Maggio 2014


Alcuni lavori scientifici hanno messo in correlazione il deficit di vitamina D (livelli sierici di 25-idrossivitamina D inferiori a 30 ng/ml) con l’iperreattività bronchiale, una ridotta funzione polmonare, un aumento della frequenza delle riesacerbazioni dell’asma ed una ridotta risposta alla terapia cortisonica. Sulla base di tali osservazioni si è ipotizzato un ruolo della vitamina D nella terapia dell’asma.
Un recente studio pubblicato su numero di Maggio di JAMA, sembra smentire tale possibilità, almeno negli adulti.

I ricercatori hanno randomizzato 408 pazienti asmatici di età superiore a 18 anni con bassi livelli di vitamina D suddividendoli in due gruppi. Il primo gruppo ha assunto una dose iniziale di 100.000 UI di vitamina D3, prima di passare ad un dosaggio di 4.000 UI al giorno per 28 settimane. Il secondo gruppo ha assunto, con modalità simili, il placebo. Tutti i partecipanti hanno continuato con il loro consueto trattamento con corticosteroidi – ciclesonide per via inalatoria.
Alla fine delle 28 settimane di studio, la supplementazione con vitamina D non ha prodotto alcuna variazione statisticamente significativa dei sintomi di asma, della riduzione del tasso di mancata risposta ai corticosteroidi, del mancato controllo dell’asma, della ridotta funzionalità respiratoria, dell’infiammazione delle vie aeree e della qualità della vita.
Gli autori, pertanto, hanno concluso che, negli adulti affetti da asma persistente e bassi livelli di vitamina D, il trattamento con vitamina D3 non è in grado di ridurre il tasso di fallimento al primo trattamento o il numero di esacerbazioni della patologia. I loro risultati, pertanto, non supportano l’uso della vitamina D3 come strategia terapeutica nei pazienti adulti asmatici.

Riferimenti

Mario Castro, Tonya S. King, Et al. Effect of Vitamin D3 on Asthma Treatment Failures in Adults With Symptomatic Asthma and Lower Vitamin D Levels. The VIDA Randomized Clinical Trial. JAMA. Published online May 18, 2014.

In occasione dell’ultimo congresso IFIACI tenutosi a Roma in Aprile 2014, per la prima volta in Italia i pazienti allergici hanno avuto un ruolo attico in un congresso di Allergologia. Ci si augura che da tale collaborazione possa nascere una maggiore sensibilizzazione sui problemi degli allergici anche in sede politica.
Guarda il video.

Queste le conclusioni di una metanalisi di 117 studi scientifici condotti nell’arco di 30 anni, dal 1983 ed il 2012, su un numero complessivo di 250.000 bambini.
Nel dettaglio, l’allattamento al seno riduce il rischio di asma del 37% nei bambini di età inferiore a 3 anni. Nei bambini di età superiore ai sette, il rischio di sviluppare asma risulta ridotto del 17%.
In totale, 62 studi hanno concluso che l’allattamento al seno ha svolto un’azione protettiva, per 43 studi non avrebbe avuto alcun effetto, secondo 4 avrebbe causato l’asma e, infine, 8 hanno concluso che altri fattori erano più importanti.
Lo studio di metanalisi della Britain’s University Campus Suffolk è stato pubblicato sull’American Journal of Epidemiology. I suoi risultati suggeriscono che l’allattamento al seno ha un’azione fortemente protettiva contro l’asma sopratutto fino all’età di due anni. I bambini non allattati al seno sono notoriamente a più alto rischio di infezioni respiratorie. Lo studio afferma che queste ultime potrebbero innescare l’asma nei neonati e nei bambini piccoli.
I risultati dello studio, oltre a chiarire che i risultati non mostrano differenze tra i paesi occidentali e quelli non occidentali, stabiliscono, in maniera, univoca l’azione protettiva dell’allattamento al seno nella prevenzione dell’asma.

Riferimenti

Dogaru CM, Nyffenegger D, Pescatore AM, Spycher BD, Kuehni CE. Breastfeeding and Childhood Asthma: Systematic Review and Meta-Analysis. Am J Epidemiol. 2014 Apr 11.