Andrea Ballarini nella sua rubrica “Manuale di Conversazione”, pubblicata su Il Foglio, ha simpaticamente raccolto una lista di luoghi comuni sulle allergie che frequentemente spuntano tra gli argomenti di conversazione delle cene tra amici o in altre occasioni di aggregazione sociale. La mancanza di substrato scientifico di tali conversazioni crea “leggende metropolitane“. Esse, da un lato, contribuiscono a conferire alla branca allergologica una impronta quasi “esoterica” che sfocia nel ricorso, da parte degli ignari pazienti, a test diagnostici scientificamente non validati e terapie a dir poco “singolari”; dall’altro, ufficializzano la convinzione che le malattie allergiche non esistano o rappresentino una delle espressioni più moderne dell’ipocondria.
E’ presumibile che tale convinzione sia stata recepita anche dalla nostra classe politica alla spasmodica ricerca di facili tagli alle spese ed abbia finito per danneggiare i “veri allergici”. Questi ultimi, infatti, si sono visti complicare la possibilità effettuare gli esami diagnostici allergologici validati (quelli “veri”) ed aumentare le spese da sostenere in base al Decreto Ministeriale del 9 dicembre 2015 sulle “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2016. Il decreto citato prevede che la totalità degli esami diagnostici allergologici, sia in vivo (test cutanei a lettura immediata, ovvero, i prick-test, e quelli a lettura ritardata, i patch-test), sia in vitro (il dosaggio delle IgE specifiche) debbano essere autorizzati dagli specialisti pubblici del settore dietro pagamento di una prima impegnativa per la visita specialistica. Successivamente, lo specialista emetterà una seconda impegnativa (se non una terza ed una quarta…) per gli esami diagnostici che i pazienti dovranno regolarizzare, se non esentati dal pagamento del ticket.
Se, da un lato, il principio che ha guidato la stesura del decreto appare condivisibile e riassumibile nella necessità di evitare l’effettuazione di “esami inutili”, dall’altro il legislatore non ha tenuto conto dell’esiguo numero di centri allergologici sull’intero territorio nazione in grado di evadere, in tempi ragionevoli, le richieste degli allergici che rappresentano, secondo le stime più recenti, il 30-35% della popolazione generale!
In Italia, infatti, a fronte di una elevata domanda di prestazioni sanitarie nel settore allergologico ed una offerta di personale formato da parte delle università, negli ultimi anni, si sta assistendo ad un vuoto normativo ai danni sia dei pazienti allergici sia dei medici specialisti Allergologi ed Immunologici Clinici per l’assenza nell’”Elenco delle Malattie e Condizioni Croniche e Invalidanti” (Supplemento Ordinario n. 15 alla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – allegato 8 del 18/3/2017) di tutte le patologie allergiche, comprese quelle a rischio di condizioni potenzialmente fatali come l’anafilassi. Tale vuoto normativo sta provocando una progressiva ed inesorabile scomparsa delle strutture “pubbliche” dedicate all’Allergologia ed Immunologia Clinica ritenute “non essenziali” per la salute pubblica.
I prevedibili ritardi nella diagnosi a causa delle chilometriche liste di attesa dei pochi centri allergologici pubblici sopravvissuti sono “pericolosi” soprattutto per le forme potenzialmente fatali causate da allergie ad evoluzione anafilattica provocate da allergie alimentarida farmaci e da veleno di insetti. Il precoce inquadramento diagnostico specialistico allergologico alla ricerca delle cause di anafilassi consente, infatti, di fornire ai pazienti dettagliate istruzioni per l’evitamento degli allergeni responsabili delle reazioni, la autogestione di eventuale riesposizioni accidentali e, quando indicato, la prescrizione delle immunoterapie specifiche in grado di fornire alti indici di protezione nei confronti di nuovi eventi potenzialmente fatali.
C’è da augurarsi una rapida presa di coscienza da parte della classe politica dirigente di questo grave vuoto normativo che mette a rischio la salute dei cittadini.

Riferimenti

Le Allergie di Andrea Ballarini su “Il Foglio”

Elenco delle Malattie e Condizioni Croniche e Invalidanti Supplemento ordinario n. 15 alla GAZZETTA UFFICIALE

- “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 2016

Un recente studio condotto a Boston ha cercato di fotografare la prevalenza delle allergie ai farmaci più comunemente usati e le caratteristiche dei pazienti sulla base dei fascicoli sanitari elettronici di due grandi ospedali.


Lo studio condotto su più di 1,7 milioni di pazienti ha evidenziato che le donne hanno un numero significativamente maggiore di allergie ai farmaci più comunemente usati rispetto agli uomini.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Allergy, ha preso in esame le allergie a singoli farmaci e classi di farmaci in pazienti trattati in due ospedali di Boston per oltre due decenni. Nessuna delle allergie individuate è più frequente tra gli uomini. La ricerca ha anche mostrato che i pazienti bianchi hanno significativamente più allergie a farmaci rispetto agli altri gruppi razziali.
I ricercatori hanno utilizzato i fascicoli sanitari elettronici per monitorare le allergie ai farmaci nei pazienti trattati presso il Brigham and Women’s Hospital ed il Massachusetts General Hospital, dal 1990 al 2013. Più di un terzo ha avuto almeno una allergia ai farmaci ed il 31% di questi pazienti sono risultati allergici a due o più farmaci.
Le allergie più frequentemente segnalate sono state quelle alle penicilline, agli antibiotici sulfamidici ed agli oppiacei. Tra le donne, il 15% è risultata allergica alle penicilline rispetto al 10% degli uomini. Le donne hanno anche significativamente più allergie ad altre classi di antibiotici ed ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), tra cui l’aspirina e l’ibuprofene. I sintomi più comuni delle allergie da farmaci sono l’orticaria, il rash e la febbre. Alcune allergie ai farmaci risultano più comuni nella popolazione di colore, comprese le allergie agli ACE-inibitori, utilizzati per l’ipertensione, ed i FANS.
Lo studio ha evidenziato che le allergie agli ACE-inibitori e alle statine, prescritte per abbassare il colesterolo, sono più che raddoppiate a partire dai primi anni dopo il 2000. Sono colpiti da allergie alle statine l’1,5% di entrambi i sessi, forse perché tali farmaci vengono prescritti soprattutto agli uomini.

Riferimenti

Zhou L, Dhopeshwarkar N, et al. Drug allergies documented in electronic health records of a large healthcare system. Allergy. 2016 Sep;71(9):1305-13.

Le manifestazioni cutanee pruriginose dipendono, molto spesso, da reazioni allergiche ma, possono dipendere anche da altre cause. Le reazioni allergiche, inoltre, possono essere di vari tipi e manifestarsi in maniera diversa risultando di non semplice diagnosi.

 

Le reazioni allergiche della pelle sono causate dalla riposta del sistema immunitario verso sostanze estranee al nostro organismo. Queste ultime possono scatenare la risposta immunitaria per azione diretta, e vengono definite “allergeni”, o dopo il legame a composti del nostro organismo, e vengono definite “apteni”. Dal punto di vista delle manifestazioni cutanee, le reazioni allergiche vengono suddivise in orticaria-angioedema e dermatite o eczema.

 

La manifestazione tipica dell’orticaria è il “pomfo”, un’area di pelle arrossata e leggermente sollevata in cui è presente intenso prurito. I pomfi possono avere dimensioni diverse e comparire in qualsiasi zona della pelle. L’orticaria può essere “acuta”, se dura meno di 4-6 settimane, oppure “cronica”, se dura più a lungo, fino a mesi o, addirittura, anni.

 

L’orticaria acuta ha maggiori probabilità di essere scatenata da un allergene. Al contrario, più lungo è il tempo di persistenza dell’orticaria, minori sono le possibilità che essa dipenda da un’allergia.

 

L’angioedema è il “gonfiore” che coinvolge gli strati più profondi della pelle senza rossore e prurito. Spesso coinvolge le palpebre, le labbra, la lingua, le mani e i piedi. Di solito si associa all’orticaria ma, può verificarsi anche da solo.

 

L’angioedema è una condizione che genera molta più apprensione potendo rappresentare la manifestazione di condizioni potenzialmente fatali quali l’anafilassi e l’angioedema ereditario.

 

I fattori scatenanti dell’orticaria e dell’angioedema comprendono gli alimenti, il veleno delle punture di alcuni insetti, alcuni farmaci, alcuni virus o batteri. A volte, anche il calore o il freddo, il sole, l’esercizio fisico e la pressione possono indurre orticaria.

 

La dermatite è un’infiammazione della pelle. Le manifestazioni delle dermatiti allergiche sono rosse (eritematose), squamose (eczematose) e pruriginose. Le dermatiti correlate alle allergie sono di due tipi: la dermatite atopica e la dermatite allergica da contatto.

La dermatite atopica (o eczema atopico) è una condizione molto irritante in grado, a volte, di influire pesantemente sulla qualità della vita delle persone che ne soffrono. Inizia, generalmente, durante l’infanzia o, addirittura, nel periodo neonatale. Si associa, spesso, ad altre malattie allergiche come la rinite e l’asma.

La dermatite allergica da contatto si manifesta in persone sensibili quando alcune sostanze specifiche (apteni) vengono a contatto con la pelle scatenando una risposta allergica da parte del sistema immunitario. Le manifestazioni della dermatite allergica da contatto avvengono nella zona di cute a contatto con l’aptene ma, possono comparire anche in altre zone della pelle. La dermatite allergica da contatto più frequente è quella provocata dal nickel. La diagnosi delle dermatite allergica da contatto si avvale del patch-test.

Si differenzia dalla dermatite “irritativa” da contatto che si manifesta quando una sostanza danneggia direttamente la zona di pelle con cui viene a contatto senza scatenate una risposta del sistema immunitario. Spesso è più “dolorosa” che pruriginosa, interessa frequentemente le mani, ma può comparire in qualunque zona del corpo che entra in contatto con la sostanza irritante. Un esempio di dermatite irritativa da contatto è quella provocata dalla candeggina quando questo prodotto chimico viene in contatto sulle pelle senza protezioni.

Riferimenti

Hsieh FH. Year in review: urticaria and angioedema. Ann Allergy Asthma Immunol. 2015 Mar;114(3):166-7.

Mowad CM, Anderson B, et al. Allergic contact dermatitis: Patient management and education. J Am Acad Dermatol. 2016 Jun;74(6):1043-54.

La maggior parte delle persone che credono di essere allergiche alle penicilline non risultano tali quando vengono sottoposte ai test allergometrici specifici per tali antibiotici. L’anafilassi da penicillina, ovvero, quella grave reazione allergica, potenzialmente fatale, in seguito all’assunzione del farmaco, inoltre, è una evento estremamente raro.

Molte persone non sanno nemmeno perché sono state “etichettate” come allergiche alle penicilline. Ad altre è stato raccontato di aver manifestato una reazione avversa quando erano bambini, mentre erano in trattamento con tali antibiotici. Altre persone non assumono le penicilline solo perché un membro della loro famiglia ha avuto una reazione allergica. Altre ancora hanno avuto dei rush cutanei perché sono stati trattati con le penicilline mentre erano affetti da malattie virali come, ad esempio, la mononucleosi. Le malattie virali, da un lato, non beneficiano del trattamento antibiotico, dall’altro, nel caso di un’ingiustificata prescrizione di tali farmaci, possono produrre rush cutanei o altri effetti collaterali erroneamente attribuiti alle penicilline.

Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici derivanti dalle ricerche di Alexander Fleming che gli sono valse il conferimento del Premio Nobel per la Medicina nel 1945. Tali antibiotici sono utilizzati per diverse malattie che vanno dalle faringiti alle otiti. I “veri allergici” alla penicillina sono costretti ad assumere degli antibiotici alternativi più costosi e che possono avere maggiori effetti collaterali.

Una reazione allergica “vera” alla penicillina può causare una ampia varietà di sintomi. Le manifestazioni più comuni sono eruzioni cutanee, pomfi (orticaria), prurito, gonfiore del volto o altre regioni del corpo (angioedema), difficoltà di respirazione, sintomi e segni di anafilassi. La contemporanea presenza di vomito, nausea e diarrea possono possono far preludere all’evenienza più rara è più temibile rappresentata dall’anafilassi. Essa può manifestarsi con la chiusura completa delle vie respiratorie e della gola fino all’arresto respiratorio, il severo calo della pressione sanguigna, il polso debole ed accelerato, le vertigini e lo stordimento fino alla perdita di coscienza.

Riconoscere la differenza tra una reazione allergica alla penicillina e gli effetti collaterali segnalati nel foglietto illustrativo del farmaco consente di capire quando sia necessario richiedere l’immediato intervento di un medico. Le vere reazioni allergiche insorgono rapidamente dopo l’assunzione del farmaco, generalmente entro 10-15 minuti e, quasi tutte, entro 1-2 ore. La comparsa di mal di stomaco tre giorni dopo l’inizio di un ciclo di terapia con la penicillina, probabilmente, non è indicativa di una reazione allergica. Questo tipo di reazione è più probabilmente inquadrabile come un effetto collaterale.

Bisogna notare che, allo stato attuale delle conoscenze mediche, il protocollo dei test cutanei per le penicilline è l’unico standardizzato. Per gli altri antibiotici sono ancora in fase di studio dei protocolli per verificarne e confermarne le allergie.

Nei casi di sospetta allergia alla penicillina è bene chiedere un consulto allergologico che potrebbe dirimere i dubbi anche con il colloquio. Le informazioni utili da raccogliere prima della visita allergologica sono il nome del farmaco (o dei farmaci) coinvolto/i nella reazione, quando è avvenuta la reazione, i sintomi della reazione, l’eventuale comparsa di sintomi simili in assenza dell’assunzione di farmaci, i farmaci successivamente assunti senza manifestare reazioni.

I test allergologici per le penicilline aiutano a capire se un paziente è veramente allergico a tali antibiotici o se abbia “superato” l’allergia a tali farmaci. Quando una reazione alla penicillina è avvenuta molti anni fa, il sistema immunitario può “dimenticare” l’allergia, nel caso l’antibiotico non sia stato più assunto. Dopo 10 anni dalla reazione, fino al 90 per cento delle persone sembra aver superato l’allergia alla penicillina e la probabilità di avere una reazione è molto bassa. Tale dato epidemiologico, non rende, però, sicura la riassunzione della penicillina senza una consulenza allergologica ed i relativi test.

Riferimenti

- Brockow K1, Garvey LH, et al. Skin test concentrations for systemically administered drugs — an ENDA/EAACI Drug Allergy Interest Group position paper. Allergy. 2013 Jun;68(6):702-12.

- Macy E. Practical Management of Patients with a History of Immediate Hypersensitivity to Common non-Beta-Lactam Drugs. Curr Allergy Asthma Rep. 2016 Jan;16(1):4.

Alcune persone escludono immotivatamente alcuni alimenti dalla loro dieta senza una diagnosi di allergia, altre non si sottopongono alla vaccinazione anti-influenzale a causa di una presunta sensibilità all’uovo senza una chiara dimostrazione di allergia. Questi sono solo alcuni esempi di luoghi comuni che creano confusione e riducono la qualità della vita delle persone che non hanno ottenuto una corretta diagnosi specialistica di allergia.

“Ho un’allergia ai coloranti artificiali”

Alcuni attribuiscono i disturbi più svariati (orticaria cronica, asma, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, etc.) all’allergia ai coloranti artificiali utilizzati per gli alimenti. Finora non vi è alcuna prova scientifica che i coloranti artificiali possano causare questi disturbi.

“Sono sensibile alle proteine dell’uovo e non posso sottopormi alle vaccinazioni anti-influenzali”

Alcune persone sensibili alle proteine delle uova rifiutano la vaccinazione anti-influenzale. Gli attuali vaccini anti-influenzali sono sicuri per la maggior parte delle persone con allergia all’uovo in quanto, pur essendo ottenuti coltivando i virus su uova di gallina, contengono quantità molto basse di proteine di tale alimento. E’ solo per gli individui con allergia “severa” all’uovo che è consigliabile consultare uno Specialista in Allergologia per una valutazione del rischio.

“Ho la rinite allergica e non posso fare l’anestesia locale dal dentista”

Alcuni pazienti pensano di doversi sottoporre a test allergometrici per gli anestetici locali usanti dal Dentista perché sono affetti da una rinite allergica. Non è stata mai dimostrata una cross-reattività tra le sostanze che provocano rinite allergica e gli anestetici locali. L’effettuazione dei test allergometrici per gli anestetici locali, nei pazienti che non hanno mai avuto alcuna reazione avversa a tali farmaci, non ha alcuna utilità. Allo stato attuale delle conoscenze mediche, infatti, i test allergometrici non sono in grado di prevedere nuove reazioni allergiche in pazienti che non hanno mai assunto un dato farmaco o non abbiamo mai avuto manifestazioni compatibili con allergia ad un dato farmaco.

“Non si devono somministrare alimenti allergizzanti ai bambini piccoli”

A causa anche di alcune linee guida di qualche anno fa, si è diffusa la convinzione che sarebbe pericoloso somministrare alimenti come noci e pesce ai bambini fino ai 12 mesi di età. Le raccomandazioni contenute in tali linee guida non erano basate su evidenze scientifiche e sono state successivamente smentite. In realtà, ci sono prove emergenti a favore dell’introduzione precoce di alimenti solidi, anche potenzialmente allergenici, affiancata all’allattamento al seno. Tale prassi sembra promuovere la tolleranza verso gli alimenti e ridurre le allergie.

“Il mio gatto è ipoallergenico!!!

Non esistono animali con pelliccia veramente ipoallergenica. In realtà, tutti gli animali secernono alcuni allergeni nella loro saliva, dalle ghiandole sebacee e quelle perianali: non è la pelliccia che scatena le allergie. Alcune razze sono solo meno “fastidiose” per chi soffre di allergie rispetto ad altre. Attenzione anche pesci e tartarughe d’acqua dolce. Essi sono, spesso, considerati una valida alternativa per gli allergici ai derivati epidermici. Senza manutenzione sufficiente, però, anche il simpatico pesciolino “Nemo” può scatenare i sintomi delle allergie. In varie parti degli acquari o delle vaschette possono svilupparsi delle muffe potenzialmente allergizzanti!

“La diagnosi di allergia si fa con un prelievo di sangue”

Gli esami del sangue (dosaggio delle IgE specifiche ed ISAC) da soli sono in grado di evidenziare solo le “sensibilizzazioni” agli allergeni. L’essere sensibili ad una sostanza non è sinonimo di esserne allergici. E’ solo uno specialista Allergologo che può porre una diagnosi di allergia sulla base del racconto del paziente, i test cutanei, gli esami del sangue ed i test di provocazione. Basare la diagnosi solo su un test può portare a interpretazioni errate, confusione diagnostica e l’eliminazione ingiustificata di alcuni alimenti, farmaci etc.

Il New Jersey è intenzionato a presentare una proposta di legge al Senato degli Stati Uniti che consente di segnalare sulla patente dei conducenti di veicoli a motore la loro condizione di allergici a farmaci come la penicillina, etc. Negli Stati Uniti ci sono circa 5,4 milioni di persone allergiche alla penicillina. La patente di guida è il mezzo più spesso utilizzato per cercare informazioni essenziali in caso di emergenza. Essa, pertanto, dovrebbero contenere informazioni che potrebbero salvare una vita in tali casi quando il tempo per prendere delle decisioni da parte degli operatori sanitari è breve. Sarebbe paradossale perdere una vita umana solo per aver ignorato informazioni già note come i farmaci da evitare a causa delle allergie!

Secondo la proposta di legge dello stato del New Jersey, gli automobilisti potranno far annotare volontariamente sulla patente la loro allergia da farmaci. Una proposta simile appare molto utile anche per il nostro paese e potrebbe essere estesa a tutta la cittadinanza con l’utilizzo della tessera sanitaria.

Riferimenti

New Jersey Assembly approves benefit for drivers with drug allergies

Le penicilline sono tra i farmaci più spesso ritenuti responsabili di allergie. L’orticaria cronica è una condizione molto spesso scambiata per allergia alle penicilline. Un recente studio epidemiologico pubblicato su Annals of Allergy, Asthma and Immunology, da parte di ricercatori dell’Università della Pennsylvania di Philadelphia negli Stati Uniti, ha evidenziato che la prevalenza di orticaria cronica in pazienti che affermano di essere allergici alla penicillina è risultata 3 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

L’orticaria cronica è quella sindrome che è caratterizzata dalla persistenza di pomfi per più di 6 settimane, che dipende raramente da una causa allergica e che può avere una durata imprevedibile. Alcuni studi sull’orticaria cronica hanno messo in evidenza che la malattia dura per più di un anno nel 50% dei casi e può arrivare a durare fino a 20 anni nel 20% dei casi.

La maggior parte delle reazioni allergiche da farmaci iniziano, invece, entro pochi minuti dall’assunzione del farmaco (reazioni allergiche immediate). Le manifestazioni di alcune reazioni allergiche possono comparire anche dopo alcune ore o giorni dall’inizio della somministrazione di un farmaco e possono perdurare per alcune settimane (reazioni allergiche ritardate).

Silverman ed i suoi colleghi di Philadelphia hanno hanno riesaminato le cartelle cliniche di 11.143 pazienti visitati presso il loro centro di Allergologica tra il 2007 e il 2014 e che riferivano allergia alle penicilline o orticaria cronica. In entrambi i gruppi di pazienti (quelli con riferita allergia alle penicilline e quelli con orticaria cronica), i ricercatori hanno cercato di trovare la percentuale di pazienti che hanno avuto sia allergia alla penicillina sia orticaria cronica.

Complessivamente, 1.332 pazienti dello studio hanno avuto una diagnosi di orticaria e, di questi ultimi, 666 pazienti hanno avuto una diagnosi di orticaria cronica. Tra i pazienti con la diagnosi di orticaria cronica, 220 hanno riferito di aver avuto una reazione avversa che ritenevano causata da una penicillina. I ricercatori hanno anche trovato che 440 dei 1.516 pazienti che riferivano di avere una allergia alle penicilline ha avuto orticaria, e 220 di questi aveva avuto un’orticaria cronica.

Hanno anche trovato 9.627 pazienti che non riferivano alcuna allergia alla penicillina. Di questi ultimi, solo 446 (4,6%) hanno avuto orticaria cronica. Quest’ultimo dato risulta in linea con i dati epidemiologi già noti che descrivono una prevalenza di orticaria cronica tra lo 0,5% ed il 5% nella popolazione generale. Tale dato appare, altresì, molto distante dalla prevalenza quasi 3 volte superiore (14,5%) osservata nei pazienti con riferita allergia alle penicilline con orticaria cronica.

L’osservazione epidemiologica di un apparente legame tra orticaria cronica e riferite allergia alle penicilline evidenzia la necessità di approfondire le “presunte” allergie da farmaci nei pazienti con orticaria cronica con gli opportuni test allergometrici per evitare l’incongrua eliminazione di tali antibiotici, l’impiego di farmaci alternativi, talvolta più costosi e meno efficaci per l’infezione in atto. D’altro canto, i pazienti che riferiscono di avere una allergia alle penicilline potrebbero effettivamente avere un’orticaria cronica. Tutti quei pazienti che riferiscono una allergia alle penicilline, pertanto, dovrebbero essere attentamente valutati dal medico per l’orticaria cronica.

Riferimenti

Silverman S, et al. Association between chronic urticaria and self-reported penicillin allergy. Ann Allergy Asthma Immunol. 2016 Jan 9. pii: S1081-1206(15)00825-X. doi: 10.1016/j.anai.2015.11.020. [Epub ahead of print]

Il recente Decreto Ministeriale dal titolo “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21/1/2016 appare fortemente penalizzante per i pazienti allergici. Esso, infatti, prevede che la totalità degli esami diagnostici allergologici, sia in vivo (test cutanei a lettura immediata, ovvero, i prick-test, e quelli a lettura ritardata, i patch-test), sia in vitro (il dosaggio delle IgE specifiche) debbano essere autorizzati dagli specialisti del settore, non sono, cioè, più prescrivibili direttamente dal Medico di Medicina Generale e dal Pediatra di Libera Scelta.

Se, da un lato, il principio di base è condivisibile, ovvero evitare l’effettuazione di “esami inutili”, dall’altro, il decreto, a firma del ministro Beatrice Lorenzin, non tiene conto dell’esiguo numero di centri allergologici sull’intero territorio nazione in grado di fare da filtro, in tempi ragionevoli, per malattie, come quelle allergiche, che interessano, secondo le stime più recenti, fino al 30-35% della popolazione generale. I prevedibili ritardi nella diagnosi, poi, sono ancora più “pericolosi” se si considerano le forme potenzialmente fatali di allergie ad evoluzione anafilattica provocata dalle allergie alimentari, da farmaci e da veleno di insetti. Il precoce inquadramento diagnostico specialistico allergologico di tipo etiologico, ovvero tramite l’individuazione delle cause di anafilassi, consente, infatti, di fornire ai pazienti dettagliate istruzioni per l’evitamento degli allergeni responsabili, la autogestione di eventuale riesposizioni accidentali e, quando indicato, la prescrizione delle immunoterapie specifiche in grado di fornire alti indici di protezione nei confronti di nuovi eventi potenzialmente fatali.

Ci si augura, pertanto, che tale decreto rappresenti solo l’inizio di una più ampia riforma del settore che preveda una ampliamento del numero e dell’organico dei centri pubblici di Allergologia per non assistere impotenti ad un incremento di decessi per malattie allergiche potenzialmente evitabili.

Riferimenti

Decreto Ministeriale 9 dicembre 2015.

 

L’allergia è la più comune malattia del sistema immunitario. Secondo recenti studi epidemiologici condotti nel nostro paese, il 25% della popolazione compresa tra i 18 ed 44 anni soffre di rinite allergica e il 5% soffre di asma. Alcune malattie allergiche danno dei quadri clinici lievi; altre, invece, possono essere potenzialmente fatali. Al momento attuale, non esistono cure definitive per le allergie ma, tali malattie possono essere gestite attraverso trattamenti regolari. La visita allergologica da parte di un medico specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica può aiutare a identificare i fattori scatenanti specifici dei sintomi di allergia. Evitando l’allergene specifico responsabile della malattia si può aumentare la qualità della vita diminuendo la necessità dell’utilizzo dei farmaci.

Chi sono gli specialisti in Allergologia ed Immunologia Clinica?

Sono medici specializzati nella diagnosi e nel trattamento delle seguenti condizioni: rinite allergicaallergie alimentariasma allergicareazioni allergiche cutaneeallergie da farmacirinosinusiti allergiche, infezioni ricorrenti e reazioni punture di insetti.

Quando bisognerebbe essere visitati da un Allergologo ed Immunologo Clinico?

Si dovrebbe essere visitati da un Allergologo se:

- Le allergie già note stanno causando sintomi quali rinosinusiti croniche, congestione nasale e difficoltà respiratorie non controllate dalla terapia a disposizione.

- Si verificano sintomi di rinite o altri sintomi di allergia parecchi mesi l’anno.

- Si manifestano reazioni dopo aver mangiato alimenti specifici.

- Si ha secchezza e prurito cutaneo.

- Si ha il sospetto di un’allergia da farmaci quali ad esempio la penicillina.

- Si è avuta una reazione grave dopo una puntura di api o vespe.

- Gli antistaminici ed i farmaci “da banco” non controllano i sintomi di allergia o causano effetti collaterali inaccettabili come la sonnolenza.

- Si verificano sintomi gravi di asma quali: difficoltà respiratoria, respiro sibilante o tosse, soprattutto di notte o dopo l’esercizio, senso di oppressione al torace, sensazione di “fiato corto”.
- È già stata posta una diagnosi di asma, in precedenza, ma si continuano ad avere attacchi frequenti malgrado l’assunzione dei farmaci prescritti.

Cosa succede durante una visita allergologica?

L’Allergologo esaminerà lo stile di vita del paziente e le attività recenti per scoprire tutte le informazioni inerenti le allergie. Verranno, inoltre, discusse le conoscenze e l’applicazione delle manovre di prevenzione per evitare l’esposizione agli allergeni. In molti casi, è impossibile evitare completamente alcuni allergeni specifici, l’Allergologo può fornire suggerimenti specifici per ridurne al minimo l’esposizione.

Se è necessario, vengono eseguiti i test allergometrici per determinare lo/gli allergene/i scatenante/i e vengono prescritti i trattamenti e i farmaci più recenti ed efficaci.

I test cutanei

Il prick-test e le intradermoreazioni possono essere il primo passo del percorso diagnostico-terapeutico. Questi test sono molto sensibili e possono identificare rapidamente gli allergeni specifici in grado di causare i sintomi. I test possono essere eseguiti su comuni allergeni come pollini, muffe, acari della polvere, peli di animali, insetti, vari cibi e anche farmaci come la penicillina. Tali test sono relativamente indolori e non prevedono alcun prelievo di sangue. Sono, ancora oggi, i test più comunemente impiegati per identificare le allergie IgE-mediate. Durante il test, l’Allergologo metterà quantità diluite di allergeni sospetti sulla pelle (prick-test) o negli strati più superficiali della cute (intradermoreazione). Una serie di piccole punture consentiranno alla soluzione di penetrare nella pelle. Nelle persone allergiche, si svilupperà un piccolo pomfo nella zone di iniezione della soluzione entro 15-20 minuti.

Il patch-test viene effettuato per cercare di capire se, ad esempio, una lozione, un cosmetico, un metallo (ad esempio, gioielli), la tintura per capelli, alcuni farmaci o conservanti siano responsabili di una reazione allergica ritardata responsabile di una dermatite allergica da contatto. Questo test precede l’applicazione, generalmente dietro la schiena, di cerotti (patch) contenenti apteni specifici (es. nickel, cobalto cloruro, etc.). Dopo 48-72 ore i cerotti vengono rimossi e la pelle del paziente viene esaminata per individuare eventuali segni di rash cutaneo o irritazione nel sito di applicazione dei singoli cerotti. In alcuni casi, l’esame può protrarsi anche oltre le 72 ore.

Come ci si deve preparare ad una visita allergologica

Se, in accordo con il Medico di Medicina Generale ed il Pediatra di Libera Scelta, i sintomi sono compatibili con una malattia allergica ed è consigliabile sottoporsi ad una visita allergologica, ecco alcuni consigli per prepararsi:

- Redigere un diario dei sintomi.

- Se si dispone di cartelle cliniche precedenti, portarle in visione allo specialista Allergologo.

- Chiamare in anticipo per sapere se ci sono istruzioni particolari per la preparazione alla visita. L’assunzione di antistaminici può interferire con i test allergologici. Potrebbe essere necessario sospendere tali farmaci 3-7 giorni prima dei test al fine di ottenere risultati accurati.

Prendere coscienza della proprie allergie rappresenta la miglior “terapia” soprattutto di reazioni allergiche potenzialmente fatali (allergie da alimenti, farmaci ed insetti). Se si ha il sospetto di avere un’allergia è importante parlarne con il proprio Medico di Medicina Generale e con il Pediatra di Libera Scelta e concordare con loro l’opportunità di una visita allergologica ed i relativi test.


L’Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza nella Cura britannico (il National Institute for Health and Care Excellence – NICE) ha recentemente pubblicato le linee guida sulle allergie da farmaci. Lo sconfortante dato epidemiologico in esse citato, basato su periodo di osservazione in campo nazionale nel Regno Unito che va dal 2005 al 2013, è che la maggior parte di questi “incidenti” ha coinvolto un farmaco che è stato prescritto, dispensato o somministrato ad un paziente con allergia precedentemente conosciuta a quel farmaco o ad un farmaco della stessa classe.

La diagnosi di allergia ai farmaci può essere difficile e vi è una notevole variabilità sia nel modo in cui essa è gestita e sia di accesso ai servizi specialistici che se ne occupano. Questo può portare ad una sotto-diagnosi, ad una diagnosi errata e ad un’auto-diagnosi. A tal proposito, è bene conoscere un altro dato epidemiologico: meno del 10% delle persone che pensano di essere allergiche alla penicillina lo sono sul serio!

In caso di sospetto di allergia da farmaci, è bene, quindi, rivolgersi ai propri Medici di Medicina Generale. Questi valuteranno se le reazioni riferite sono compatibili con un’allergia da farmaci e, in caso affermativo, provvederanno ad inviare i pazienti presso Centri di Allergologia specializzati in tale settore che opteranno per i test più opportuni. E’ bene anche precisare che, sulla base degli studi attualmente disponibili, nessuna società scientifica raccomanda di sottoporre a test allergometrici soggetti senza una storia di reazioni compatibile con allergia da farmaci.

Riferimenti

Drug allergy: diagnosis and management of drug allergy in adults, children and young people. NICE guidelines [CG183] Pubblicato in Settembre 2014.

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