“Allergie: Manuale per i Pazienti” verrà presentato venerdì 10 marzo 2017 alle ore 18 presso la Libreriacoop del Centro d’Abruzzo in via Po, 1 di San Giovanni Teatino.

Una guida per affrontare al meglio le allergie scritta per i pazienti. Il libro edito dalla casa editrice “Pagine” ha lo scopo di fornire informazioni generali ai pazienti sulle allergie. È ricco di suggerimenti a scopo divulgativo quanto più aggiornati possibile ed espressi in un linguaggio chiaro per i non addetti ai lavori.

Partendo da uno sguardo sul sistema immunitario, vengono affrontate le allergie respiratorie (rinite ed asma), le dermatiti allergiche, le allergie alimentari, le allergie da farmaci, da veleno di api e vespe, etc. Alcune sezioni sono dedicate anche a malattie come l’orticaria cronica e l’angioedema ereditario che, tradizionalmente, sono affidate alle cure dell’allergologo pur non essendo causate da meccanismi strettamente allergici.

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L’insonnia può aumentare il rischio di asma negli adulti fino a tre volte. Questo è quanto emergerebbe dallo studio prospettico HUNT i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sullo European Respiratory Journal a firma di alcuni ricercatori norvegesi

Lo studio è stato condotto su circa 18.000 norvegesi di età compresa tra i 20 ed i 65 anni. I ricercatori hanno scoperto che le persone che affermavano di aver difficoltà ad addormentarsi “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio, rispettivamente, del 65% e del 108% di sviluppare asma negli 11 anni successivi. Le persone che hanno detto di svegliarsi troppo presto e che non riuscivano a tornare a dormire “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio di sviluppare asma, rispettivamente, del 92 e del 36%. Coloro, infine, che hanno dichiarato di avere una scarsa qualità del sonno per almeno una volta alla settimana è risultata avere un rischio aumentato di sviluppare asma del 94%.

Lo studio non dimostra una relazione causa-effetto tra insonnia ed asma ma, se ciò fosse dimostrato dai prossimi studi, la cura dell’insonnia potrebbe rientrare nei consigli di prevenzione per gli oltre 300 milioni di persone affette da tale patologia respiratoria in tutto il mondo. Se a questo aggiungiamo che l’asma è stata collegata con l’aumento del rischio di sviluppare una serie di malattie mortali tra cui il cancro, il diabete e le malattie cardiache, è intuibile che la cura dell’insonnia cronica potrebbe diventare una priorità dei sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo.

Riferimenti

Brumpton B. et al. Prospective study of insomnia and incident asthma in adults: the HUNT study. European Respiratory Journal 2017, 49.

Le persone che soffrono di allergie potenzialmente fatali – shock anafilattico – sono, attualmente, dotate di “penne” di adrenalina auto-iniettabile. Per questi pazienti è in sperimentazione una pillola che potrebbe evitare la necessità di effettuare le iniezioni risolvendo molti dei problemi derivanti alla tecnica di somministrazione del farmaco.
Secondo il sito Popular Science, Mutasem RAWAS-Qalaji, ricercatore presso la Nova Southeastern University della Florida, sta sviluppando una compressa di adrenalina da sciogliere sotto la lingua. Tale via di somministrazione risolverebbe anche i problemi dei pazienti che non riescono ad ingoiare, per vari motivi, le pillole evitando il coinvolgimento dell’apparato digerente e facendo il modo che il farmaco arrivi rapidamente nel torrente sanguigno attraverso la zona molto irrorata che abbiamo sotto la lingua.
I vantaggi di tale formulazione farmacologica dell’adrenlina, oltre ai problemi della tecnica di iniezione di cui sono gravati gli attuali iniettori, potrebbe allungare il tempo di scadenza del farmaco, attualmente di circa un anno, e i problemi di trasporto delle “penne” che molti pazienti ritengono ingombranti e difficilmente trasportabili.
La pillola sublinguale di adrenalina, infatti, dovrebbe avere una durata della scadenza che potrebbe essere al massimo di sette anni.
La nuova pillola deve essere vagliata per l’efficacia su pazienti potenzialmente a rischio di anafilassi scontrandosi con problemi etici. E’, infatti, impensabile provocare di proposito reazioni anafilattiche che mettano a rischio la vita delle persone per il semplice studio di un nuovo farmaco. Un’altra incognita è quale possa essere l’assorbimento dell’adrenlina per via sottolinguale in un paziente con angioedema (gonfiore) del cavo orale, come spesso accade nelle reazioni anafilattiche.
Ci sarebbe già stato un incontro tra il gruppo di ricerca di Mutasem RAWAS-Qalaji e gli esponenti della Food and Drug Administration degli Stati Uniti per discutere gli aspetti “registrativi” della pillola, e la strutturazione degli studi clinici sull’uomo. Al momento, non si conosce la data di inizio degli studi clinici. Le uniche indiscrezioni trapelate sono relative al dosaggio che, secondo gli studi effettuati finora solo su conigli, sarà di 20 mg per tentare di eguagliare l’efficacia della dose di 0,3 mg fornita dagli attuali iniettori sull’uomo. Il prezzo, inoltre, dovrebbe essere più basso degli iniettori attualmente in commercio.
I ben informati, comunque, ritengono che il farmaco sarà sugli scaffali delle farmaci prima del 2025.

Riferimenti

Pupular Science

Un recente studio condotto a Boston ha cercato di fotografare la prevalenza delle allergie ai farmaci più comunemente usati e le caratteristiche dei pazienti sulla base dei fascicoli sanitari elettronici di due grandi ospedali.


Lo studio condotto su più di 1,7 milioni di pazienti ha evidenziato che le donne hanno un numero significativamente maggiore di allergie ai farmaci più comunemente usati rispetto agli uomini.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Allergy, ha preso in esame le allergie a singoli farmaci e classi di farmaci in pazienti trattati in due ospedali di Boston per oltre due decenni. Nessuna delle allergie individuate è più frequente tra gli uomini. La ricerca ha anche mostrato che i pazienti bianchi hanno significativamente più allergie a farmaci rispetto agli altri gruppi razziali.
I ricercatori hanno utilizzato i fascicoli sanitari elettronici per monitorare le allergie ai farmaci nei pazienti trattati presso il Brigham and Women’s Hospital ed il Massachusetts General Hospital, dal 1990 al 2013. Più di un terzo ha avuto almeno una allergia ai farmaci ed il 31% di questi pazienti sono risultati allergici a due o più farmaci.
Le allergie più frequentemente segnalate sono state quelle alle penicilline, agli antibiotici sulfamidici ed agli oppiacei. Tra le donne, il 15% è risultata allergica alle penicilline rispetto al 10% degli uomini. Le donne hanno anche significativamente più allergie ad altre classi di antibiotici ed ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), tra cui l’aspirina e l’ibuprofene. I sintomi più comuni delle allergie da farmaci sono l’orticaria, il rash e la febbre. Alcune allergie ai farmaci risultano più comuni nella popolazione di colore, comprese le allergie agli ACE-inibitori, utilizzati per l’ipertensione, ed i FANS.
Lo studio ha evidenziato che le allergie agli ACE-inibitori e alle statine, prescritte per abbassare il colesterolo, sono più che raddoppiate a partire dai primi anni dopo il 2000. Sono colpiti da allergie alle statine l’1,5% di entrambi i sessi, forse perché tali farmaci vengono prescritti soprattutto agli uomini.

Riferimenti

Zhou L, Dhopeshwarkar N, et al. Drug allergies documented in electronic health records of a large healthcare system. Allergy. 2016 Sep;71(9):1305-13.

Anche quest’anno, FederASMA e ALLERGIE hanno lanciato la campagna di informazione per le allergie al veleno di api e vespe (Imenotteri).
Tale campagna si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni su tale patologia.
L’opinione pubblica dovrà prendere coscienza della ridotta percezione del problema: si stima, infatti, che si rivolgono ad un allergologo meno del 20% dei potenziali allergici a tali veleni.
Le istituzioni devono prendere coscienza dell’esistenza di un trattamento, l’immunoterapia specifica, con una efficacia che raggiunge livelli elevatissimi nel prevenire nuove reazioni anafilattiche potenzialmente fatali e che tale trattamento non è ancora gratuito in tutte le regioni d’Italia.
La campagna, inoltre, è volta a far conoscere i centri di Allergologia sul territorio nazionale che si occupano di tale patologia.

Riferimenti

Punto dal vivo 2016

L’orticaria è una delle malattie più comuni della pelle. Si stima che una persone su quattro è colpita da orticaria nel corso della vita. Sulla base di tali considerazioni epidemiologiche, alcuni sviluppatori hanno creato delle app su tale disturbo.

Al momento, una app disponibile sia su iPhone sia su Android è quella sviluppata dalla GAAPP, la Global Allergy and Asthma Patients Platform, un consorzio sorto nel 2009 a Buenos Aires da un gruppo di rappresentanti di circa 20 gruppi locali di pazienti affetti da asma e malattie allergiche con lo scopo di creare una rete di collegamento tra di loro. La “Urticaria App”, partendo dal presupposto che la gestione dell’orticaria prevede l’identificazione dei possibili fattori favorenti o scatenanti e la soglia di sensibilità individuale, fornisce informazioni generali sulla malattia, un test per capire se si soffre realmente di orticaria e di quale tipo, il test di controllo dell’orticaria, il punteggio dell’attività dell’orticaria (UAS7), il punteggio di attività dell’angioedema ed un diario clinico. La nota dolente è quella “linguistica”: l’applicazione è, attualmente, disponibile solo in inglese ed in tedesco. Una versione in russo, portoghese e spagnolo sarà presto disponibile.

La Novartis, che ha ottenuto, recentemente, l’autorizzazione dell’omalizumab (Xolair®) per l’orticaria cronica spontanea, finanzia, anche se non in maniera palese, una nuova applicazione mobile e il sito che si propone di creare una “comunità” di supporto on-line per i pazienti affetti da tale patologia. L’app denominata “Target my hives“, letteralmente “mira ai miei pomfi”, sviluppata dalla Exco InTouch vuole aiutare le persone che soffrono di orticaria in tutto il mondo ad entrare in contatto le une con le altre. L’app, attualmente disponibile solo per iPhone ma, con una versione per Android in lavorazione, avrà, secondo i creatori, anche lo scopo di consentire ai medici che si occupano di tale malattia di inserire i loro recapiti per fare in modo che i pazienti li trovino più facilmente. Novartis ed Exco InTouch vogliono anche coinvolgere le associazioni dei pazienti e società medico-scientifiche in questa comunità virtuale. L’applicazione dovrebbe permettere ai pazienti di seguire le associazioni che si occupano di orticaria cronica e partecipare alla ricerca nel mondo reale in collaborazione con il proprio medico specialista.

Per spiegare l’applicazione sono disponibili una serie di video. Anche in questo caso, non abbiamo trovato una versione dell’app in italiano. La campagna di diffusione sta sfruttando anche i social come Facebook e Twitter.

E per l’Italia?
La Novartis mette a disposizione la “Orticaria App” che si propone di aiutare i pazienti a monitorare i sintomi dell’orticaria cronica spontanea e dell’angioedema e a discuterne con il proprio medico. La app è stata sviluppata sia per iOS sia per Android. Con Orticaria App è possibile registrare la sintomatologia dell’orticaria cronica spontanea (prurito, pomfi, angioedema), registrare l’impatto dell’orticaria cronica spontanea sulla qualità di vita e monitorare nel tempo l’andamento dell’orticaria cronica spontanea. E’ possibile, inoltre, impostare un promemoria in agenda, scattare una foto e inserire note.
In definitiva, superando le barriere linguistiche con un po’ di inglese scolastico è possibile intraprendere in una comunità internazionale di pazienti che soffrono di orticaria e, anche per chi vuole comunicare solo in italiano, è possibile sfruttare le potenzialità di questi applicativi per una migliore gestione dell’orticaria in collaborazione con il proprio specialista di fiducia.

Riferimenti

- Urticaria app

- Target my hives

- Orticaria App

Da Febbraio di quest’anno è disponile il testo di 523 pagine dal titolo “MALATTIE DEL SISTEMA IMMUNITARIO” curato da Raffaele D’Amelio, Massimo Fiorilli, Roberto Paganelli e Roberto Perricone, con i quali ho collaborato per alcuni capitoli sulle malattie allergiche.

Il testo è scritto in modo semplice e comprensibile anche per i non addetti ai lavori, inoltre, è aggiornato, approfondito ed educativo. Nei vari capitoli sono presenti tutti gli aspetti eziopatogenetici e clinici delle malattie del sistema immunitario, ad esempio, le immunodeficienze e le malattie allergiche. Vengono anche trattate situazioni immunopatologiche causate dal cattivo funzionamento del sistema immunitario con localizzazione in vari organi e apparati, che storicamente o per tradizione, ma in modo errato, son considerate malattie di competenza di altre specialità.

Le nozioni contenute saranno di grande aiuto agli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia, a quelli di discipline affini, ai medici di medicina generale, ai cultori di altre specialità vicine all’Immunologia ed all’Allergologia, ovviamente, agli specializzandi e specialisti di Allergologia e Immunologia Clinica.

Riferimenti

Società Editrice Universo

La maggior parte delle persone che credono di essere allergiche alle penicilline non risultano tali quando vengono sottoposte ai test allergometrici specifici per tali antibiotici. L’anafilassi da penicillina, ovvero, quella grave reazione allergica, potenzialmente fatale, in seguito all’assunzione del farmaco, inoltre, è una evento estremamente raro.

Molte persone non sanno nemmeno perché sono state “etichettate” come allergiche alle penicilline. Ad altre è stato raccontato di aver manifestato una reazione avversa quando erano bambini, mentre erano in trattamento con tali antibiotici. Altre persone non assumono le penicilline solo perché un membro della loro famiglia ha avuto una reazione allergica. Altre ancora hanno avuto dei rush cutanei perché sono stati trattati con le penicilline mentre erano affetti da malattie virali come, ad esempio, la mononucleosi. Le malattie virali, da un lato, non beneficiano del trattamento antibiotico, dall’altro, nel caso di un’ingiustificata prescrizione di tali farmaci, possono produrre rush cutanei o altri effetti collaterali erroneamente attribuiti alle penicilline.

Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici derivanti dalle ricerche di Alexander Fleming che gli sono valse il conferimento del Premio Nobel per la Medicina nel 1945. Tali antibiotici sono utilizzati per diverse malattie che vanno dalle faringiti alle otiti. I “veri allergici” alla penicillina sono costretti ad assumere degli antibiotici alternativi più costosi e che possono avere maggiori effetti collaterali.

Una reazione allergica “vera” alla penicillina può causare una ampia varietà di sintomi. Le manifestazioni più comuni sono eruzioni cutanee, pomfi (orticaria), prurito, gonfiore del volto o altre regioni del corpo (angioedema), difficoltà di respirazione, sintomi e segni di anafilassi. La contemporanea presenza di vomito, nausea e diarrea possono possono far preludere all’evenienza più rara è più temibile rappresentata dall’anafilassi. Essa può manifestarsi con la chiusura completa delle vie respiratorie e della gola fino all’arresto respiratorio, il severo calo della pressione sanguigna, il polso debole ed accelerato, le vertigini e lo stordimento fino alla perdita di coscienza.

Riconoscere la differenza tra una reazione allergica alla penicillina e gli effetti collaterali segnalati nel foglietto illustrativo del farmaco consente di capire quando sia necessario richiedere l’immediato intervento di un medico. Le vere reazioni allergiche insorgono rapidamente dopo l’assunzione del farmaco, generalmente entro 10-15 minuti e, quasi tutte, entro 1-2 ore. La comparsa di mal di stomaco tre giorni dopo l’inizio di un ciclo di terapia con la penicillina, probabilmente, non è indicativa di una reazione allergica. Questo tipo di reazione è più probabilmente inquadrabile come un effetto collaterale.

Bisogna notare che, allo stato attuale delle conoscenze mediche, il protocollo dei test cutanei per le penicilline è l’unico standardizzato. Per gli altri antibiotici sono ancora in fase di studio dei protocolli per verificarne e confermarne le allergie.

Nei casi di sospetta allergia alla penicillina è bene chiedere un consulto allergologico che potrebbe dirimere i dubbi anche con il colloquio. Le informazioni utili da raccogliere prima della visita allergologica sono il nome del farmaco (o dei farmaci) coinvolto/i nella reazione, quando è avvenuta la reazione, i sintomi della reazione, l’eventuale comparsa di sintomi simili in assenza dell’assunzione di farmaci, i farmaci successivamente assunti senza manifestare reazioni.

I test allergologici per le penicilline aiutano a capire se un paziente è veramente allergico a tali antibiotici o se abbia “superato” l’allergia a tali farmaci. Quando una reazione alla penicillina è avvenuta molti anni fa, il sistema immunitario può “dimenticare” l’allergia, nel caso l’antibiotico non sia stato più assunto. Dopo 10 anni dalla reazione, fino al 90 per cento delle persone sembra aver superato l’allergia alla penicillina e la probabilità di avere una reazione è molto bassa. Tale dato epidemiologico, non rende, però, sicura la riassunzione della penicillina senza una consulenza allergologica ed i relativi test.

Riferimenti

- Brockow K1, Garvey LH, et al. Skin test concentrations for systemically administered drugs — an ENDA/EAACI Drug Allergy Interest Group position paper. Allergy. 2013 Jun;68(6):702-12.

- Macy E. Practical Management of Patients with a History of Immediate Hypersensitivity to Common non-Beta-Lactam Drugs. Curr Allergy Asthma Rep. 2016 Jan;16(1):4.

Una recente ricerca suggerisce che i trattamenti oggi disponibili non sono in grado di ridurre il rischio di tale evoluzione. Bisogna, pertanto, lavorare sulla prevenzione dei fattori di rischio, rappresentati dal fumo di tabacco e l’inquinamento.

Un recente studio pubblicato il 12 Maggio scorso sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine parte dall’osservazione che molti bambini affetti da asma, migliorano nel corso della vita. Alcuni, però, circa il 20%, possono sviluppare una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) già nelle prime fasi dell’età adulta. I dati dei ricercatori suggeriscono che i bambini con funzionalità respiratoria polmonare e crescita polmonare più ridotte sono quelli a più alto rischio di sviluppare una BPCO.

Lo studio multicentrico è stato condotto su quasi 700 bambini asmatici. Esso ha evidenziato che la compromissione durante l’infanzia della funzione polmonare e il sesso maschile sono i fattori predittivi più significativi per lo sviluppo di una ostruzione bronchiale irreversibile e, quindi, della BPCO. La maggior probabilità del sesso maschio verso la prognosi peggiore potrebbe, comunque, derivare dalla maggiore prevalenza dell’asma nei ragazzi rispetto alle ragazze.

Sembra che, attualmente, si possa incidere su questa infausta evoluzione verso la BPCO solo evitando i fattori di rischio (soprattutto il fumo di tabacco e l’inquinamento) ma, non si esclude che i nuovi farmaci biologici e l’immunoterapia specifica possa giocare un ruolo nel ridurre tale rischio.

Riferimenti

McGeachie MJ, Yates KP, et al. Patterns of Growth and Decline in Lung Function in Persistent Childhood Asthma. N Engl J Med. 2016 May 12;374(19):1842-52.

Alcune persone escludono immotivatamente alcuni alimenti dalla loro dieta senza una diagnosi di allergia, altre non si sottopongono alla vaccinazione anti-influenzale a causa di una presunta sensibilità all’uovo senza una chiara dimostrazione di allergia. Questi sono solo alcuni esempi di luoghi comuni che creano confusione e riducono la qualità della vita delle persone che non hanno ottenuto una corretta diagnosi specialistica di allergia.

“Ho un’allergia ai coloranti artificiali”

Alcuni attribuiscono i disturbi più svariati (orticaria cronica, asma, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, etc.) all’allergia ai coloranti artificiali utilizzati per gli alimenti. Finora non vi è alcuna prova scientifica che i coloranti artificiali possano causare questi disturbi.

“Sono sensibile alle proteine dell’uovo e non posso sottopormi alle vaccinazioni anti-influenzali”

Alcune persone sensibili alle proteine delle uova rifiutano la vaccinazione anti-influenzale. Gli attuali vaccini anti-influenzali sono sicuri per la maggior parte delle persone con allergia all’uovo in quanto, pur essendo ottenuti coltivando i virus su uova di gallina, contengono quantità molto basse di proteine di tale alimento. E’ solo per gli individui con allergia “severa” all’uovo che è consigliabile consultare uno Specialista in Allergologia per una valutazione del rischio.

“Ho la rinite allergica e non posso fare l’anestesia locale dal dentista”

Alcuni pazienti pensano di doversi sottoporre a test allergometrici per gli anestetici locali usanti dal Dentista perché sono affetti da una rinite allergica. Non è stata mai dimostrata una cross-reattività tra le sostanze che provocano rinite allergica e gli anestetici locali. L’effettuazione dei test allergometrici per gli anestetici locali, nei pazienti che non hanno mai avuto alcuna reazione avversa a tali farmaci, non ha alcuna utilità. Allo stato attuale delle conoscenze mediche, infatti, i test allergometrici non sono in grado di prevedere nuove reazioni allergiche in pazienti che non hanno mai assunto un dato farmaco o non abbiamo mai avuto manifestazioni compatibili con allergia ad un dato farmaco.

“Non si devono somministrare alimenti allergizzanti ai bambini piccoli”

A causa anche di alcune linee guida di qualche anno fa, si è diffusa la convinzione che sarebbe pericoloso somministrare alimenti come noci e pesce ai bambini fino ai 12 mesi di età. Le raccomandazioni contenute in tali linee guida non erano basate su evidenze scientifiche e sono state successivamente smentite. In realtà, ci sono prove emergenti a favore dell’introduzione precoce di alimenti solidi, anche potenzialmente allergenici, affiancata all’allattamento al seno. Tale prassi sembra promuovere la tolleranza verso gli alimenti e ridurre le allergie.

“Il mio gatto è ipoallergenico!!!

Non esistono animali con pelliccia veramente ipoallergenica. In realtà, tutti gli animali secernono alcuni allergeni nella loro saliva, dalle ghiandole sebacee e quelle perianali: non è la pelliccia che scatena le allergie. Alcune razze sono solo meno “fastidiose” per chi soffre di allergie rispetto ad altre. Attenzione anche pesci e tartarughe d’acqua dolce. Essi sono, spesso, considerati una valida alternativa per gli allergici ai derivati epidermici. Senza manutenzione sufficiente, però, anche il simpatico pesciolino “Nemo” può scatenare i sintomi delle allergie. In varie parti degli acquari o delle vaschette possono svilupparsi delle muffe potenzialmente allergizzanti!

“La diagnosi di allergia si fa con un prelievo di sangue”

Gli esami del sangue (dosaggio delle IgE specifiche ed ISAC) da soli sono in grado di evidenziare solo le “sensibilizzazioni” agli allergeni. L’essere sensibili ad una sostanza non è sinonimo di esserne allergici. E’ solo uno specialista Allergologo che può porre una diagnosi di allergia sulla base del racconto del paziente, i test cutanei, gli esami del sangue ed i test di provocazione. Basare la diagnosi solo su un test può portare a interpretazioni errate, confusione diagnostica e l’eliminazione ingiustificata di alcuni alimenti, farmaci etc.

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