Gennaio 2014


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization) stima che, ogni anno, nascono 15 milioni di bambini pretermine, ovvero prima della trentasettesima settimana di gestazione. Un recente studio ha evidenziato che i bambini nati pretermine hanno un aumentato rischio di sviluppare asma durante l’infanzia.

La ricerca condotta da Jasper V. Been del Centro Medico dell’Università di Maastricht (Paesi Bassi) e l’Università di Edimburgo (Regno Unito) e i colleghi della Harvard Medical School (Stati Uniti) è una revisione sistematica e una meta-analisi di 30 studi unici condotti complessivamente su circa 1,5 milioni di bambini in tutto il mondo.
Gli autori hanno scoperto che i bambini nati pretermine hanno una probabilità superiore del 46% di sviluppare asma durante l’infanzia rispetto ai neonati a termine.  Nel complesso, lo studio rivela che, mentre l’asma colpisce l’8% dei bambini nati a termine, colpisce il 14% dei neonati prematuri.
Gli autori hanno anche scoperto che i bambini nati “precocemente” pretermine sono a rischio ancora più elevato di sviluppare asma con un rischio stimato quasi tre volte superiore rispetto ai bambini nati a termine.
Gli autori hanno stimato che, se non ci fossero stati neonati pretermine, ci sarebbe stata una riduzione dei disturbi asmatici del 3,1%. Compagne pubblicitarie rivolte ai genitori per renderli consapevoli che l’esposizione al fumo di tabacco durante le gravidanze è tra le cause meglio conosciute di nascite pretermine, potrebbero contribuire a ridurre l’incidenza della patologia asmatica.

Riferimenti

Preterm Birth and Childhood Wheezing Disorders: A Systematic Review and Meta-Analysis
Jasper V. Been, Marlies J. Lugtenberg, et al. PLOS Medicine January 28, 2014

Il 23 gennaio 2014, il Comitato per i Medicinali ad Uso Umano (Committee for Medicinal Products for Human Use – CHMP), comitato presso l’Agenzia Europea per i Farmaci (European Medicines Agency) che si occupa dei problemi riguardanti i medicinali per uso umano, ha espresso un parere favorevole a variare i termini dell’autorizzazione all’immissione in commercio dell’omalizumab (Xolair®).

Nello specifico, il CHMP ha proposto l’omalizumab come terapia aggiuntiva per il trattamento di orticaria cronica spontanea in pazienti adulti e adolescenti (da 12 anni di età) con risposta inadeguata al trattamento antistaminico H1.  Nel corso degli ultimi mesi dello scorso anno, anche la Food and Drug Administration statunitense ha iniziato a valutare una richiesta in tale senso pervenuta dalla Genentech – membro del gruppo Roche che ha sviluppato e commercializzato, insieme al gruppo Novartis, lo Xolair ®.

Difficile stimare i tempi di recepimento di tale raccomandazione da parte della Commissione Europea del Farmaco e delle Commissioni del Farmaco dei singoli governi europei, compreso quello italiano.

Riferimenti

23 January 2014 – EMA/CHMP/20684/2014. Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP) Summary of opinion (post authorisation) for Xolair

L’influenza è arrivata, anche se con un’incidenza inferiore rispetto agli altri anni. Malgrado il picco di incidenza sia previsto per la fine di gennaio, è bene che i pazienti asmatici mettano in atto tutte le precauzioni per ridurne le complicanze. Dopo l’invito da parte del Ministero della Salute ai pazienti asmatici a vaccinarsi per l’influenza, la Società Italiana di Infettivologia Pediatrica ribadisce che l’ASMA è tra le condizioni che necessitano di una più attenta osservazione medica, anche se non necessariamente il ricovero, per individuare tempestivamente eventuali complicanze in caso di influenza.

Le infezioni influenzali peggiorano notoriamente i sintomi dell’asma nelle persone che soffrono di questa malattia potendo causare “difficoltà respiratoria”, tosse, respiro sibilante e senso di costrizione toracica. Inoltre, gli asmatici possono andare incontro più facilmente alle complicazioni dell’infezione influenzale  quali attacchi di asma grave e polmonite che possono comportare l’ospedalizzazione e diventare potenzialmente fatali, se non opportunamente trattate.

Gli asmatici che non si siamo vaccinati dovrebbero prendere precauzioni per evitare il contagio rispettando alcune norme igieniche (lavarsi spesso le mani, usare detergenti per le mani a base alcolica, sempre più diffusi all’ingresso dei luoghi pubblici, etc). Le persone già colpite dall’influenza dovrebbero evitare di frequentare i luoghi pubblici, dovrebbero ricordare la norma (di buona educazione!) di  coprire la bocca quando si starnutisce o tossisce e devono evitare la condivisione di cibi e bevande con altre persone.

Ad ogni modo, dato che molte persone preferiscono non vaccinarsi ed i vaccini non garantiscono una protezione totale, gli asmatici che vengono colpiti dall’influenza, non solo non devono smettere i loro farmaci prescritti dallo specialista ma valutare con lui la necessità di aumentarne le dosi o aggiungerne altri. Esistono, inoltre, alcuni farmaci antivirali per il trattamento delle infezioni influenzali che hanno dimostrato di ridurre la gravità e la durata dei sintomi, se assunti entro 48 ore dall’inizio della malattia influenzale ed utilizzabili da persone con almeno cinque anni di età. Questi farmaci possono essere utilizzati anche per ridurre la probabilità di infezione quando qualcuno viene esposto ad una persona con l’influenza.

Riferimenti

Influenza nei bambini: quanto andare al Pronto Soccorso.

Le malattie allergiche colpiscono oltre 150 milioni di cittadini europei. Tra questi, alcuni sono affetti da gravi malattie debilitanti che vengono trascurate come problema di “salute pubblica”. I membri del Parlamento europeo hanno ora l’opportunità di invitare la Commissione Europea e gli Stati Membri dell’Unione Europea ad agire con la firma di una dichiarazione scritta che prevede il RICONOSCIMENTO DELL’IMPORTANZA DELLE MALATTIE ALLERGICHE. La raccolta delle firme sarà possibile fino al 21 gennaio prossimo.

Le allergie sono comunemente percepite come malattie “banali” ma, possono avere un forte impatto sulle prestazioni sociali, professionali ed educative delle persone che ne soffrono a causa dei sintomi e della necessità di evitare particolari allergeni. Inoltre, le allergie sono responsabili dell’80% di tutti i casi di asma e sono la causa più comune di visite al pronto soccorso per i bambini. Le allergie alimentari, da farmaci e da insetti possono causare la morte nei casi peggiori.

La dichiarazione da presentare al Parlamento Europeo è sostenuta da un gruppo di undici deputati di diversi paesi e gruppi politici (la portavoce italiana in tal senso è Elisabetta Gardini) e invita la Commissione a incoraggiare la cooperazioni e il coordinamento fra Stati Membri al fine di promuovere: l’attuazione di programmi nazionali per ridurre l’onere della malattia e le disparità sanitarie; il miglioramento della formazione nel campo delle allergie e della ricerca scientifica sui fattori di rischio di malattia allergica, sia diretti che indiretti, per migliorare la gestione della malattia e ridurre il costo della stessa per la società.

E’ possibile scaricare la dichiarazione in lingua, italiana, al seguente link.

Se si è interessati a promuovere il riconoscimento delle malattie allergiche da parte del Parlamento europeo, si può scaricare l’apposita lettera dal seguente link ed inviarla al proprio deputato europeo (MEP) rintracciabile dal seguente link o alla stessa Gardini che se ne è fatta promotrice.

Per ulteriore informazioni si può consultare il sito internet dell’Accademia Europea di Allergologica ed Immunologia Clinica – EAACI.

Le madri in gravidanza che soffrono di allergie potranno prendere in considerazione anche l’immunoterapia allergene specifica tra le opzioni di prevenzione per i loro bambini. Secondo uno studio presentato al meeting annuale del Collegio Americano di Allergologia, Asma ed Immunologia (American College of Allergy, Asthma and Immunology – ACAAI) tenutosi in Novembre a Baltimore, le donne incinte sottoposte ad immunoterapia specifica prima e durante la gravidanza possono ridurre la possibilità dei loro bambini di sviluppare allergie in tutte le sue espressioni (asma, allergie alimentari, eczema, etc.).

Le malattie allergiche tendono ad avere una “familiarità”. Se entrambi i genitori soffrono di allergie, i loro figli hanno una probabilità del 75% di essere allergici. Se solo un genitore è allergico, o se un parente ha una qualche allergia, il bambino ha una probabilità dal 30 al 40% di avere un’allergia. Se nessuno dei genitori ha allergie, la possibilità di un bambino di sviluppare un’allergia è solo il 10 a 15%.

Alla luce di questi dati epidemiologici, qualora i dati presentati a Baltimore siano confermati da ulteriori studi, l’immunoterapia specifica acquisirebbe un’ulteriore indicazione oltre a quelle conosciute. Essa, infatti, è l’unico trattamento capace di agire sulle cause, e non solo sui sintomi, dell’allergia e di modificarne la storia naturale;  previene nuove sensibilizzazioni ad allergeni differenti; e riduce la possibilità di sviluppare asma nei pazienti con rinite allergica causata da allergeni inalanti.

Riferimenti

Allergy Shots during Pregnancy may Decrease Allergies in Children - Annual Scientific Meeting of the American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) BALTIMORE, MD. (November 8, 2013)

I metaboliti del microbiota intestinale, ovvero le sostanze prodotte dai batteri con cui viviamo in simbiosi nel nostro tubo digerente, sono fattori importanti nel rapporto di reciprocità tra microbi e corpo umano. Di conseguenza essi sono importanti anche per lo stato di salute o malattia del nostro intestino. Al momento attuale, non è ancora chiaro se questa simbiosi tra batteri e corpo umano possa influenzare anche malattie infiammatorie di tessuti lontani dall’intestino come il polmone. Un recente studio pubblicato, su Nature Medicine da alcuni Immunologi Svizzeri, ha evidenziato che il contenuto di fibre nella dieta è in grado di modificare il rapporto Firmicutes/ Bacteroidetes presente nell’intestino. Era già nota da tempo l’associazione tra l’aumento del grasso corporeo e la predominanza della divisione intestinale di Bacteroidetes Gram negativi rispetto ai Firmicutes Gram positivi. Il microbiota intestinale modificata metabolizza le fibre con conseguente aumento della concentrazione di acidi grassi circolanti a catena corta (circulating short-chain fatty acids – SCFAs). I topi nutriti con una dieta ricca di fibre hanno mostrato un aumento dei livelli circolanti di SCFAs e sono risultati protetti dall’infiammazione allergica nei polmoni; i topi a dieta povera di fibre, invece, hanno mostrato una diminuzione dei livelli di SCFAs e un aumento delle malattie allergiche delle vie aeree. Il trattamento dei topi con acido grasso circolante a catena corta propinato (SCFA-propionato) producevano, nel loro midollo osseo, un numero maggior di “precursori” immaturi di cellule dendritiche con azione protettiva sullo sviluppo di asma. Tali cellule potrebbero diffondersi dal midollo osseo per arrivare nel polmone e svolgere la loro azione di protezione contro lo sviluppo dell’asma.
Malgrado tali risultati incoraggianti, sono necessari ulteriori studi sull’uomo per capire se integratori alimentari contenenti acidi grassi circolanti a catena corta purificati o composti simili possano essere utili per le persone affette da asma o per coloro che, per qualche motivo, non hanno una dieta ricca di frutta e verdura. Nel frattempo, una dieta equilibrata ricca di fibre sembra essere il modo migliore per ottenere gli effetti benefici antinfiammatori.

Riferimenti
A. Trompette, E.S. Gollwitzer, et al. Gut microbiota metabolism of dietary fiber influences allergic airway disease and hematopoiesis. Nature Medicine 2014. Received 31 October 2013 Accepted 06 December 2013 Published online 05 January 2014.