Febbraio 2016


Che l’asma avesse una qualche influenza sulla gravidanza e la fertilità femminile è cosa risaputa da tempo ma, tale dato era basato su studi di piccole dimensioni o su studi basati solo su questionari. Un recente studio prospettico osservazionale di coorte in via di pubblicazione sullo European Respiratory Journal condotto su 245 donne ha evidenziato una relazione tra l’asma ed un tempo più lungo della gravidanza ed un tasso inferiore di natalità. Nel dettaglio, il tempo totale medio per raggiungere una gravidanza è risultato 32,2 mesi nelle donne non-asmatiche e 55,6 mesi per quelle asmatiche. Le donne asmatiche risultano avere anche un minor numero di concepimenti e tale tendenza è più evidente nelle donne più anziane.

Alla luce di questi risultati, le donne asmatiche dovrebbero essere incoraggiate alla gravidanza in età più precoce ed ad ottimizzare il loro trattamento per l’asma nel periodo che precede il concepimento.

Riferimenti

Gade EJ, Thomsen SF, Lindenberg S, Backer V. Fertility outcomes in asthma: a clinical study of 245 women with unexplained infertility.Eur Respir J. 2016 Feb 11.

Alcuni studi epidemiologici, finora, hanno evidenziato una sorta di effetto “protettivo” (associazione inversa) tra malattie tumorali ed allergie. Un ulteriore recente studio, a conferma di tale osservazione, è quello guidato da alcuni ricercatori del Texas e pubblicato on-line il 5 Febbraio 2016 sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. Gli studiosi hanno avuto accesso ai dati epidemiologici di 5 diversi paesi ed inerenti le malattie allergiche ed i gliomi, tumori che rappresentano l’80% delle neoplasie maligne del cervello. Il team internazionale di ricercatori, nello specifico, ha esaminato i dati clinici di più di 4.500 pazienti affetti da glioma e quasi 4.200 persone senza cancro al cervello. Essi hanno riscontrato che la presenza di allergie respiratorie, asma e l’eczema è statisticamente associata con un ridotto rischio (-30%) di sviluppare un glioma. A fronte di tale dato, ora, è necessario capire la modalità di azione o come le allergie, l’asma e l’eczema svolgano il loro ruolo protettivo contro tali tumori per sviluppare nuove strategie di prevenzione e terapie anti-tumorali.

Riferimenti

E. Susan Amirian, Renke Zhou, et al. Approaching a Scientific Consensus on the Association between Allergies and Glioma Risk: A Report from the Glioma International Case-Control Study. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev February 2016 25; 282.

Le penicilline sono tra i farmaci più spesso ritenuti responsabili di allergie. L’orticaria cronica è una condizione molto spesso scambiata per allergia alle penicilline. Un recente studio epidemiologico pubblicato su Annals of Allergy, Asthma and Immunology, da parte di ricercatori dell’Università della Pennsylvania di Philadelphia negli Stati Uniti, ha evidenziato che la prevalenza di orticaria cronica in pazienti che affermano di essere allergici alla penicillina è risultata 3 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

L’orticaria cronica è quella sindrome che è caratterizzata dalla persistenza di pomfi per più di 6 settimane, che dipende raramente da una causa allergica e che può avere una durata imprevedibile. Alcuni studi sull’orticaria cronica hanno messo in evidenza che la malattia dura per più di un anno nel 50% dei casi e può arrivare a durare fino a 20 anni nel 20% dei casi.

La maggior parte delle reazioni allergiche da farmaci iniziano, invece, entro pochi minuti dall’assunzione del farmaco (reazioni allergiche immediate). Le manifestazioni di alcune reazioni allergiche possono comparire anche dopo alcune ore o giorni dall’inizio della somministrazione di un farmaco e possono perdurare per alcune settimane (reazioni allergiche ritardate).

Silverman ed i suoi colleghi di Philadelphia hanno hanno riesaminato le cartelle cliniche di 11.143 pazienti visitati presso il loro centro di Allergologica tra il 2007 e il 2014 e che riferivano allergia alle penicilline o orticaria cronica. In entrambi i gruppi di pazienti (quelli con riferita allergia alle penicilline e quelli con orticaria cronica), i ricercatori hanno cercato di trovare la percentuale di pazienti che hanno avuto sia allergia alla penicillina sia orticaria cronica.

Complessivamente, 1.332 pazienti dello studio hanno avuto una diagnosi di orticaria e, di questi ultimi, 666 pazienti hanno avuto una diagnosi di orticaria cronica. Tra i pazienti con la diagnosi di orticaria cronica, 220 hanno riferito di aver avuto una reazione avversa che ritenevano causata da una penicillina. I ricercatori hanno anche trovato che 440 dei 1.516 pazienti che riferivano di avere una allergia alle penicilline ha avuto orticaria, e 220 di questi aveva avuto un’orticaria cronica.

Hanno anche trovato 9.627 pazienti che non riferivano alcuna allergia alla penicillina. Di questi ultimi, solo 446 (4,6%) hanno avuto orticaria cronica. Quest’ultimo dato risulta in linea con i dati epidemiologi già noti che descrivono una prevalenza di orticaria cronica tra lo 0,5% ed il 5% nella popolazione generale. Tale dato appare, altresì, molto distante dalla prevalenza quasi 3 volte superiore (14,5%) osservata nei pazienti con riferita allergia alle penicilline con orticaria cronica.

L’osservazione epidemiologica di un apparente legame tra orticaria cronica e riferite allergia alle penicilline evidenzia la necessità di approfondire le “presunte” allergie da farmaci nei pazienti con orticaria cronica con gli opportuni test allergometrici per evitare l’incongrua eliminazione di tali antibiotici, l’impiego di farmaci alternativi, talvolta più costosi e meno efficaci per l’infezione in atto. D’altro canto, i pazienti che riferiscono di avere una allergia alle penicilline potrebbero effettivamente avere un’orticaria cronica. Tutti quei pazienti che riferiscono una allergia alle penicilline, pertanto, dovrebbero essere attentamente valutati dal medico per l’orticaria cronica.

Riferimenti

Silverman S, et al. Association between chronic urticaria and self-reported penicillin allergy. Ann Allergy Asthma Immunol. 2016 Jan 9. pii: S1081-1206(15)00825-X. doi: 10.1016/j.anai.2015.11.020. [Epub ahead of print]