Le manifestazioni cutanee pruriginose dipendono, molto spesso, da reazioni allergiche ma, possono dipendere anche da altre cause. Le reazioni allergiche, inoltre, possono essere di vari tipi e manifestarsi in maniera diversa risultando di non semplice diagnosi.

 

Le reazioni allergiche della pelle sono causate dalla riposta del sistema immunitario verso sostanze estranee al nostro organismo. Queste ultime possono scatenare la risposta immunitaria per azione diretta, e vengono definite “allergeni”, o dopo il legame a composti del nostro organismo, e vengono definite “apteni”. Dal punto di vista delle manifestazioni cutanee, le reazioni allergiche vengono suddivise in orticaria-angioedema e dermatite o eczema.

 

La manifestazione tipica dell’orticaria è il “pomfo”, un’area di pelle arrossata e leggermente sollevata in cui è presente intenso prurito. I pomfi possono avere dimensioni diverse e comparire in qualsiasi zona della pelle. L’orticaria può essere “acuta”, se dura meno di 4-6 settimane, oppure “cronica”, se dura più a lungo, fino a mesi o, addirittura, anni.

 

L’orticaria acuta ha maggiori probabilità di essere scatenata da un allergene. Al contrario, più lungo è il tempo di persistenza dell’orticaria, minori sono le possibilità che essa dipenda da un’allergia.

 

L’angioedema è il “gonfiore” che coinvolge gli strati più profondi della pelle senza rossore e prurito. Spesso coinvolge le palpebre, le labbra, la lingua, le mani e i piedi. Di solito si associa all’orticaria ma, può verificarsi anche da solo.

 

L’angioedema è una condizione che genera molta più apprensione potendo rappresentare la manifestazione di condizioni potenzialmente fatali quali l’anafilassi e l’angioedema ereditario.

 

I fattori scatenanti dell’orticaria e dell’angioedema comprendono gli alimenti, il veleno delle punture di alcuni insetti, alcuni farmaci, alcuni virus o batteri. A volte, anche il calore o il freddo, il sole, l’esercizio fisico e la pressione possono indurre orticaria.

 

La dermatite è un’infiammazione della pelle. Le manifestazioni delle dermatiti allergiche sono rosse (eritematose), squamose (eczematose) e pruriginose. Le dermatiti correlate alle allergie sono di due tipi: la dermatite atopica e la dermatite allergica da contatto.

La dermatite atopica (o eczema atopico) è una condizione molto irritante in grado, a volte, di influire pesantemente sulla qualità della vita delle persone che ne soffrono. Inizia, generalmente, durante l’infanzia o, addirittura, nel periodo neonatale. Si associa, spesso, ad altre malattie allergiche come la rinite e l’asma.

La dermatite allergica da contatto si manifesta in persone sensibili quando alcune sostanze specifiche (apteni) vengono a contatto con la pelle scatenando una risposta allergica da parte del sistema immunitario. Le manifestazioni della dermatite allergica da contatto avvengono nella zona di cute a contatto con l’aptene ma, possono comparire anche in altre zone della pelle. La dermatite allergica da contatto più frequente è quella provocata dal nickel. La diagnosi delle dermatite allergica da contatto si avvale del patch-test.

Si differenzia dalla dermatite “irritativa” da contatto che si manifesta quando una sostanza danneggia direttamente la zona di pelle con cui viene a contatto senza scatenate una risposta del sistema immunitario. Spesso è più “dolorosa” che pruriginosa, interessa frequentemente le mani, ma può comparire in qualunque zona del corpo che entra in contatto con la sostanza irritante. Un esempio di dermatite irritativa da contatto è quella provocata dalla candeggina quando questo prodotto chimico viene in contatto sulle pelle senza protezioni.

Riferimenti

Hsieh FH. Year in review: urticaria and angioedema. Ann Allergy Asthma Immunol. 2015 Mar;114(3):166-7.

Mowad CM, Anderson B, et al. Allergic contact dermatitis: Patient management and education. J Am Acad Dermatol. 2016 Jun;74(6):1043-54.

L’orticaria è una delle malattie più comuni della pelle. Si stima che una persone su quattro è colpita da orticaria nel corso della vita. Sulla base di tali considerazioni epidemiologiche, alcuni sviluppatori hanno creato delle app su tale disturbo.

Al momento, una app disponibile sia su iPhone sia su Android è quella sviluppata dalla GAAPP, la Global Allergy and Asthma Patients Platform, un consorzio sorto nel 2009 a Buenos Aires da un gruppo di rappresentanti di circa 20 gruppi locali di pazienti affetti da asma e malattie allergiche con lo scopo di creare una rete di collegamento tra di loro. La “Urticaria App”, partendo dal presupposto che la gestione dell’orticaria prevede l’identificazione dei possibili fattori favorenti o scatenanti e la soglia di sensibilità individuale, fornisce informazioni generali sulla malattia, un test per capire se si soffre realmente di orticaria e di quale tipo, il test di controllo dell’orticaria, il punteggio dell’attività dell’orticaria (UAS7), il punteggio di attività dell’angioedema ed un diario clinico. La nota dolente è quella “linguistica”: l’applicazione è, attualmente, disponibile solo in inglese ed in tedesco. Una versione in russo, portoghese e spagnolo sarà presto disponibile.

La Novartis, che ha ottenuto, recentemente, l’autorizzazione dell’omalizumab (Xolair®) per l’orticaria cronica spontanea, finanzia, anche se non in maniera palese, una nuova applicazione mobile e il sito che si propone di creare una “comunità” di supporto on-line per i pazienti affetti da tale patologia. L’app denominata “Target my hives“, letteralmente “mira ai miei pomfi”, sviluppata dalla Exco InTouch vuole aiutare le persone che soffrono di orticaria in tutto il mondo ad entrare in contatto le une con le altre. L’app, attualmente disponibile solo per iPhone ma, con una versione per Android in lavorazione, avrà, secondo i creatori, anche lo scopo di consentire ai medici che si occupano di tale malattia di inserire i loro recapiti per fare in modo che i pazienti li trovino più facilmente. Novartis ed Exco InTouch vogliono anche coinvolgere le associazioni dei pazienti e società medico-scientifiche in questa comunità virtuale. L’applicazione dovrebbe permettere ai pazienti di seguire le associazioni che si occupano di orticaria cronica e partecipare alla ricerca nel mondo reale in collaborazione con il proprio medico specialista.

Per spiegare l’applicazione sono disponibili una serie di video. Anche in questo caso, non abbiamo trovato una versione dell’app in italiano. La campagna di diffusione sta sfruttando anche i social come Facebook e Twitter.

E per l’Italia?
La Novartis mette a disposizione la “Orticaria App” che si propone di aiutare i pazienti a monitorare i sintomi dell’orticaria cronica spontanea e dell’angioedema e a discuterne con il proprio medico. La app è stata sviluppata sia per iOS sia per Android. Con Orticaria App è possibile registrare la sintomatologia dell’orticaria cronica spontanea (prurito, pomfi, angioedema), registrare l’impatto dell’orticaria cronica spontanea sulla qualità di vita e monitorare nel tempo l’andamento dell’orticaria cronica spontanea. E’ possibile, inoltre, impostare un promemoria in agenda, scattare una foto e inserire note.
In definitiva, superando le barriere linguistiche con un po’ di inglese scolastico è possibile intraprendere in una comunità internazionale di pazienti che soffrono di orticaria e, anche per chi vuole comunicare solo in italiano, è possibile sfruttare le potenzialità di questi applicativi per una migliore gestione dell’orticaria in collaborazione con il proprio specialista di fiducia.

Riferimenti

- Urticaria app

- Target my hives

- Orticaria App

La maggior parte delle persone che credono di essere allergiche alle penicilline non risultano tali quando vengono sottoposte ai test allergometrici specifici per tali antibiotici. L’anafilassi da penicillina, ovvero, quella grave reazione allergica, potenzialmente fatale, in seguito all’assunzione del farmaco, inoltre, è una evento estremamente raro.

Molte persone non sanno nemmeno perché sono state “etichettate” come allergiche alle penicilline. Ad altre è stato raccontato di aver manifestato una reazione avversa quando erano bambini, mentre erano in trattamento con tali antibiotici. Altre persone non assumono le penicilline solo perché un membro della loro famiglia ha avuto una reazione allergica. Altre ancora hanno avuto dei rush cutanei perché sono stati trattati con le penicilline mentre erano affetti da malattie virali come, ad esempio, la mononucleosi. Le malattie virali, da un lato, non beneficiano del trattamento antibiotico, dall’altro, nel caso di un’ingiustificata prescrizione di tali farmaci, possono produrre rush cutanei o altri effetti collaterali erroneamente attribuiti alle penicilline.

Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici derivanti dalle ricerche di Alexander Fleming che gli sono valse il conferimento del Premio Nobel per la Medicina nel 1945. Tali antibiotici sono utilizzati per diverse malattie che vanno dalle faringiti alle otiti. I “veri allergici” alla penicillina sono costretti ad assumere degli antibiotici alternativi più costosi e che possono avere maggiori effetti collaterali.

Una reazione allergica “vera” alla penicillina può causare una ampia varietà di sintomi. Le manifestazioni più comuni sono eruzioni cutanee, pomfi (orticaria), prurito, gonfiore del volto o altre regioni del corpo (angioedema), difficoltà di respirazione, sintomi e segni di anafilassi. La contemporanea presenza di vomito, nausea e diarrea possono possono far preludere all’evenienza più rara è più temibile rappresentata dall’anafilassi. Essa può manifestarsi con la chiusura completa delle vie respiratorie e della gola fino all’arresto respiratorio, il severo calo della pressione sanguigna, il polso debole ed accelerato, le vertigini e lo stordimento fino alla perdita di coscienza.

Riconoscere la differenza tra una reazione allergica alla penicillina e gli effetti collaterali segnalati nel foglietto illustrativo del farmaco consente di capire quando sia necessario richiedere l’immediato intervento di un medico. Le vere reazioni allergiche insorgono rapidamente dopo l’assunzione del farmaco, generalmente entro 10-15 minuti e, quasi tutte, entro 1-2 ore. La comparsa di mal di stomaco tre giorni dopo l’inizio di un ciclo di terapia con la penicillina, probabilmente, non è indicativa di una reazione allergica. Questo tipo di reazione è più probabilmente inquadrabile come un effetto collaterale.

Bisogna notare che, allo stato attuale delle conoscenze mediche, il protocollo dei test cutanei per le penicilline è l’unico standardizzato. Per gli altri antibiotici sono ancora in fase di studio dei protocolli per verificarne e confermarne le allergie.

Nei casi di sospetta allergia alla penicillina è bene chiedere un consulto allergologico che potrebbe dirimere i dubbi anche con il colloquio. Le informazioni utili da raccogliere prima della visita allergologica sono il nome del farmaco (o dei farmaci) coinvolto/i nella reazione, quando è avvenuta la reazione, i sintomi della reazione, l’eventuale comparsa di sintomi simili in assenza dell’assunzione di farmaci, i farmaci successivamente assunti senza manifestare reazioni.

I test allergologici per le penicilline aiutano a capire se un paziente è veramente allergico a tali antibiotici o se abbia “superato” l’allergia a tali farmaci. Quando una reazione alla penicillina è avvenuta molti anni fa, il sistema immunitario può “dimenticare” l’allergia, nel caso l’antibiotico non sia stato più assunto. Dopo 10 anni dalla reazione, fino al 90 per cento delle persone sembra aver superato l’allergia alla penicillina e la probabilità di avere una reazione è molto bassa. Tale dato epidemiologico, non rende, però, sicura la riassunzione della penicillina senza una consulenza allergologica ed i relativi test.

Riferimenti

- Brockow K1, Garvey LH, et al. Skin test concentrations for systemically administered drugs — an ENDA/EAACI Drug Allergy Interest Group position paper. Allergy. 2013 Jun;68(6):702-12.

- Macy E. Practical Management of Patients with a History of Immediate Hypersensitivity to Common non-Beta-Lactam Drugs. Curr Allergy Asthma Rep. 2016 Jan;16(1):4.

Con il termine anafilassi (dal greco ana + phylaxis = iper-protezione) si intende una reazione allergica severa a rapida evoluzione in cui si manifestano importanti segni e sintomi cutanei e sistemici (che interessano, cioè, l’intero organismo) con esito potenzialmente fatale. La sindrome nella piena espressione comprende orticaria (pomfi) e/o angioedema con ipotensione (drammatico abbassamento della pressione del sangue) e broncospasmo fino all’arresto cardio/respiratorio (shock anafilattico).

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L’allergia alimentare è una reazione abnorme ed immediata verso un alimento scatenata dal sistema immunitario. Più in dettaglio, il sistema immunitario produce un anticorpo IgE verso un dato alimento (l’IgE, o l’immunoglobulina E, è un tipo di proteina che si accanisce contro uno specifico alimento).

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L’orticaria è generalmente considerata come un gruppo eterogeneo di malattie/disordini/condizioni che condividono un distinto pattern di reazione cutanea, cioè lo sviluppo di lesioni cutanee orticarioidi. L’ampia diversità ed il numero di differenti sottotipi di orticaria che sono stati identificati riflette, almeno in parte, la comprensione sempre crescente delle cause e dei fattori scatenanti dell’orticaria ed i meccanismi molecolari e cellulari coinvolti nella patogenesi. Lo scopo di queste linee guida è quello di fornire una definizione ed una classificazione aggiornate dell’orticaria facilitando così l’interpretazione di dati divergenti provenienti da diversi centri riguardo le cause scatenanti e la risposta terapeutica dei sottotipi di orticaria. Inoltre, queste guide linea forniscono raccomandazioni per gli approcci diagnostici nei comuni sottotipi di orticaria.

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La sindrome orticaria-angioedema è una affezione comune le cui reali dimensioni epidemiologiche sono mal definite e verosimilmente sottostimate. A rendere tuttora sconosciuta l’esatta prevalenza e l’incidenza di questa malattia hanno contribuito le caratteristiche cliniche di fugacità, la guarigione senza sequele e l’automedicazione effettuata dai pazienti nei casi in cui le manifestazioni cutanee risultino di minima entità. E’ quindi nozione non dimostrata, anche se diffusa, ritenere che circa il 15-20% della popolazione generale ha avuto o avrà almeno un episodio di orticaria nell’arco della propria vita. Sulla base della sua evoluzione clinica l’orticaria viene classificata in acuta e cronica, quest’ultima caratterizzata da una durata superiore alle sei-otto settimane. Alcuni autori distinguono anche una forma “recidivante” quando i periodi asintomatici sono più lunghi rispetto alle poussées. Le orticarie croniche possono durare molti anni, in media da tre a cinque; nel 40% dei casi le eruzioni cutanee persistono più di sei mesi e nel 20% dei casi sono ancora presenti a venti anni dall’esordio. La forma acuta interessa prevalentemente i bambini e i giovani adulti, mentre la cronica, che costituisce circa il 25% di tutte le orticarie, predilige individui di sesso femminile di media età. Il pomfo è la lesione cutanea patognomonica dell’orticaria; pruriginoso e di colorito rosa pallido, con dimensioni da pochi millimetri a diversi centimetri di diametro, é secondario ad edema e vasodilatazione del derma superficiale. Le lesioni, che si risolvono di regola con restitutio ad integrum, possono essere localizzate, diffuse o confluenti, con durata variabile, comunque inferiore alle 24 ore. L’angioedema si differenzia per la sua localizzazione nel derma profondo e tessuto sottocutaneo: dove la ridotta presenza di mastociti e terminazioni nervose sensitive lo rende generalmente non pruriginoso, ma a volte urente o doloroso. L’orticaria può interessare qualsiasi parte della superficie cutanea, mentre l’angioedema colpisce prevalentemente il volto, il cavo orale, i genitali, le regioni palmari e plantari. Circa la metà dei pazienti presenta come unica manifestazione cutanea l’orticaria, il 10% solo l’angioedema, mentre nel 40% dei casi le due espressioni cliniche coesistono. L’assenza della componente angioedematosa appare condizionare favorevolmente la storia naturale della malattia. L’eziologia della sindrome orticaria-angioedema è molteplice e spesso a patogenesi multifattoriale. L’evento finale comune è rappresentato dalla degranulazione mastocitaria che può essere determinata da una complessa interazione di meccanismi sia immunologici che extraimmunologici. In circa il 30% dei casi di orticaria acuta e fino al 70% dei casi di orticaria cronica l’eziologia rimane sconosciuta, tanto da ricorrere alla definizione di forma “idiopatica”. Le forme acute a patogenesi non immunologica sono le più frequenti e rappresentano circa l’80% di tutte le orticarie; tra le cause scatenanti principali ricordiamo l’assunzione di farmaci (soprattutto FANS) o l’eccessiva ingestione di alimenti contenenti istamina o sostanze “istamino-liberatrici” (pesce azzurro, crostacei, albume, fragole, cioccolata…). In altri casi la sindrome orticaria-angioedema è associata ad affezioni quali patologia focale (dentaria, tonsillare, uro-genitale,…), infestazioni parassitarie (Giardia, Ossiuri,…) e a malattie virali (HBV, HAV, EBV…), spesso non chiaramente identificate che sono all’origine di processi acuti soprattutto nei bambini.

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