Agosto 2006


La sindrome orticaria-angioedema è una affezione comune le cui reali dimensioni epidemiologiche sono mal definite e verosimilmente sottostimate. A rendere tuttora sconosciuta l’esatta prevalenza e l’incidenza di questa malattia hanno contribuito le caratteristiche cliniche di fugacità, la guarigione senza sequele e l’automedicazione effettuata dai pazienti nei casi in cui le manifestazioni cutanee risultino di minima entità. E’ quindi nozione non dimostrata, anche se diffusa, ritenere che circa il 15-20% della popolazione generale ha avuto o avrà almeno un episodio di orticaria nell’arco della propria vita. Sulla base della sua evoluzione clinica l’orticaria viene classificata in acuta e cronica, quest’ultima caratterizzata da una durata superiore alle sei-otto settimane. Alcuni autori distinguono anche una forma “recidivante” quando i periodi asintomatici sono più lunghi rispetto alle poussées. Le orticarie croniche possono durare molti anni, in media da tre a cinque; nel 40% dei casi le eruzioni cutanee persistono più di sei mesi e nel 20% dei casi sono ancora presenti a venti anni dall’esordio. La forma acuta interessa prevalentemente i bambini e i giovani adulti, mentre la cronica, che costituisce circa il 25% di tutte le orticarie, predilige individui di sesso femminile di media età. Il pomfo è la lesione cutanea patognomonica dell’orticaria; pruriginoso e di colorito rosa pallido, con dimensioni da pochi millimetri a diversi centimetri di diametro, é secondario ad edema e vasodilatazione del derma superficiale. Le lesioni, che si risolvono di regola con restitutio ad integrum, possono essere localizzate, diffuse o confluenti, con durata variabile, comunque inferiore alle 24 ore. L’angioedema si differenzia per la sua localizzazione nel derma profondo e tessuto sottocutaneo: dove la ridotta presenza di mastociti e terminazioni nervose sensitive lo rende generalmente non pruriginoso, ma a volte urente o doloroso. L’orticaria può interessare qualsiasi parte della superficie cutanea, mentre l’angioedema colpisce prevalentemente il volto, il cavo orale, i genitali, le regioni palmari e plantari. Circa la metà dei pazienti presenta come unica manifestazione cutanea l’orticaria, il 10% solo l’angioedema, mentre nel 40% dei casi le due espressioni cliniche coesistono. L’assenza della componente angioedematosa appare condizionare favorevolmente la storia naturale della malattia. L’eziologia della sindrome orticaria-angioedema è molteplice e spesso a patogenesi multifattoriale. L’evento finale comune è rappresentato dalla degranulazione mastocitaria che può essere determinata da una complessa interazione di meccanismi sia immunologici che extraimmunologici. In circa il 30% dei casi di orticaria acuta e fino al 70% dei casi di orticaria cronica l’eziologia rimane sconosciuta, tanto da ricorrere alla definizione di forma “idiopatica”. Le forme acute a patogenesi non immunologica sono le più frequenti e rappresentano circa l’80% di tutte le orticarie; tra le cause scatenanti principali ricordiamo l’assunzione di farmaci (soprattutto FANS) o l’eccessiva ingestione di alimenti contenenti istamina o sostanze “istamino-liberatrici” (pesce azzurro, crostacei, albume, fragole, cioccolata…). In altri casi la sindrome orticaria-angioedema è associata ad affezioni quali patologia focale (dentaria, tonsillare, uro-genitale,…), infestazioni parassitarie (Giardia, Ossiuri,…) e a malattie virali (HBV, HAV, EBV…), spesso non chiaramente identificate che sono all’origine di processi acuti soprattutto nei bambini.

(continua…)

Le reazioni anafilattiche da punture di Imenotteri costituiscono una delle emergenze allergologiche più importanti sia per la loro frequenza sia per la drammaticità del quadro clinico. Attualmente la prognosi dei pazienti affetti da allergia al veleno di Imenotteri è molto soddisfacente: lo specialista può disporre di procedure diagnostiche che abitualmente consentono di identificare l’insetto responsabile e di un trattamento, l’immunoterapia con veleni purificati, caratterizzato da percentuali di successo vicine al 100%. Accanto a queste considerazioni deve essere tuttavia sottolineato che alcune problematiche sono ancora irrisolte e oggetto di ricerca: in particolare gli studi futuri dovranno fornire adeguate risposte sulle indicazioni, sulla durata dell’immunoterapia e sulla storia naturale della malattia.

(continua…)

La dermatite da contatto, a volte chiamata anche eczema da contatto, si divide in due sottogruppi: la dermatite irritativa da contatto e la dermatite allergica da contatto. Dagli studi statistici si evince che l’80% delle dermatiti da contatto è di tipo irritativo mentre il restante 20% è di natura allergica. Nelle dermatiti da contatto la cute diventa pruriginosa, arrossata e con piccole vescicole che spesso desquamano (eczemi). Quando la dermatite persiste per molto tempo tende a cronicizzare, si osserva una riduzione del rossore e la cute diventa secca. Le lesioni cutanee irritative ed allergiche possono apparire identiche, rendendo difficile distinguerle fra di loro. D’altro canto, i meccanismi alla base delle dermatiti da contatto irritative sono molto diversi da quelle delle forme allergiche. Le prime, infatti, sono causate dall’azione tossica diretta (irritazione) delle sostanze che vengono a contatto con la pelle. Esse possono manifestarsi anche al primo contatto della sostanza irritante con la cute. Comuni agenti irritanti sono rappresentati da saponi, pannolini per neonati, detergenti, prodotti chimici, acidi e oli industriali. Le dermatiti allergiche da contatto, invece, prevedono una più o meno prolungata esposizione ad una sostanza sensibilizzante. Quest’ultima, ad una successiva esposizione, viene riconosciuta in maniera “specifica” dal nostro sistema immunitario che, nel tentativo di difenderci, attiva una serie di meccanismi infiammatori responsabili della dermatite. Quasi ogni sostanza che viene a contatto con la nostra pelle può provocare una dermatite allergica da contatto.

(continua…)