Settembre 2014


L’atopia è definita come una predisposizione a sviluppare reazioni di ipersensibilità di tipo allergico ed è associata ad un alto rischio di malattie come la rinite allergica, l’asma allergica, la dermatite atopica (eczema) e le allergie alimentari. Recentemente l’atopia è notevolmente aumentata nelle popolazioni occidentali. Tale aumento di prevalenza ha stimolato alcune indagini per valutare gli effetti sulla salute di tale condizione, non solo sullo sviluppo di malattie allergiche. In particolare, nonostante il problema sia sotto osservazione da molto tempo, non sappiamo ancora se le persone con atopia o malattie atopiche hanno un rischio più elevato di sviluppare tumori rispetto alla popolazione generale.

In un articolo recentemente pubblicato su The Journal of Allergy and Clinical Immunology: in Practice, Skaaby e suoi colleghi hanno studiato lo sviluppo di neoplasie su una popolazione danese di adulti composta di 14.849 soggetti sia atopici che non atopici. L’atopia è stata valutata con un esame del sangue (IgE totali) ed i partecipanti sono stati seguiti per circa 12 anni in collegamento con il Registro Tumori Danese. Sono stati individuati un totale di 3.994 atopici e 10.855 non atopici. Tra i 1.919 nuovi casi di neoplasia emersi durante il follow-up, gli autori non hanno trovato alcuna associazione statisticamente significative tra atopia e lo sviluppo totale di neoplasie o sviluppo di specifici tipi di neoplasie come il cancro al seno e il cancro del polmone. Questi dati non supportano l’ipotesi che l’atopia sia associata ad un rischio generale più elevato di cancro o un rischio specifico più elevato per specifici tumori anche se un qualche modesto effetto dell’atopia su specifici tipi di cancro non può essere escluso.

Come espresso anche dagli autori di questo studio, il rischio di sviluppare una neoplasia non deve essere una preoccupazione particolare per le persone con atopia. Tale affermazione è sicuramente rassicurante, malgrado, le malattie atopiche siano sempre più frequenti.

Riferimenti

Tea Skaaby, et al. Atopy and Development of Cancer: A Population-Based Prospective Study. The Journal of Allergy and Clinical Immunology: In Practice. In press.


		
	

Prendiamo spunto da un articolo letto su “Il Centro” di oggi nel quale si parla di un signore di Carsoli salvato dalla reazione anafilattica in seguito alla puntura di una vespa. Malgrado la gravità delle reazioni che il veleno di tali insetti può provocare nei soggetti allergici, si registra, ancora una volta, un’informazione parziale sulle possibilità terapeutiche citando correttamente l’adrenalina ma, omettendo l’immunoterapia specifica.

L’adrenalina è sicuramente il farmaco più importante nelle fasi immediatamente successive la puntura dell’insetto nei pazienti che manifestano segni e sintomi compatibili con l’anafilassi.

L’immunoterapia specifica (il “vaccino”) rappresenta, però, l’unico mezzo di prevenzione attuabile negli individui a rischio di anafilassi da punture di tali insetti. Con tale trattamento, in questi pazienti, il rischio di reagire a nuove punture si riduce fino a al 3% rispetto a quello dei non trattati, che è di circa il 50%. L’immunoterapia specifica per veleno di Imenotteri è considerata insostituibile e salvavita ed è a carico del Sistema Sanitario Nazionale (ovvero, gratuito per il paziente) nella maggior parte delle regioni d’Italia, compreso l’Abruzzo.

È chiara, quindi, la necessità di consultare un Centro di Allergologia in caso di gravi reazioni a veleno di api e vespe.

Riferimenti

Allergia al veleno di Imenotteri (Apidi e Vespidi)

E’ noto che la corsa è uno dei più importanti fattori scatenanti dell’asma. La necessità di compiere uno sforzo fisico costante ed all’aperto esponendo l’asmatico a fattori ambientali presenti fuori casa – soprattutto inquinamento ed allergeni – rende questa attività fortemente connessa con le riesacerbazioni dell’asma. Tale dato non deve rappresentare un motivo per evitare a priori la corsa.

Prima di tutto è importante consultare il proprio medico. Come per ogni malattia cronica, se soffriamo di asma, è necessario parlare con il medico prima di  iniziare un regime di esercizio fisico significativo. Prima di iniziare a correre, i paziente asmatici devono raggiungere un controllo ottimale dell’asma ed avere un “piano d’azione” che descriva cosa fare se compaiono i sintomi della malattia durante la corsa. E’ importante, inoltre, portare sempre con sé i farmaci di emergenza.

Dove correre
La presenza di pollini, muffe e piccole particelle derivanti dal traffico veicolare (PM10) consigliano di evitare di correre accanto a strade trafficate o in zone dove ci sono parecchi prati e alberi. La necessità di respirare a bocca aperta durante la corsa, inoltre, fa perdere l’importante azione di filtro esercitata dal naso soprattutto sulle particelle inquinanti sospese nell’aria.

Quando correre

La scelta della stagione e dell’ora del giorno può fare la differenza. Per gli allergici è più indicato correre al mattino presto. La sera, generalmente, la concentrazione pollinica nell’aria è più elevata. Una buona abitudine è quella di pianificare la corsa in anticipo evitando i giorni in cui le previsioni della conta pollinica è più elevata con l’aiuto dei bollettini pollinici (es. http://www.ilpolline.it/bollettino-pollinico/). Un altro suggerimento è quello di sfruttare le ore appena dopo la pioggia. In tale periodo, infatti, il polline è stata “lavato” via dall’aria. Tali ore, però, non sono indicate per gli allergici alle muffe. Le spore di tali microrganismi, infatti, vengono rilasciate durante periodi caratterizzati da intensa umidità. Farsi la doccia appena dopo la corsa evita di inalare gli allergeni depositatisi sui capelli e sui vestici. Valutare insieme al proprio specialista Allergologo anche la possibilità di assumere antistaminici e/o broncodilatatori inalatori come misura preventiva.

La corsa di mattina presto può essere consigliata anche alle persone che vivono in città particolarmente trafficate.
Non trascurare la possibilità di indossare una sciarpa o uno scaldacollo per coprire la bocca nelle giornate particolarmente fredde. Respirare con la bocca aperta evita, oltre all’azione di filtro, anche quella di riscaldamento ed umidificazione esercitata dal naso. Anche il freddo, purtroppo, è un possibile fattore scatenante dell’asma.

Come correre

I pazienti con asma da esercizio fisico possono beneficiare di sessioni di recupero intervallate a sessioni di corsa. Tale tipo di allenamento dà la possibilità di recupero sia alle vie respiratorie sia alla muscolatura delle gambe mirando ad ottenere una respirazione profonda ed a ridurre la frequenza degli atti respiratori e dei battiti cardiaci.

Delle accelerazioni della corsa ad intervalli sono utili come riscaldamento per innescare spasmi della muscolatura respiratoria meno intensi riducendo, così, il rischio di gravi spasmi più tardi durante una corsa più prolungata. Ad ogni modo, le accelerazioni e lo sforzo che esse richiedono possono rappresentare essi stessi dei fattori scatenanti dell’asma. In questo caso è meglio pianificare un allenamento per la distanza piuttosto che per lo sprint.

Pianificando la corsa in base alle esigenze individuali ed evitando di praticarla quando ci sono basse temperature, alte concentrazioni di polline o di particelle di inquinamento, non c’è motivo per evitare del tutto tale attività motoria. L’esercizio fisico, inoltre, ha un’azione particolarmente benefica nel rafforzare i muscoli respiratori, tenere sotto controllo il peso corporeo, aumentare l’autostima e diminuire il rischio di malattie cardio-vascolari.

I benefici per la salute derivanti dalla corsa superano di gran lunga le preoccupazioni per praticarla.

L’Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza nella Cura britannico (il National Institute for Health and Care Excellence – NICE) ha recentemente pubblicato le linee guida sulle allergie da farmaci. Lo sconfortante dato epidemiologico in esse citato, basato su periodo di osservazione in campo nazionale nel Regno Unito che va dal 2005 al 2013, è che la maggior parte di questi “incidenti” ha coinvolto un farmaco che è stato prescritto, dispensato o somministrato ad un paziente con allergia precedentemente conosciuta a quel farmaco o ad un farmaco della stessa classe.

La diagnosi di allergia ai farmaci può essere difficile e vi è una notevole variabilità sia nel modo in cui essa è gestita e sia di accesso ai servizi specialistici che se ne occupano. Questo può portare ad una sotto-diagnosi, ad una diagnosi errata e ad un’auto-diagnosi. A tal proposito, è bene conoscere un altro dato epidemiologico: meno del 10% delle persone che pensano di essere allergiche alla penicillina lo sono sul serio!

In caso di sospetto di allergia da farmaci, è bene, quindi, rivolgersi ai propri Medici di Medicina Generale. Questi valuteranno se le reazioni riferite sono compatibili con un’allergia da farmaci e, in caso affermativo, provvederanno ad inviare i pazienti presso Centri di Allergologia specializzati in tale settore che opteranno per i test più opportuni. E’ bene anche precisare che, sulla base degli studi attualmente disponibili, nessuna società scientifica raccomanda di sottoporre a test allergometrici soggetti senza una storia di reazioni compatibile con allergia da farmaci.

Riferimenti

Drug allergy: diagnosis and management of drug allergy in adults, children and young people. NICE guidelines [CG183] Pubblicato in Settembre 2014.