la visita specialistica. Successivamente, lo specialista emetterà una seconda impegnativa (se non una terza ed una quarta…) per gli esami diagnostici che i pazienti dovranno regolarizzare, se non esentati dal pagamento del ticket.
Se, da un lato, il principio che ha guidato la stesura del decreto appare condivisibile e riassumibile nella necessità di evitare l’effettuazione di “esami inutili”, dall’altro il legislatore non ha tenuto conto dell’esiguo numero di centri allergologici sull’intero territorio nazione in grado di evadere, in tempi ragionevoli, le richieste degli allergici che rappresentano, secondo le stime più recenti, il 30-35% della popolazione generale!
In Italia, infatti, a fronte di una elevata domanda di prestazioni sanitarie nel settore allergologico ed una offerta di personale formato da parte delle università, negli ultimi anni, si sta assistendo ad un vuoto normativo ai danni sia dei pazienti allergici sia dei medici specialisti Allergologi ed Immunologici Clinici per l’assenza nell’”Elenco delle Malattie e Condizioni Croniche e Invalidanti” (Supplemento Ordinario n. 15 alla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – allegato 8 del 18/3/2017) di tutte le patologie allergiche, comprese quelle a rischio di condizioni potenzialmente fatali come l’anafilassi. Tale vuoto normativo sta provocando una progressiva ed inesorabile scomparsa delle strutture “pubbliche” dedicate all’Allergologia ed Immunologia Clinica ritenute “non essenziali” per la salute pubblica.
I prevedibili ritardi nella diagnosi a causa delle chilometriche liste di attesa dei pochi centri allergologici pubblici sopravvissuti sono “pericolosi” soprattutto per le forme potenzialmente fatali causate da allergie ad evoluzione anafilattica provocate da allergie alimentarida farmaci e da veleno di insetti. Il precoce inquadramento diagnostico specialistico allergologico alla ricerca delle cause di anafilassi consente, infatti, di fornire ai pazienti dettagliate istruzioni per l’evitamento degli allergeni responsabili delle reazioni, la autogestione di eventuale riesposizioni accidentali e, quando indicato, la prescrizione delle immunoterapie specifiche in grado di fornire alti indici di protezione nei confronti di nuovi eventi potenzialmente fatali.
C’è da augurarsi una rapida presa di coscienza da parte della classe politica dirigente di questo grave vuoto normativo che mette a rischio la salute dei cittadini.

Riferimenti

Le Allergie di Andrea Ballarini su “Il Foglio”

Elenco delle Malattie e Condizioni Croniche e Invalidanti Supplemento ordinario n. 15 alla GAZZETTA UFFICIALE

- “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2016

Gli estratti di veleno di api sono utilizzati come immunoterapia specifica per i soggetti allergici a tale sostanza per ridurre il rischio di nuove reazioni anafilattiche in caso di ri-puntura. A fronte della comprovata efficacia di tale terapia nei pazienti allergici, l’immunoterapia specifica con tale veleno non è priva di rischi, malgrado tutte le accortezze che gli specialisti allergologi possano mettere in atto. L’incidenza media di reazioni sistemiche non trascurabile è pari al 10%. Nella maggior parte dei casi, esse sono di lieve entità clinica ma, sono possibili anche reazioni anafilattiche potenzialmente letali. Sottoporsi, pertanto, ad un trattamento iniettivo a base di veleno di api va fatto solo dopo un’accurata valutazione allergologica. Lo specialista allergologo, dopo aver accertato la presenza di una allergia a tale sostanza, valuta il rischio di reazioni potenzialmente fatali derivanti dalla ri-putura “naturale” e quelle derivanti dalla immunoterapia specifica. Solo allora propone al paziente un tale trattamento consistente nella somministrazione di estratto standardizzato di veleno a dosi progressivamente crescenti fino a condurre il paziente alla tolleranza.
Tale rapporto costi/benefici sarà apparso del tutto trascurabile all’attore e produttore cinematografico cinquantenne di origini scozzesi, Gerard Butler alle prese con la sua ultima fatica cinematografica, Geostorm, nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 1° novembre prossimo. La necessità di trovare sollievo dai dolori osteo-muscolari derivanti dal dover indossare un pesante costume di scena in ambienti con gravità ridotta ed in posizioni scomode per cinque settimane di riprese, ha spinto l’attore a rivolgersi ad un tale che prometteva di risolvere il problema con iniezioni a base di veleno di ape. Dopo una serie di dieci iniezioni, l’attore è stato ricoverato in ospedale per alcuni giorni vittima di uno shock anafilattico. Non contento, Butler si è sottoposto ad un nuovo trattamento finendo per una seconda volta in ospedale con la stessa diagnosi.
Ci auguriamo, per lui e per sui fans, che abbia imparato la lezione!
Le ventilate proprietà anti-infiammatorie del veleno di ape sono ancora tutte da dimostrare ed i rischi di reazioni anafilattiche non giustificano un simile trattamento antidolorifico. Ben altra cosa è l’immunoterapia specifica per veleno di api prescritta da medici specialisti allergologi a pazienti con comprovata ipersensibilità a tale sostanza per evitare nuove reazioni anafilattiche in caso di ri-puntura.

Riferimenti

Gerard Butler recounts how he almost died from bee venom

Per molti pazienti allergici, la stagione autunnale significa dover fare i conti con disturbi soprattutto nasali e bronchiali per il picco di proliferazione degli acari della polvere e la presenza delle spore delle muffe che crescono tra le foglie cadute dagli alberi. La ricomparsa dei sintomi, inoltre, deriva dalla frequente “dimenticanza” a riprendere le terapie farmacologiche, generalmente, ridotte durante il periodo estivo. Se al tutto aggiungiamo i primi freddi, è possibile andare incontro a rinosinusiti.

COSA FARE?

È importante perseverare nella bonifica ambientale sia per gli acari della polvere sia per le muffe dedicandosi al giardinaggio con la protezione di apposite maschere di protezione. Per gli asmatici è bene valutare l’opportunità di sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale. E’ utile richiedere, se non è già stato programmata, una visita allergologica di controllo per valutare le condizioni prima della stagione influenzale, riformulare il piano di azione farmacologico ed iniziare i trattamenti immunoterapici specifici (vaccini anti-allergici) programmati per la stagione autunnale. Può valere la pena anche dare un’occhiata alla scadenza dei farmaci, soprattutto quelli di “emergenza” come i broncodilatori spray, le compresse cortisoniche e l’auto-iniettore dell’adrenlina (per chi ne fosse dotato). Qualora quest’ultimo fosse scaduto, è bene prendere accordi con il Centro Allergologico pubblico più vicino per rinnovarne la prescrizione. Si ricorda che l’adrenalina auto-iniettabile è un farmaco “salva-vita gratuito” che spetta, di diritto, a tutti gli allergici con diagnosi di anafilassi accertata da un centro pubblico di allergologia. Per il rinnovo della prescrizione è sempre utile, comunque, avere con sé la documentazione clinica della prima prescrizione.

DOLCETTO O SCHERZETTO? CON QUALCHE PRECAUZIONE

Anche in Italia è, ormai, consolidata l’abitudine di festeggiare Halloween. Tale festa può presentare dei rischi per i tanti bambini con asma e allergie. I pericoli non vengono esclusivamente dai soliti “responsabili” di reazioni allergiche come, ad esempio, le caramelle ed i dolcetti. Di seguito vengono riportati gli aspetti a “rischio” di tale festività per i bambini allergici.

Dolcetti e cioccolatini: possono contenere ingredienti come arachidi, noci, latte, uova e gelatine. I bambini con allergie alimentari particolarmente gravi a tali ingredienti, possono andare incontro a reazioni gravi (anafilattiche) mangiando questi alimenti tipici di Halloween. Per i bambini con allergie alimentari, sarebbe bene avere a disposizione piccoli “regalini” alternativi, magari non di tipo alimentare, da dare loro per non farli sentire esclusi dal clima di festa (piccoli giocattoli, adesivi, matite colorate, etc.); sarebbe bene insegnare ai più grandicelli a rifiutare educatamente gli alimenti “non sicuri”. E’ bene verificare che gli adulti o gli amici che partecipano alla festa con il vostro bambino conoscano le sue allergie alimentari e cosa fare in caso di emergenza. Per i bambini cui è stata prescritta l’adrenalina autoiniettabile, fate i modo che sia sempre a portata di mano.

Costumi: Se si pensa di riciclare il costume di Halloween dello scorso anno o comprarne uno di seconda mano, è doveroso considerare che lo stesso potrebbe essere rimasto chiuso in una scatola per mesi dove potrebbe essere cresciuta una notevole carica di acari della polvere. Questi ultimi potrebbero scatenare una reazione allergica o asmatica anche severa. Sarà bene, pertanto, lavare i costumi vecchi in acqua calda o acquistarne dei nuovi. Non tralasciare di dare un’occhiata agli accessori di basso costo annessi al costume che potrebbero contenere nickel (fibbie, spade, pistole, etc.). Il nickel può causare fastidiose dermatiti allergiche da contatto in grado di rovinare la festa del vostro bambino.

Trucchi: anche i trucchi economici venduti in occasione di Halloween possono contenere sostanze che possono causare reazioni allergiche. Optare per un trucco di qualità superiore e, magari, testarlo su una piccola zona della pelle del bambino alcuni giorni prima della festa di Halloween.

Zucche: le allergie alimentari alla zucca, seppur rare, sono possibili. Prestare attenzione anche zucche (vere o finte) utilizzate come decorazione dell’ambiente. Esse possono contenere muffe o polvere.

E A SCUOLA?

I bambini in classe sono spesso esposti a irritanti ed a fattori scatenanti le allergie. Questi possono includere la polvere di gesso (anche se sempre meno utilizzato) che irritando le mucose respiratorie può provocare delle riesacerbazioni della rinite e dell’asma allergiche. Gli studenti che pranzano a scuola e che soffrono di allergie alimentari possono anche essere esposti agli allergeni. I bambini con broncoconstrazione indotta da esercizio fisico potrebbero avere attacchi durante la ricreazione o le ore di educazione motoria. Aiutate il bambino a capire cosa possa scatenare i sintomi della propria allergia e l’asma e come possono alleviare i sintomi. Assicurarsi di informare la scuola di eventuali farmaci di emergenza, come ad esempio gli inalatori rapidi e l’adrenalina autoiniettabile.

A prescindere dal periodo dell’anno, è importante per coloro che pensano di soffrire di allergie o di asma chiedano un consulto allergologico. Un allergologo può aiutare a redigere un piano di trattamento che può comprendere sia farmaci che norme di evitamento all’esposizione agli allergeni.

L’UE ha recentemente approvato l’impiego di “dupilumab” per tale patologia, al momento solo per gli adulti. Si tratta di un anticorpo monoclonale umano, specificamente disegnato per inibire l’attività di due proteine chiave nella malattia rappresentate dall’IL-4 e l’IL-13. Queste due proteine sono considerate le principali responsabili dell’infiammazione cronica caratteristica della dermatite atopica. Dupilumab sarà disponibile in una siringa premiscelata per l’iniezione bi-settimanale.
La buona notizie è duplice in quanto il farmaco è anche in studio per altre patologie che si ritiene siano dovute a un’infiammazione scatenata dall’azione delle interleuchine 4 e 13 che interessano gli stessi pazienti con dermatite atopica rappresentate dall’asma persistente non controllata, la poliposi nasale e l’esofagite eosinofila.Gli effetti collaterali più frequenti sono stati osservati nei pazienti che assumono dose più elevate del farmaco. Queste includono reazioni del sito di iniezione; infiammazione degli occhi e delle palpebre, incluse rossore, gonfiore e prurito; e afte  in bocca o sulle labbra.
Dupilumab è attualmente in fase di valutazione per il trattamento della dermatite atopica in un programma che comprende studi su bambini di età compresa tra 6 mesi e 11 anni che presentano grave dermatite atopica e studi in pazienti di età compresa tra 12 e 17 anni che presentano dermatite atopica da moderata a grave.

Riferimenti

La ALK, industria farmaceutica danese, ha ottenuto l’approvazione da parte della Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia degli Stati Uniti che regola i farmaci, per la prima terapia sublinguale (pillole da sciogliere sotto la lingua) per chi soffre di rinite allergica da acari della polvere.

Si tratta di compresse contenenti un estratto allergenico di acari della polvere più nota come immunoterapia sublinguale (sublingual immunotherapy – SLIT) approvata dalla FDA per l’uso in pazienti con più di 18 anni e fino ai 65 anni di età. Tali compresse sono commercializzate in Europa e in Australia con il marchio ACARIZAX® e in Giappone come MITICURETM. Finora, il farmaco è stato approvato in 14 paesi e gli studi clinici condotti hanno coinvolto circa 6.000 pazienti.

L’immunoterapia ha lo scopo di esporre i pazienti agli allergeni degli acari, “insegnando” gradualmente al sistema immunitario a tollerarli in quantità maggiori riducendo la frequenza e gravità dei sintomi dell’allergia del naso e degli occhi.

Come altre immunoterapie sublinguali, è costituita da compresse da assumere una volta al giorno. Esse si sciolgono rapidamente una volta messa sotto la lingua. La prima dose viene somministrata, generalmente, sotto la supervisione di un medico, che osserva il paziente per almeno 30 minuti per eventuali reazioni avverse. Se viene ben tollerata, il paziente può continuare la terapia a casa.

L’allergia agli acari della polvere è una delle più comuni nei paesi occidentali sia per l’ampia diffusione (le case moderne creano un microclima ideale per lo sviluppo degli acari a qualsiasi latitudine) sia per l’elevata allergenicità di questi piccoli artropodi. Addirittura numerosi studi hanno documentato che gli acari rappresentano il principale fattore di rischio per lo sviluppo di asma.

Nel nostro Paese, una persona su tre è affetta da patologie allergiche. Tra le malattie più diffuse la fanno da padrone l’asma e la rinite di cui soffrono, rispettivamente, 3 e 12 milioni di italiani. Esse sono provocate da pollini, acari della polvere o derivati epidermici di animali, come cani e gatti.

Ci si augura che l’approvazione di tale farmaco anche nel nostro paese e la dispensazione gratuita a carico del Sistema Sanitario Nazionale possa contribuire a ridurre gli effetti delle malattie allergiche che, secondo stime accreditate, entro 10 anni interesserà il 50% della popolazione.

Riferimenti

ALK announces FDA approval for its house dust mite sublingual allergy immunotherapy tablet (ACARIZAX® in Europe)

“Allergie: Manuale per i Pazienti” verrà presentato venerdì 10 marzo 2017 alle ore 18 presso la Libreriacoop del Centro d’Abruzzo in via Po, 1 di San Giovanni Teatino.

Una guida per affrontare al meglio le allergie scritta per i pazienti. Il libro edito dalla casa editrice “Pagine” ha lo scopo di fornire informazioni generali ai pazienti sulle allergie. È ricco di suggerimenti a scopo divulgativo quanto più aggiornati possibile ed espressi in un linguaggio chiaro per i non addetti ai lavori.

Partendo da uno sguardo sul sistema immunitario, vengono affrontate le allergie respiratorie (rinite ed asma), le dermatiti allergiche, le allergie alimentari, le allergie da farmaci, da veleno di api e vespe, etc. Alcune sezioni sono dedicate anche a malattie come l’orticaria cronica e l’angioedema ereditario che, tradizionalmente, sono affidate alle cure dell’allergologo pur non essendo causate da meccanismi strettamente allergici.

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Il trattamento ottimale attualmente impiegato per gli ictus cerebrali causati da coaguli di sangue è rappresentato dall’infusione terapeutica dell’attivatore tissutale del plasminogeno (tPA). Tale farmaco ha una elevata efficacia nello “sciogliere” i coaguli e ripristinare il flusso sanguigno dei vasi cerebrali ostruiti da un ictus ischemico. Questo trattamento, in gergo chiamato “trombolisi” non è privo di rischi. Essi sono rappresentati dal sanguinamento e dall’edema (“rigonfiamento”) del tessuto cerebrale. Il trattamento, inoltre, deve essere intrapreso entro tre ore dopo l’inizio dello stroke. Questi aspetti limitano fortemente i benefici clinici della trombolisi.

Alcuni ricercatori dello Joslin Diabetes Center di Boston nello stato del Massachusetts degli Stati Uniti hanno evidenziato, attraverso uno studio su topi, che l’impiego di un inibitore della callicreina plasmatica in associazione con la “trombolisi” riduce significativamente il sanguinamento, l’edema ed il conseguente danno cerebrale provocato dall’ictus ischemico. Tale effetto sarebbe il risultato del blocco che l’inibitore della callicreina eserciterebbe sul suo bersaglio (la callicreina) attivata dal tPA tramite il fattore XII della coagulazione.

La Food and Drug Administration ha già approvato un inibitore della callicreina plasmatica per il trattamento dell’angioedema ereditario. Diverse aziende farmaceutiche stanno sviluppando ulteriori inibitori in grado di bloccare tali reazioni enzimatiche per questa malattia genetica e altre condizioni, tra cui l’edema della macula dell’occhio del paziente diabetico (maculopatia diabetica). I risultati dei ricercatori di Boston suggeriscono la possibilità di opportunità terapeutiche aggiuntive per gli inibitori della callicreina nella terapia trombolitica dell’ictus ischemico che interessa, secondo le stime, circa 160.000 individui all’anno solo nel nostro paese.

Riferimenti

Fabrício Simão, Tuna Ustunkaya, Allen C. Clermont, Edward P. Feener. Plasma kallikrein mediates brain hemorrhage and edema caused by tissue plasminogen activator therapy in mice after stroke. Blood, January 2017.

L’insonnia può aumentare il rischio di asma negli adulti fino a tre volte. Questo è quanto emergerebbe dallo studio prospettico HUNT i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sullo European Respiratory Journal a firma di alcuni ricercatori norvegesi

Lo studio è stato condotto su circa 18.000 norvegesi di età compresa tra i 20 ed i 65 anni. I ricercatori hanno scoperto che le persone che affermavano di aver difficoltà ad addormentarsi “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio, rispettivamente, del 65% e del 108% di sviluppare asma negli 11 anni successivi. Le persone che hanno detto di svegliarsi troppo presto e che non riuscivano a tornare a dormire “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio di sviluppare asma, rispettivamente, del 92 e del 36%. Coloro, infine, che hanno dichiarato di avere una scarsa qualità del sonno per almeno una volta alla settimana è risultata avere un rischio aumentato di sviluppare asma del 94%.

Lo studio non dimostra una relazione causa-effetto tra insonnia ed asma ma, se ciò fosse dimostrato dai prossimi studi, la cura dell’insonnia potrebbe rientrare nei consigli di prevenzione per gli oltre 300 milioni di persone affette da tale patologia respiratoria in tutto il mondo. Se a questo aggiungiamo che l’asma è stata collegata con l’aumento del rischio di sviluppare una serie di malattie mortali tra cui il cancro, il diabete e le malattie cardiache, è intuibile che la cura dell’insonnia cronica potrebbe diventare una priorità dei sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo.

Riferimenti

Brumpton B. et al. Prospective study of insomnia and incident asthma in adults: the HUNT study. European Respiratory Journal 2017, 49.

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