Qualche tempo fa, l’insegnante di Scienze di mia figlia mi chiese di tenere una lezione sul “sistema immunitario” alla sua classe di quinta della scuola primaria. Accettai di buon grado l’invito convinto di potere sbrigare la questione in breve tempo. Mi misi subito all’opera cercando di preparare la lezione “pescando”, qua e là, tra le diapositive presenti nel mio hard-disk ed utilizzate nei meeting con i colleghi medici o con gli infermieri. In breve tempo, realizzai di essere in un vicolo cieco e che se avessi proseguito sulla strada intrapresa avrei prodotto solo una noiosa sequenza di nozioni che non avrebbe lasciato ai bambini alcun messaggio da portare a casa.

Mentre lavoravo sul “sistema immunitario per bambini” mi sono reso conto che il compito che stavo svolgendo per la classe di mia figlia era, in realtà, molto simile a quello che i genitori dei giovani pazienti allergici sono costretti a svolgere, già all’uscita dall’ambulatorio, completando quelle poche spiegazioni ricevute nei tempi canonici di una visita allergologica.

Partendo dalle “semplificazioni” che inconsciamente, nel corso degli anni, hanno formato una sorta di bagaglio di risposte alle domande più frequenti rivoltemi dai pazienti più giovani e malgrado ogni bambino ed ogni famiglia siano diversi, credo che ci siano alcune indicazioni utili per i genitori per spiegare le malattie allergiche ai loro figli e fare in modo che il motto “più conosco, meglio mi curo” valga anche per i più piccoli.

Per prima cosa dovremmo rivolgerci ai bambini allergici non come a dei “malati” ma come a “persone speciali”. Non diremo una bugia spiegando che il loro corpo, in realtà, si comporta in maniera particolare in quanto considera gli acari, le uova o qualsiasi altro allergene come un invasore da combattere e sconfiggere. In qualche modo, il loro corpo, ed in particolare il loro sistema immunitario, è più vigile e “scontroso” di quello dei bambini non allergici. Quando compaiono i sintomi delle allergie, i globuli bianchi agiscono come dei “soldati” che accorrono nella zona del corpo che ha bisogno di aiuto e protezione. Nel caso degli allergici, i soldati hanno ricevuto l’ordine sbagliato di attaccare qualcosa che, in realtà, è innocuo. Per colpa di questa insulsa guerra, gli acari, le uova, etc. diventano dei veleni che vanno evitati.

Non trascuriamo di spiegare (e rispiegare anche a distanza di tempo!) come si usa l’adrenalina autoniettabile ai bambini cui è stata prescritta. L’adrenalina per i bambini allergici è una sorta di “antidoto” contro il veleno con cui si può venire a contatto accidentalmente. Insegniamo loro quando devono usarla, quali sono i “segnali” cui prestare attenzione e come maneggiarla con sicurezza. Ci potrebbe essere la malaugurata possibilità che debbano praticarsela da soli e il panico potrebbe giocare brutti scherzi. In alcuni casi, scopriremo che i bambini sono sorprendentemente lucidi di fronte al pericolo, talvolta più di noi genitori.

Insegniamo che cosa è sicuro per loro. Per i bambini con allergie alimentari, sceglieremo marche alternative e gli alimenti “sicuri” mostrando loro le confezioni. Facciamoci aiutare durante la spesa nella ricerca dei prodotti che possono mangiare. In questo modo impareranno a mettere in discussione quello che gli altri servono loro in quanto, a volte, gli adulti e gli altri bambini possono commettere un errore pensando che un particolare alimento sia sicuro. Insegnando ai bambini allergici ciò che è sicuro, riconosceranno se qualcosa appare diverso da quello che assumono abitualmente.

Incoraggiamoli a mettere in discussione ogni cosa. Tutti i bambini fanno naturalmente delle domande. Quelli allergici ne devono fare molte di più. Hanno bisogno di mantenere costantemente il controllo, chiedere e chiedersi se le pietanze, le situazioni e le circostanze siano veramente sicure per loro. Meglio dei piccoli “rompiscatole” che corse affannose al pronto soccorso!

Insegniamo loro a riconoscere quando la situazione è seria, senza spaventarli. Alcune allergie possono metterli a rischio di vita e, malgrado questo concetto possa essere difficilmente comprensibile per i bambini, non dobbiamo spaventarli. L’obiettivo da raggiungere è che si rendano conto che il latte, le uova o gli altri alimenti cui sono allergici può provocare loro sintomi così severi da dover correre in pronto soccorso obbligandoli a lasciare gli amici ed i giochi che stavano facendo. Se hanno avuto la sfortuna di sperimentare una reazione anafilattica, probabilmente non vogliono che ciò accada di nuovo e potrebbero essere molto spaventati. Spieghiamo loro che si è trattato di un evento serio senza drammatizzare oltre il dovuto. Non neghiamo quello che è accaduto ma, facciamo in modo che si rendano conto che si tratta di una faccenda seria. Coinvolgere i fratelli in queste spiegazioni può essere di aiuto in quanto possono, anch’essi, individuare situazioni di pericolo che ci sono sfuggite.

La prevenzione degli episodi di anafilassi da alimenti comincia dentro casa. È innegabile che l’avere un membro della famiglia affetto da allergia alimentare influenza la qualità della vita dell’intera famiglia. Nel caso di allergie ad alimenti particolari come, ad esempio, al sesamo, è più facile fare in modo che in casa non entri alcun alimento che contenga tale spezia. È più difficile essere così radicali per le allergie ad alimenti più diffusi come il latte, le uova, etc. In questo caso, facciamo in modo che tutti i membri più giovani della famiglia siano pienamente consapevoli delle difficoltà di convivere con qualcuno che soffra di un’allergia potenzialmente fatale. Spieghiamo loro il concetto di “contaminazione crociata” e della conservazione attenta degli alimenti privi di contaminanti. Se si preparano pietanze con uova, grano o prodotti di derivazione dal latte cui qualcuno dei nostri bambini è allergico, queste devono essere conservate in modo sicuro, magari in un contenitore sigillato e chiaramente contrassegnato (possono essere utili degli adesivi colorati), in modo che il bambino allergico eviti anche solo di toccarli.

Le cose si complicano quando si va fuori casa. A casa di amici, a scuola, in vacanza e negli altri luoghi diversi da quello domestico, i bambini allergici devono essere in grado di imparare a riconoscere e fronteggiare le situazioni pericolose. Quando sono molto piccoli bisogna fare in modo che chiedano ai genitori, o a chi li abbia in custodia, l’autorizzazione a mangiare qualsiasi cosa affinché si abbia la possibilità di verificare che sia sicura. Per i bambini più piccoli, infine, è bene considerare che possono essere pericolosi anche residui di cibo accidentalmente lasciati nell’area giochi o nelle scodelle degli animali domestici.

Malgrado sia complicato spiegare le allergie ai bambini, anche quando ne abbiamo uno come ospite in una festa di compleanno, se ci sforziamo di comprendere e far comprendere il suo essere “speciale”, verremo appagati di tutta la fatica ed avremo aiutato le nuove generazioni a comprendere e rispettare le diversità – non solo degli allergici!

Le persone che soffrono di allergie potenzialmente fatali – shock anafilattico – sono, attualmente, dotate di “penne” di adrenalina auto-iniettabile. Per questi pazienti è in sperimentazione una pillola che potrebbe evitare la necessità di effettuare le iniezioni risolvendo molti dei problemi derivanti alla tecnica di somministrazione del farmaco.
Secondo il sito Popular Science, Mutasem RAWAS-Qalaji, ricercatore presso la Nova Southeastern University della Florida, sta sviluppando una compressa di adrenalina da sciogliere sotto la lingua. Tale via di somministrazione risolverebbe anche i problemi dei pazienti che non riescono ad ingoiare, per vari motivi, le pillole evitando il coinvolgimento dell’apparato digerente e facendo il modo che il farmaco arrivi rapidamente nel torrente sanguigno attraverso la zona molto irrorata che abbiamo sotto la lingua.
I vantaggi di tale formulazione farmacologica dell’adrenlina, oltre ai problemi della tecnica di iniezione di cui sono gravati gli attuali iniettori, potrebbe allungare il tempo di scadenza del farmaco, attualmente di circa un anno, e i problemi di trasporto delle “penne” che molti pazienti ritengono ingombranti e difficilmente trasportabili.
La pillola sublinguale di adrenalina, infatti, dovrebbe avere una durata della scadenza che potrebbe essere al massimo di sette anni.
La nuova pillola deve essere vagliata per l’efficacia su pazienti potenzialmente a rischio di anafilassi scontrandosi con problemi etici. E’, infatti, impensabile provocare di proposito reazioni anafilattiche che mettano a rischio la vita delle persone per il semplice studio di un nuovo farmaco. Un’altra incognita è quale possa essere l’assorbimento dell’adrenlina per via sottolinguale in un paziente con angioedema (gonfiore) del cavo orale, come spesso accade nelle reazioni anafilattiche.
Ci sarebbe già stato un incontro tra il gruppo di ricerca di Mutasem RAWAS-Qalaji e gli esponenti della Food and Drug Administration degli Stati Uniti per discutere gli aspetti “registrativi” della pillola, e la strutturazione degli studi clinici sull’uomo. Al momento, non si conosce la data di inizio degli studi clinici. Le uniche indiscrezioni trapelate sono relative al dosaggio che, secondo gli studi effettuati finora solo su conigli, sarà di 20 mg per tentare di eguagliare l’efficacia della dose di 0,3 mg fornita dagli attuali iniettori sull’uomo. Il prezzo, inoltre, dovrebbe essere più basso degli iniettori attualmente in commercio.
I ben informati, comunque, ritengono che il farmaco sarà sugli scaffali delle farmaci prima del 2025.

Riferimenti

Pupular Science

L’adrenalina autoiniettabile, in Italia, viene fornita gratuitamente ai pazienti dal Sistema Sanitario Nazionale dopo la prescrizione di un medico ospedaliero. Recentemente, negli Stati Uniti, si è assistito ad un aumento di prezzo dell’Epipen, l’autoiniettore di adrenalina più diffuso, del 500% rispetto al 2007 e gli americani arrivano a pagare circa 300 dollari per uno di tali device. Tale situazione ha portato diversi pazienti e genitori di bambini allergici a non potersi permettere l’acquisto di tale farmaco “salvavita”. Il caso più eclatante si è avuto a Kirkland nello stato di Washington. Qui, un preside si è visto costretto a rimandare a casa un bambino di prima elementare con allergia potenzialmente fatale alle arachidi in quanto sprovvisto di adrenalina autoinettabile che i genitori non hanno potuto acquistare.

I pazienti italiani cui è stata prescritta l’adrenalina autoniettabile dovrebbero far tesoro dell’esperienza statunitense per apprezzare i loro device portandoli sempre dietro. Deve far riflettere, inoltre, il dato epidemiologico che molte delle reazioni fatali da allergia alimentare avviene in persone che pur essendo provviste di adrenalina autoiniettabile, non la hanno prontamente disponibile nel momento della necessità!!!

Riferimenti

Joshua Winter. Price of EpiPen rises again, up 500% since 2007. The Threefold Advocate. Posted on September 10, 2016 at 9:15 pm

Matt Markovich. First-grader sent home for not providing school with EpiPen. Katu 2 On Your Side. Saturday, September 10th 2016

Secondo i risultati pubblicati recentemente on-line sulla rivista Allergy, i ricercatori della Divisione di Biologia Cellulare Del Dipartimento di Pediatria del National Jewish Health di Denver in Colorado (USA) hanno osservato che il pre-trattamento di topi sensibili all’arachide con loratadina (un antagonista dei recettori H1) ed un  nuovo antagonista dei recettori H4 (l’JNJ7777120) sopprime i sintomi gastrointestinali dell’allergia alimentare.
L’istamina ha un ruolo chiave nella maggior parte delle malattie allergiche tra cui l’asma, la rinite e le allergie alimentari. Quando viene rilasciata dai basofili o dai mastociti può innescare una varietà di sintomi tra cui l’infiammazione, il prurito e la produzione di muco. Al momento attuale si conoscono quattro recettori dell’istamina presenti su un’ampia varietà di cellule del corpo umano. La maggior parte degli antistaminici disponibili in comercio bloccano selettivamente il recettore H1 antistaminico.
Meiquin Wang, Erwin Gelfand ed i loro colleghi descrivono, nell’articolo citato, gli effetti dell’antagonista H1, la loratadina (nome commerciale in Italia: Claritin, Fristamin, etc.) e dell’antagonista H4, l’JNJ7777120, somministrati separatamente ed in combinazione a topi sensibilizzati all’arachide. Quando hanno somministrato i due farmaci separatamente hanno osservato solo pochi effetti sulla risposta intestinale dei topi. Quando i topi sono stati pre-trattati con entrambi gli antistaminici contemporaneamente, la diarrea, l’infiammazione intestinale e gli altri sintomi sono stati quasi completamente bloccati. Dagli studi in vitro si è visto, inoltre, che il antistaminici agiscono sopprimendo il reclutamento e la funzione delle cellule dendritiche che, “caricando” le proteine delle arachidi sulla loro superficie, le presentano alle cellule T del sistema immunitario.
Tali risultati forniscono una nuova visione sui meccanismi delle allergie alimentari e suggeriscono potenziali terapie preventive delle reazioni allergiche ad alimenti.
Anche se recenti lavori scientifici hanno suggerito che l’esposizione precoce alle arachidi può aiutare a prevenire la sensibilizzazione verso tali alimenti, l’unica terapia efficace, attualmente disponibile, per i casi di allergia alimentare già instaurata rimane l’evitamento!

Riferimenti

La maggior parte delle persone che credono di essere allergiche alle penicilline non risultano tali quando vengono sottoposte ai test allergometrici specifici per tali antibiotici. L’anafilassi da penicillina, ovvero, quella grave reazione allergica, potenzialmente fatale, in seguito all’assunzione del farmaco, inoltre, è una evento estremamente raro.

Molte persone non sanno nemmeno perché sono state “etichettate” come allergiche alle penicilline. Ad altre è stato raccontato di aver manifestato una reazione avversa quando erano bambini, mentre erano in trattamento con tali antibiotici. Altre persone non assumono le penicilline solo perché un membro della loro famiglia ha avuto una reazione allergica. Altre ancora hanno avuto dei rush cutanei perché sono stati trattati con le penicilline mentre erano affetti da malattie virali come, ad esempio, la mononucleosi. Le malattie virali, da un lato, non beneficiano del trattamento antibiotico, dall’altro, nel caso di un’ingiustificata prescrizione di tali farmaci, possono produrre rush cutanei o altri effetti collaterali erroneamente attribuiti alle penicilline.

Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici derivanti dalle ricerche di Alexander Fleming che gli sono valse il conferimento del Premio Nobel per la Medicina nel 1945. Tali antibiotici sono utilizzati per diverse malattie che vanno dalle faringiti alle otiti. I “veri allergici” alla penicillina sono costretti ad assumere degli antibiotici alternativi più costosi e che possono avere maggiori effetti collaterali.

Una reazione allergica “vera” alla penicillina può causare una ampia varietà di sintomi. Le manifestazioni più comuni sono eruzioni cutanee, pomfi (orticaria), prurito, gonfiore del volto o altre regioni del corpo (angioedema), difficoltà di respirazione, sintomi e segni di anafilassi. La contemporanea presenza di vomito, nausea e diarrea possono possono far preludere all’evenienza più rara è più temibile rappresentata dall’anafilassi. Essa può manifestarsi con la chiusura completa delle vie respiratorie e della gola fino all’arresto respiratorio, il severo calo della pressione sanguigna, il polso debole ed accelerato, le vertigini e lo stordimento fino alla perdita di coscienza.

Riconoscere la differenza tra una reazione allergica alla penicillina e gli effetti collaterali segnalati nel foglietto illustrativo del farmaco consente di capire quando sia necessario richiedere l’immediato intervento di un medico. Le vere reazioni allergiche insorgono rapidamente dopo l’assunzione del farmaco, generalmente entro 10-15 minuti e, quasi tutte, entro 1-2 ore. La comparsa di mal di stomaco tre giorni dopo l’inizio di un ciclo di terapia con la penicillina, probabilmente, non è indicativa di una reazione allergica. Questo tipo di reazione è più probabilmente inquadrabile come un effetto collaterale.

Bisogna notare che, allo stato attuale delle conoscenze mediche, il protocollo dei test cutanei per le penicilline è l’unico standardizzato. Per gli altri antibiotici sono ancora in fase di studio dei protocolli per verificarne e confermarne le allergie.

Nei casi di sospetta allergia alla penicillina è bene chiedere un consulto allergologico che potrebbe dirimere i dubbi anche con il colloquio. Le informazioni utili da raccogliere prima della visita allergologica sono il nome del farmaco (o dei farmaci) coinvolto/i nella reazione, quando è avvenuta la reazione, i sintomi della reazione, l’eventuale comparsa di sintomi simili in assenza dell’assunzione di farmaci, i farmaci successivamente assunti senza manifestare reazioni.

I test allergologici per le penicilline aiutano a capire se un paziente è veramente allergico a tali antibiotici o se abbia “superato” l’allergia a tali farmaci. Quando una reazione alla penicillina è avvenuta molti anni fa, il sistema immunitario può “dimenticare” l’allergia, nel caso l’antibiotico non sia stato più assunto. Dopo 10 anni dalla reazione, fino al 90 per cento delle persone sembra aver superato l’allergia alla penicillina e la probabilità di avere una reazione è molto bassa. Tale dato epidemiologico, non rende, però, sicura la riassunzione della penicillina senza una consulenza allergologica ed i relativi test.

Riferimenti

- Brockow K1, Garvey LH, et al. Skin test concentrations for systemically administered drugs — an ENDA/EAACI Drug Allergy Interest Group position paper. Allergy. 2013 Jun;68(6):702-12.

- Macy E. Practical Management of Patients with a History of Immediate Hypersensitivity to Common non-Beta-Lactam Drugs. Curr Allergy Asthma Rep. 2016 Jan;16(1):4.

Il recente Decreto Ministeriale dal titolo “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21/1/2016 appare fortemente penalizzante per i pazienti allergici. Esso, infatti, prevede che la totalità degli esami diagnostici allergologici, sia in vivo (test cutanei a lettura immediata, ovvero, i prick-test, e quelli a lettura ritardata, i patch-test), sia in vitro (il dosaggio delle IgE specifiche) debbano essere autorizzati dagli specialisti del settore, non sono, cioè, più prescrivibili direttamente dal Medico di Medicina Generale e dal Pediatra di Libera Scelta.

Se, da un lato, il principio di base è condivisibile, ovvero evitare l’effettuazione di “esami inutili”, dall’altro, il decreto, a firma del ministro Beatrice Lorenzin, non tiene conto dell’esiguo numero di centri allergologici sull’intero territorio nazione in grado di fare da filtro, in tempi ragionevoli, per malattie, come quelle allergiche, che interessano, secondo le stime più recenti, fino al 30-35% della popolazione generale. I prevedibili ritardi nella diagnosi, poi, sono ancora più “pericolosi” se si considerano le forme potenzialmente fatali di allergie ad evoluzione anafilattica provocata dalle allergie alimentari, da farmaci e da veleno di insetti. Il precoce inquadramento diagnostico specialistico allergologico di tipo etiologico, ovvero tramite l’individuazione delle cause di anafilassi, consente, infatti, di fornire ai pazienti dettagliate istruzioni per l’evitamento degli allergeni responsabili, la autogestione di eventuale riesposizioni accidentali e, quando indicato, la prescrizione delle immunoterapie specifiche in grado di fornire alti indici di protezione nei confronti di nuovi eventi potenzialmente fatali.

Ci si augura, pertanto, che tale decreto rappresenti solo l’inizio di una più ampia riforma del settore che preveda una ampliamento del numero e dell’organico dei centri pubblici di Allergologia per non assistere impotenti ad un incremento di decessi per malattie allergiche potenzialmente evitabili.

Riferimenti

Decreto Ministeriale 9 dicembre 2015.

Gli allergici e gli asmatici possono migliorare la loro qualità della vita riducendo gli episodi di “difficoltà respiratoria”, starnuti e reazioni allergiche con cambiamenti più meno importanti della loro routine quotidiana. Riportiamo alcune strategie che i pazienti potrebbero prendere in considerazione per il nuovo anno.

  • Fare attività fisica in maniera intelligente. Coloro che soffrono di allergie ed asma dovrebbero essere in grado di godere di ampi periodi di benessere, essere attivi durante il giorno e riposare nel corso della notte. Questi obiettivi vanno raggiunti anche grazie all’attività fisica. Gli asmatici, però, dovrebbero evitare di fare esercizio fisico in ambienti freddi o, all’aperto, nelle giornate particolarmente fredde. L’inquinamento, sia degli ambienti chiusi che all’aperto, la conta pollinica elevata e le cosiddette “malattie da raffreddamento” possono causare la ricomparsa dei sintomi dell’asma durante l’esercizio fisico.

  • Pianificare i viaggi. Esplorare nuovi luoghi è un’attività particolarmente stimolante ma, il viaggio può essere scoraggiante per le persone che soffrono di allergie e asma. Un’attenta pianificazione può rendere più facile la vita dei viaggiatori. E’ importante, perciò, essere sicuri di portare con sé i farmaci per l’allergia, i farmaci per via inalatoria e l’adrenalina eventualmente prescritti dall’Allergologo se si è a rischio di gravi reazioni allergiche come l’anafilassi. Se si è sottoposti da immunoterapia specifica, pianificare con l’Allergologo il calendario delle somministrazioni per il periodo del viaggio. Valutare le politiche per le allergie delle compagnie aeree, le navi da crociera e gli alberghi di cui saremo clienti durante il viaggio. Se si è allergici agli acari della polvere, portare la biancheria da letto “anti-allergica”.

  • Rispettare le vie respiratorie. Evitare i posti con “fumi” di qualsiasi genere è una buona norma per chiunque. Per coloro che soffrono di asma e, soprattutto, nei bambini con questa malattia, è imperativo. I bambini asmatici esposti a fumo passivo hanno un rischio quasi doppio di essere ricoverati in ospedale rispetto ai bambini non esposti!

  • Consultare un Allergologo. Alcune persone evitano di farsi visitare da un Allergologo anche quanto i sintomi stanno compromettendo le loro attività quotidiane. Al momento attuale, non esistono cure definitive per le allergie ma, tali malattie possono essere gestite attraverso trattamenti regolari. L’assunzione di alcuni farmaci per le allergie vanno assunti con ampio anticipo rispetto alla comparsa dei sintomi; l’inizio dell’anno, perciò, è un momento particolarmente indicato per consultare un Allergologo e pianificare le opzioni terapeutiche. L’allergologo è in grado di determinare che cosa causa i sintomi e fornire consigli utili sul come evitare i fattori scatenanti.

  • Monitorare le proprie allergie. L’inizio dell’anno è un buon momento per “registrare” le proprie allergie per identificarne i fattori scatenanti, monitorare i sintomi e individuare farmaci più efficaci. Esistono diverse app per tali scopi. Una di queste è “Allergy Control”, app gratuita per conoscere le allergie respiratorie, gli allergeni, i calendari pollinici, le terapie e gestire al meglio l’Immunoterapia Allergene Specifica.

Con l’aiuto di un Allergologo ed i “buoni propositi” per il nuovo anno, i pazienti allergici possono osservare una riduzione del numero dei ricoveri ospedalieri e di visite al pronto soccorso, una maggior efficacia delle terapie, minori restrizioni nelle attività quotidiane ed un miglioramento della qualità globale delle vita. Buon Anno!

In questo periodo, per un anno scolastico più proficuo e sereno, oltre all’acquisto di libri, zaini, diari, etc., i genitori di bambini asmatici ed allergici devono preoccuparsi di comunicare il “piano di azione” per l’asma e le allergie al personale della scuola.

L’asma colpisce 300.000.000 di persone nel mondo! In Italia ne soffrono il 10% degli ragazzi al disotto dei 14 anni (Gruppo di Lavoro GARD-Italy “Asma ed Allergie nel Bambino” – Assemblea Generale GARD-I, Ministero Salute, 25 Giugno 2015). In Italia, nel 2004-2005, le malattie allergiche sono state tra le patologie croniche più diffuse (10,7%): per la fascia di età 0-14 anni, la malattia allergica esclusa l’asma (9,6%) rappresenta la forma cronica più frequente, seguita dall’asma bronchiale (2,9%) (Allergie alimentari e sicurezza del consumatore – Documento di indirizzo e stato dell’arte – Ministero della Salute – 26 Marzo 2014).

Malgrado gli allarmanti dati epidemiologici, molti bambini con asma e allergie alimentari non hanno un “piano di azione per le allergie e l’asma” per la scuola. Tale piano, inoltre, non ha alcun senso se non è condiviso con gli operatori scolastici.

Il primo passo da attuare è quello di avere delle chiare misure per il controllo dell’asma e delle allergie in casa al fine di ridurre l’esposizione ai fattori scatenanti ed assumere regolarmente i farmaci prescritti. A scuola, è importante che gli insegnanti siano messi a conoscenza dei fattori scatenanti dell’asma e delle allergie del bambino in modo che possano aiutarlo ad evitarli in classe.

I bambini a rischio di reazioni allergiche potenzialmente fatali in seguito all’ingestione di determinati alimenti o punture di insetti devono portare gli auto-iniettori di adrenalina sempre con loro ed averli a pronti all’uso in caso di necessità (ricordarsi di verificarne periodicamente la scadenza!).

I bambini con asma e allergie dovrebbero essere in grado di praticare qualsiasi sport scolastico, purché seguano i consigli del proprio medico. I genitori dovrebbero informare gli insegnanti di educazione motoria dei loro figli e gli allenatori in genere su come devono comportarsi in caso di una emergenza asmatica.

La maggior parte dei bambini con allergie alimentari sono in grado di identificare da soli quello che possono e non possono mangiare ma, è utile che gli altri genitori e gli amici siano informati soprattutto per i buffet delle feste di compleanno e le gite scolastiche.

Letture consigliatate

Uno studio pubblicato lo scorso Giugno su Annals of Allergy, Asthma and Immunology, l’organo di stampa dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI), ha esaminato le cartelle cliniche di 484 bambini ricoverati in pronto soccorso per anafilassi. I ricercatori hanno puntato l’attenzione sui casi che hanno presentato una seconda reazione dopo quella iniziale (anafilassi bifasica). Le reazioni ritardate si verificano quando i primi sintomi della reazione allergica sono apparentemente regrediti e ricompaiono dopo ore, senza l’esposizione alla sostanza che ha causato la reazione iniziale.

Dai dati dello studio si evince che il 75% delle reazioni secondarie si verifica entro sei ore dalla prima. L’aver avuto una reazione iniziale grave si associa ad una maggiore probabilità di avere una seconda reazione.

I bambini con più elevata probabilità di sviluppare reazioni secondarie gravi sono risultati i seguenti:

  • Quelli di età compresa tra i sei ed i nove anni di età;

  • Quelli che hanno avuto bisogno di più di una dose di adrenalina

  • Quelli che non sono stati immediatamente trattati con l’adrenalina

  • Quelli che hanno avuto bisogno anche della somministrazione di beta-2-agonisti inalatori (es. salbutamolo).

Almeno la metà delle reazioni ritardate sono state considerate gravi ed hanno richiesto un trattamento con adrenalina.

I risultati dello studio confermano la necessità di utilizzare l’adrenalina ai primi segni di reazione allergica grave con interessamento cardio-vascolare e/o respiratorio per evitare il peggioramento dei sintomi che può essere fatale. In caso di reazione grave che abbia richiesto l’uso dell’adrenalina è necessario recarsi o farsi immediatamente accompagnare in un pronto soccorso dove si potranno, eventualmente, ricevere ulteriori dosi del farmaco. Malgrado in Italia il Sistema Sanitario Nazionale fornisca gratuitamente un solo autoiniettore di adrenalina ai pazienti a rischio di anafilassi, può essere utile valutare l’opportunità di acquistare un secondo autoiniettore!

La visita al pronto soccorso per anafilassi deve essere sempre seguita da una visita di un Allergologo per confermare le cause dell’anafilassi, ricevere consigli per evitare future esposizioni, ridefinire il piano di azione in caso di nuove esposizioni accidentali e ricevere il trattamento immunoterapico specifico, ove possibile, come nel caso di allergia a veleno di insetti (Imenotteri).

Riferimenti

Alqurashi W, Stiell I, Chan K, Neto G, Alsadoon A, Wells G. Epidemiology and clinical predictors of biphasic reactions in children with anaphylaxis. Ann Allergy Asthma Immunol. 2015 Jun 11: S1081-1206(15)

 

Un recente studio pubblicato su Annals Allergy, Asthma and Immunology da un gruppo di ricercatori del Texas ha confermato un’osservazione frequente da parte degli operatori sanitari. Malgrado molti pazienti siano provvisti di dispositivi salvavita, si trovano, spesso, a dover affrontare situazioni potenzialmente fatali a causa del non corretto utilizzo degli stessi. Secondo lo studio, infatti, solo il 16% dei pazienti utilizza gli autoiniettori di adrenalina in modo corretto e solo il 7% utilizza gli inalatori per l’asma come previsto.

I ricercatori del Texas hanno scoperto che l’errore più comune nell’utilizzo degli autoniettori dell’adrenalina consiste nel non mantenere il dispositivo in posizione per almeno 10 secondi dopo lo scatto. Sue 102 pazienti adulti che hanno partecipato allo studio, i tre quarti hanno commesso questo errore.

Per quanto riguarda gli inalatori per l’asma, l’errore più comune è stato quello di non espirare completamente l’aria dai polmoni prima di utilizzare il dispositivo. Tale errore potrebbe ridurre la quantità di farmaco inalata. Su 44 pazienti esaminati, due terzi hanno dimenticato tale fase dell’erogazione del farmaco.

I risultati di questo piccolo studio pongono l’accento sulla necessità di dedicare maggiore attenzione all’educazione sull’utilizzo dei dispositivi e rivalutare a distanza (1-2 volte l’anno) l’effettivo apprendimento delle procedure di somministrazione dei farmaci.

Riferimenti

Bonds RS, Asawa A, Ghazi AI. Misuse of medical devices: a persistent problem in self-management of asthma and allergic disease. Ann Allergy Asthma Immunol. 2014 Nov 18.

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