Febbraio 2015


Uno studio svedese suggerisce che i genitori che lavano i piatti a mano, piuttosto che in una lavastoviglie, possono involontariamente abbassare la probabilità dei loro figli di sviluppare asma ed allergie. Lo studio pubblicato sulla rivista Pediatrics si basa sulla “ipotesi igienica” di David P. Strachan secondo la quale l’esposizione microbica durante i primi anni di vita induce la tolleranza immunologica attraverso la stimolazione del sistema immunitario riducendo il rischio di sviluppare allergie.

I ricercatori hanno analizzato, attraverso un questionario, diversi fattori dello stile di vita delle famiglie di 1.029 bambini di età compresa tra 7 e 8 anni della zona di Göteborg, sulla costa sud occidentale della Svezia.

Lo studio ha evidenziato un’associazione statistica tra il lavare i piatti a mano ed un ridotto rischio di sviluppare malattie allergiche nei bambini. Tale effetto “protettivo”, inoltre, sarebbe amplificato se i bambini mangiano cibi fermentati o se le famiglie acquistano gli alimenti direttamente dalle aziende agricole locali.

I risultati dello studio hanno dimostrato solo una associazione e non un rapporto di causa-effetto. Rimane, infatti, da chiarire se questi comportamenti provochino direttamente una riduzione delle allergie. Saranno necessari ulteriori studi per chiare se lavare i piatti in maniera “meno efficiente” possa realmente esporre i bambini a batteri con effetti “benefici” sul sistema immunitario.

Riferimenti

Bill Hesselmar, Anna Hicke-Roberts, and Göran Wennergren. Allergy in Children in Hand Versus Machine Dishwashing. Pediatrics peds.2014-2968; published ahead of print February 23, 2015

Un recente studio decennale pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature ha evidenziato 36 loci genetici potenzialmente associati all’asma ed alle patologie allergiche in genere.
Ricercatori di Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Svezia hanno analizzato, nello specifico, i livelli di metilazione di più di trenta geni. La metilazione è un processo attraverso il quale i geni vengono inattivati con l’aggiunta di gruppo metilico alle basi di citosina o adenina. Lo studio dei processi di regolazione dell’espressione genica, tra cui la metilazione, è conosciuto come Epigenetica.
Sono stati analizzati i globuli bianchi di 355 soggetti affetti da asma alla ricerca di una associazione tra i livelli di metilazione ed i livelli nel sangue delle IgE totali – l’anticorpo associato alle malattie allergiche. Sono state individuate delle forti associazioni tra le IgE e bassi livelli di metilazione in 36 geni. Questi geni sarebbero molto più attivi nelle persone con asma nelle quali si osserva una produzione di maggiori quantità di IgE contribuiscono ad innescare i sintomi della malattia.
I geni individuati e, soprattutto, il controllo della loro attivazione potrebbero rappresentare dei nuovi potenziali bersagli farmacologici per le malattie allergiche e/o dei potenziali biomarcatori per individuare quali pazienti risponderanno alle terapie.
Riferimenti
Liming Liang, Saffron A. G. Willis-Owen, et al. An epigenome-wide association study of total serum immunoglobulin E concentration. Nature (2015) Received 29 January 2014 Accepted 27 November 2014 Published online 18 February 2015

Uno studio multicentrico partenopeo guidato da Roberto Berni Canani, pubblicato in Settembre 2014 sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, ha evidenziato il ruolo cruciale del Nutrizionista nella gestione dei bambini con allergia alimentare.

Una volta posta la diagnosi, il primo obiettivo da perseguire è fornire pasti “sicuri” ai bambini con allergie alimentari evitando l’ingrediente/i incriminato/i. Il rovescio della medaglia è la possibilità che tali diete possano provocare carenze nutrizionali fino ad influenzare la crescita dei bambini.

Se da un lato, l’Allergologo ha il compito di non eliminare inutilmente alimenti dalla dieta, il Nutrizionista ha un ruolo decisivo nel fornire suggerimenti per evitare le carenze nutrizionali.

Gli alimenti responsabili di oltre il 90% delle allergie alimentari dei bambini sono il latte, le uova, la soia, le arachidi, gli alimenti del gruppo noci (noci, nocciole, mandorle, anacardio, etc.), il grano, il pesce ed i crostacei. Se aggiungiamo ad esse le più comuni intolleranze alimentari (il latte nel caso dell’intolleranza al lattosio ed i cereali nel caso celiachia) è facile comprendere come i bambini con tali patologie siano ad alto rischio di carenze nutrizionali.

Un Nutrizionista esperto in Allergie ed Intolleranze Alimentari riesce a fornire ai bambini una varietà di cibi alternativi all’interno di un gruppo alimentare. Ad esempio, una valida alternativa ai derivati del grano senza glutine per i celiaci sono rappresentati da riso, mais e grano saraceno. Nel caso dell’intolleranza al lattosio, in molti casi essa non è assoluta ma, è dose-dipendente. Molti pazienti, perciò, riescono a tollerare quantità individuali di latte ed aiutarsi con integratori a base di lattasi (gli enzimi di cui sono carenti). Alcuni formaggi, lo yogurt greco e la ricotta hanno livelli molto bassi in lattosio e potrebbero rappresentare delle opportunità per gli intolleranti al fine di non eliminare completamente dalla dieta i nutrienti contenuti nel latte.

Alcune allergie, come quella al latte ed all’uovo, possono scomparire al raggiungimento dell’età adolescenziale. In questi casi, pertanto, è importante eseguire periodici controlli specialistici per valutare l’opportunità ed il momento migliore per reintrodurre tali alimenti. Altre allergie, come quelle agli alimenti del gruppo noci ed al pesce, invece, tendono a persistere per tutta la vita.

Quando i genitori si lasciano guidare da un Allergologo ed un Nutrizionista avendo ben presenti le possibilità dietetiche per i loro bambini allergici ed intolleranti, possono aiutare i loro figli a vivere una infanzia più sana e più tranquilla.

Riferimenti

- Berni Canani R, Leone L, et al. The effects of dietary counseling on children with food allergy: a prospective, multicenter intervention study. J Acad Nutr Diet. 2014 Sep;114(9):1432-9.

Un recente studio finlandese pubblicato on line sulla rivista scientifica Pediatrics ha evidenziato che la presenza di muffa o danni conseguenti l’eccessiva umidità nelle abitazioni aumenta la possibilità, nei bambini, di sviluppare asma persistente. Lo studio ha seguito una coorte di 398 bambini dai cinque mesi ai sei anni di età. Si è visto che i bambini che hanno convissuto con i danni dell’umidità e presenza di muffa nelle loro camere da letto per 6 anni hanno una probabilità 5 volte superiore di sviluppare asma rispetto ai bambini non esposti alle muffe. Il rischio è risultato di 7,5 volte superiore se la muffa era presente in salotto e di 2,5 volte se era presente in cucina rispetto ai bambini che hanno vissuto per sei anni in un casa priva di muffa.

Lo studio ha anche evidenziato che la presenza di muffa in casa rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di allergie.

E’ raccomandabile, pertanto, valutare con attenzione la presenza di muffa prima dell’acquisto di una nuova casa e mettere in pratica una serie di accorgimenti per prevenire l’esposizione.

Tali accorgimenti possono essere riassunti come segue:

1. INDIVIDUARE LE PERDITE E LE INFILTRAZIONI D’ACQUA

Controllare periodicamente il tetto e l’impianto idraulico della casa. Guardate sotto lavandini, le docce, intorno alle finestre e le porte e all’interno di armadi. Se si ha una cantina, controllare il pavimento e le pareti per i segni di infiltrazioni d’acqua. Se si riscontra una perdita, farla riparare immediatamente.

2. RIMUOVERE LA MUFFA

La maggior parte della muffa può essere eliminata dalle superfici lavabili con la candeggina. Per la muffa annidata sulle superfici in muratura è preferibile utilizzare prodotti professionali specifici o rivolgersi ad aziende specializzate.

3. RIDURRE IL TASSO DI UMIDITÀ

Si può ricorrere a deumidificatori e/o aumentare l’aerazione dei locali soprattutto se l’umidità supera il 50%.

4. INDOSSARE UNA MASCHERA

Le spore delle muffe vengono messe in sospensione nell’aria ed inalate ogni volta che si fanno lavori di pulizia in casa o di giardinaggio. E’ utile proteggersi con una maschera ed utilizzare aspirapolveri con filtri HEPA.

5. RIDURRE LA PRESENZA DI TAPPETI E MOQUETTE

La presenza di calore ed umidità fanno proliferare le muffe soprattutto su tappeti e moquette che andrebbero evitati almeno nel bagno e nei seminterrati.

6. PREFERIRE CONDIZIONATORI DOTATI DI FILTRI HEPA

Tali apparecchi sono di prima scelta almeno per la camera da letto ed è necessario prevedere una regolare sostituzione dei filtri.

Riferimenti

Anne M. Karvonen, Anne Hyvärinen, et al. Moisture Damage and Asthma: A Birth Cohort Study – Pediatrics peds.2014-1239; published ahead of print February 16, 2015.

Un recente studio condotto dai ricercatori della Stanford School of Medicine della California ha evidenziato che la loratadina, un antistaminico molto conosciuto dagli allergici (Clarityn®), potrebbe essere in grado di aiutare a uccidere la Borrelia burgdorferi, il battere associato alla Malattia di Lyme o borreliosi. La malattia di Lyme è una malattia infettiva potenzialmente debilitante che dagli Stati Uniti si sta diffondendo anche in Asia, Europa e Sud America. Si diffonde attraverso il morso di una zecca infetta a persone o animali domestici.
I risultati di questo studio di laboratorio mostrano che loratadina ed, in particolare, il suo metabolita, la desloratadina (Aerius®), è in grado di prevenire l’ingresso del manganese (Mn) nella parete cellulare della Borrelia burgdorferi, provocandone la morte. L’antistaminico provoca tale effetto inibendo il sistema di trasporto dei batteri noto come BmtA (Borrelia metal transporter A).
Il Manganese è fondamentale per alcuni processi metabolici della B. burgdorferi come, d’altronde anche per molti processi biologici del corpo umano.
Tale scoperta offre spunti incoraggianti per i ricercatori dal momento che i trattamenti attuali non funzionano per tutti i pazienti. I pazienti con Malattia di Lyme, attualmente, vengono generalmente sottoposti a terapia con antibiotici da due a quattro settimane ma, il 10-20% di loro subiscono una persistenza dei sintomi di stanchezza, dolori articolari e muscolari anche per molte settimane.

Bibliografia

Wagh D, Pothineni VR, Inayathullah M, Liu S, Kim KM, Rajadas J. Borreliacidal activity of Borrelia metal transporter A (BmtA) binding small molecules by manganese transport inhibition. Drug Design, Development and Therapy. 2015:9 805–816.