“Allergie: Manuale per i Pazienti” verrà presentato venerdì 10 marzo 2017 alle ore 18 presso la Libreriacoop del Centro d’Abruzzo in via Po, 1 di San Giovanni Teatino.

Una guida per affrontare al meglio le allergie scritta per i pazienti. Il libro edito dalla casa editrice “Pagine” ha lo scopo di fornire informazioni generali ai pazienti sulle allergie. È ricco di suggerimenti a scopo divulgativo quanto più aggiornati possibile ed espressi in un linguaggio chiaro per i non addetti ai lavori.

Partendo da uno sguardo sul sistema immunitario, vengono affrontate le allergie respiratorie (rinite ed asma), le dermatiti allergiche, le allergie alimentari, le allergie da farmaci, da veleno di api e vespe, etc. Alcune sezioni sono dedicate anche a malattie come l’orticaria cronica e l’angioedema ereditario che, tradizionalmente, sono affidate alle cure dell’allergologo pur non essendo causate da meccanismi strettamente allergici.

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L’insonnia può aumentare il rischio di asma negli adulti fino a tre volte. Questo è quanto emergerebbe dallo studio prospettico HUNT i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sullo European Respiratory Journal a firma di alcuni ricercatori norvegesi

Lo studio è stato condotto su circa 18.000 norvegesi di età compresa tra i 20 ed i 65 anni. I ricercatori hanno scoperto che le persone che affermavano di aver difficoltà ad addormentarsi “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio, rispettivamente, del 65% e del 108% di sviluppare asma negli 11 anni successivi. Le persone che hanno detto di svegliarsi troppo presto e che non riuscivano a tornare a dormire “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio di sviluppare asma, rispettivamente, del 92 e del 36%. Coloro, infine, che hanno dichiarato di avere una scarsa qualità del sonno per almeno una volta alla settimana è risultata avere un rischio aumentato di sviluppare asma del 94%.

Lo studio non dimostra una relazione causa-effetto tra insonnia ed asma ma, se ciò fosse dimostrato dai prossimi studi, la cura dell’insonnia potrebbe rientrare nei consigli di prevenzione per gli oltre 300 milioni di persone affette da tale patologia respiratoria in tutto il mondo. Se a questo aggiungiamo che l’asma è stata collegata con l’aumento del rischio di sviluppare una serie di malattie mortali tra cui il cancro, il diabete e le malattie cardiache, è intuibile che la cura dell’insonnia cronica potrebbe diventare una priorità dei sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo.

Riferimenti

Brumpton B. et al. Prospective study of insomnia and incident asthma in adults: the HUNT study. European Respiratory Journal 2017, 49.

Che l’asma avesse una qualche influenza sulla gravidanza e la fertilità femminile è cosa risaputa da tempo ma, tale dato era basato su studi di piccole dimensioni o su studi basati solo su questionari. Un recente studio prospettico osservazionale di coorte in via di pubblicazione sullo European Respiratory Journal condotto su 245 donne ha evidenziato una relazione tra l’asma ed un tempo più lungo della gravidanza ed un tasso inferiore di natalità. Nel dettaglio, il tempo totale medio per raggiungere una gravidanza è risultato 32,2 mesi nelle donne non-asmatiche e 55,6 mesi per quelle asmatiche. Le donne asmatiche risultano avere anche un minor numero di concepimenti e tale tendenza è più evidente nelle donne più anziane.

Alla luce di questi risultati, le donne asmatiche dovrebbero essere incoraggiate alla gravidanza in età più precoce ed ad ottimizzare il loro trattamento per l’asma nel periodo che precede il concepimento.

Riferimenti

Gade EJ, Thomsen SF, Lindenberg S, Backer V. Fertility outcomes in asthma: a clinical study of 245 women with unexplained infertility.Eur Respir J. 2016 Feb 11.

Il primo passo è il test allergometrico, utile anche consultare il calendario dei pollini, in alcuni casi ci si può immunizzare da “Il Centro” del 9 Aprile 2015.

LEGGI L’ARTICOLO

Abbiamo cercato di riassumere in dieci punti le regole che gli asmatici dovrebbero rispettare per una ottimale gestione della loro patologia.

1. Comprendere la malattia

Molte persone cui viene diagnostica l’asma non hanno idea di quali siano i meccanismi che sottendono alla malattia. Altre persone pensano di sapere tutto ciò che riguarda l’asma ma, in realtà, sanno molto poco o hanno ottenuto informazioni non corrette sui meccanismi della malattia. Quando si deve affrontare una patologia come l’asma, la conoscenza è potere. Capire cosa scatena l’asma, quali sono i sintomi cui prestare attenzione e il piano per trattare i sintomi dell’asma sono le priorità assolute. E’ importante conoscere le nozioni di base sull’asma per capire cosa accade realmente durante una riesacerbazione dell’asma. E’ utile, in tal senso, diventare membro attivo di una associazione di pazienti allergici (es. Federasma e AllergieAssociazione Pazienti AllergiciIo e l’Asma, etc.), partecipare agli eventi da loro organizzati e rendersi promotori per la propria zona di residenza.

2. Conoscere i vari farmaci che sono stati prescritti per l’asma

La maggior parte delle persone con asma hanno bisogno di più di un farmaco: essi, generalmente, hanno a disposizione, almeno, un farmaco ”di salvataggio” e un farmaco “di controllo” . Ogni asmatico ha a disposizione un farmaco di salvataggio per l’immediato sollievo dai sintomi ma, non in grado di trattare l’infiammazione delle vie respiratorie alla base della malattia. Gli asmatici, inoltre, devono avere almeno un farmaco “di controllo” per trattare l’infiammazione delle vie respiratorie che sottende all’asma. Esso contribuisce a ridurre i sintomi nel lungo periodo e, generalmente, non aiuta a dare sollievo immediato dai sintomi durante le riesacerbazioni. Molte persone con asma sono convinte di aver bisogno solo dei farmaci “di salvataggio” mentre, gli studi dimostrano che l’80% (4 su 5 persone con asma), in realtà, ha bisogno di una terapia “di controllo” quotidiana per controllare i sintomi della malattia. E’ importante conoscere i principi generali del meccanismo di azione dei farmaci e come usarli correttamente.

3. Saper utilizzare i farmaci per l’asma

Saper utilizzare i farmaci per l’asma – in particolare gli inalatori - è fondamentale per chiunque abbia tale malattia. Una tecnica dell’utilizzo degli inalatori non corretta ha come conseguenza una mancato ingresso del farmaco nelle vie respiratorie dove  svolge la sua azione farmacologica. Un aiuto in tal senso può venire anche da filmati presenti su YouTube (es. 123456, etc.). I bambini, gli anziani e le persone con problemi di coordinamento devono sempre utilizzare un distanziatore con un inalatore MDI. Alcune persone, specialmente i bambini e le persone con asma grave e, talvolta, gli anziani, possono avere bisogno di un nebulizzatore (apparecchio per aerosol) per effettuare correttamente la terapia dell’asma. Il nebulizzatore è un compressore d’aria che trasforma la formulazione liquida di un farmaco per l’asma in un aerosol facilmente inalabile.Per i farmaci della terapia di fondo, ci sono numerose possibilità di scelta tra i dispositivi presenti sul mercato. Chiedete allo specialista Allergologo o Pneumologo, al Medico di Medicina Generale o al Farmacista di mostrarvi la corretta tecnica di tali dispositivi inalatori. In generale, è sempre buona norma sciacquare la bocca e / o lavarsi i denti dopo l’uso dei vari farmaci inalatori, specialmente se il farmaco è un corticosteroide per via inalatoria. Tale buona abitudine può ridurre la possibilità di comparsa di micosi del cavo orale (mughetto).

4. Capire se l’asma è sotto controllo

Molti pazienti asmatici sottovalutano la gravità dell’asma e, quindi, la maggior parte non sono trattati adeguatamente. Il trattamento non adeguato dell’asma può portare a gravi conseguenze tra cui la riduzione della funzione polmonare, i ricoveri in pronto soccorso e negli altri reparti ospedalieri per asma, fino a possibili decessi correlati alla malattia. Un metodo semplice ed immediato per sapere se l’asma è controllata può essere quello di rispondere ad alcune semplici domande di specifici questionari (es. l’Asthma Control Test) e/o sottoporsi ad una spirometria.

5. Sottoporsi ad una visita allergologica

Gli studi dimostrano che le persone seguite in ambiente allergologico per l’asma sono costrette ad un numero minore di ricoveri in pronto soccorso o negli altri reparti ospedalieri a causa di questa patologia. Gli Allergologi sono in grado di valutare il livello di controllo dell’asma mediante i test di funzionalità polmonare e, grazie alla loro formazione specialistica, sono anche in grado di determinare il ruolo, spesso determinante, delle allergie sull’asma, attraverso l’impiego dei test allergometrici. Gli Allergologi, inoltre, sanno gestire l’immunoterapia specifica (iniettiva e sublinguale) che può contribuire, in casi selezionati, al controllo dell’asma modificando in senso più favorevole la storia naturale della malattia.

6. Eseguire una spirometria

La spirometria è una metodica diagnostica per quantificare la funzionalità polmonare di una persona. È una parte molto importante della diagnosi e del trattamento dell’asma. Tutte le persone con asma dovrebbero effettuare una spirometria almeno due volte l’anno o, più di frequente, quando l’asma è grave o sia necessario valutare la risposta alla terapia. Anche i bambini di età superiore ai 6 anni sono, generalmente, in grado di effettuare l’esame. Dal momento che la spirometria può identificare problemi con l’asma ancor prima della comparsa dei sintomi, è importante per gli asmatici sottoporsi a tale esame anche se non hanno sintomi.

7. Sottoporsi a test allergometrici

I test allergologici possono aiutare un asmatico imparare a riconoscere tempestivamente quali sono i fattori scatenanti (trigger) allergici. Tale conoscenza può tradursi in un migliore controllo dei sintomi dell’asma adottando semplici misure di evitamento (bonifica ambientale) o di intervento terapeutico. Le prove allergiche hanno anche lo scopo di far conoscere le stagioni “critiche” per l’asmatico allergico al fine di consentire un pronto adeguamento della terapia. I test allergometrici, infine, sono necessari per stabilire una corretta immunoterapia specifica.

8. Stilare un piano di azione dell’asma con il proprio specialista

Un piano d’azione per l’asma può basarsi sui valori ottenuti dal misuratore di picco di flusso espiratorio, sulla frequenza dei sintomi dell’asma o su entrambi. Il misuratore di picco di flusso espiratorio è un dispositivo portatile che misura la velocità con la cui una persona riesce ad espellere l’aria dai propri polmoni. Se si osserva una riduzione del valore di picco di flusso espiratorio rispetto al normale, bisogna mettere in pratica le istruzioni riportate sul piano d’azione al fine di ottenere il controllo dei sintomi dell’asma. Ci sono molte opzioni per tali istruzioni nel piano d’azione dell’asma e possono variare da medico a medico.

9. Controlli medici periodici per l’asma

Le persone con asma dovrebbero vedere il loro medico per le visite “programmate” almeno ogni 6 mesi. Se le visite avvengono secondo il calendario proposto dal medico, senza incontri “extra” significa che l’asma è stabile e non ci sono problemi. Le visite saranno inevitabilmente più frequenti se non si è ancora raggiunto un controllo ottimale dell’asma e sono presenti riesacerbazioni.

10. Sottoporsi alla vaccinazione anti-influenzale

Gli asmatici sono particolarmente suscettibili a gravi complicanze quando contraggono il virus dell’influenza. Gli esperti ed il Ministero della Salute raccomandano agli asmatici di vaccinarsi per l’influenza ogni anno.  Recenti studi dimostrano che il vaccino antinfluenzale è sicuro anche per la maggior parte delle persone con allergia all’uovo.

Riferimenti

E’ noto che la corsa è uno dei più importanti fattori scatenanti dell’asma. La necessità di compiere uno sforzo fisico costante ed all’aperto esponendo l’asmatico a fattori ambientali presenti fuori casa – soprattutto inquinamento ed allergeni – rende questa attività fortemente connessa con le riesacerbazioni dell’asma. Tale dato non deve rappresentare un motivo per evitare a priori la corsa.

Prima di tutto è importante consultare il proprio medico. Come per ogni malattia cronica, se soffriamo di asma, è necessario parlare con il medico prima di  iniziare un regime di esercizio fisico significativo. Prima di iniziare a correre, i paziente asmatici devono raggiungere un controllo ottimale dell’asma ed avere un “piano d’azione” che descriva cosa fare se compaiono i sintomi della malattia durante la corsa. E’ importante, inoltre, portare sempre con sé i farmaci di emergenza.

Dove correre
La presenza di pollini, muffe e piccole particelle derivanti dal traffico veicolare (PM10) consigliano di evitare di correre accanto a strade trafficate o in zone dove ci sono parecchi prati e alberi. La necessità di respirare a bocca aperta durante la corsa, inoltre, fa perdere l’importante azione di filtro esercitata dal naso soprattutto sulle particelle inquinanti sospese nell’aria.

Quando correre

La scelta della stagione e dell’ora del giorno può fare la differenza. Per gli allergici è più indicato correre al mattino presto. La sera, generalmente, la concentrazione pollinica nell’aria è più elevata. Una buona abitudine è quella di pianificare la corsa in anticipo evitando i giorni in cui le previsioni della conta pollinica è più elevata con l’aiuto dei bollettini pollinici (es. http://www.ilpolline.it/bollettino-pollinico/). Un altro suggerimento è quello di sfruttare le ore appena dopo la pioggia. In tale periodo, infatti, il polline è stata “lavato” via dall’aria. Tali ore, però, non sono indicate per gli allergici alle muffe. Le spore di tali microrganismi, infatti, vengono rilasciate durante periodi caratterizzati da intensa umidità. Farsi la doccia appena dopo la corsa evita di inalare gli allergeni depositatisi sui capelli e sui vestici. Valutare insieme al proprio specialista Allergologo anche la possibilità di assumere antistaminici e/o broncodilatatori inalatori come misura preventiva.

La corsa di mattina presto può essere consigliata anche alle persone che vivono in città particolarmente trafficate.
Non trascurare la possibilità di indossare una sciarpa o uno scaldacollo per coprire la bocca nelle giornate particolarmente fredde. Respirare con la bocca aperta evita, oltre all’azione di filtro, anche quella di riscaldamento ed umidificazione esercitata dal naso. Anche il freddo, purtroppo, è un possibile fattore scatenante dell’asma.

Come correre

I pazienti con asma da esercizio fisico possono beneficiare di sessioni di recupero intervallate a sessioni di corsa. Tale tipo di allenamento dà la possibilità di recupero sia alle vie respiratorie sia alla muscolatura delle gambe mirando ad ottenere una respirazione profonda ed a ridurre la frequenza degli atti respiratori e dei battiti cardiaci.

Delle accelerazioni della corsa ad intervalli sono utili come riscaldamento per innescare spasmi della muscolatura respiratoria meno intensi riducendo, così, il rischio di gravi spasmi più tardi durante una corsa più prolungata. Ad ogni modo, le accelerazioni e lo sforzo che esse richiedono possono rappresentare essi stessi dei fattori scatenanti dell’asma. In questo caso è meglio pianificare un allenamento per la distanza piuttosto che per lo sprint.

Pianificando la corsa in base alle esigenze individuali ed evitando di praticarla quando ci sono basse temperature, alte concentrazioni di polline o di particelle di inquinamento, non c’è motivo per evitare del tutto tale attività motoria. L’esercizio fisico, inoltre, ha un’azione particolarmente benefica nel rafforzare i muscoli respiratori, tenere sotto controllo il peso corporeo, aumentare l’autostima e diminuire il rischio di malattie cardio-vascolari.

I benefici per la salute derivanti dalla corsa superano di gran lunga le preoccupazioni per praticarla.

Uno studio di farmacogenetica condotto a Brighton e Dundee, nel Regno Unito, su 62 bambini con asma scarsamente controllata, ha dimostrato che i portatori della variante genetica Arg 16 del recettore per i farmaci beta-2-agonisti reagiscono in maniera non ottimale al Salmeterolo.

Il Salmeterolo è, attualmente, il farmaco preferito per i bambini in cui l’asma non può essere controllato con i soli steroidi per via inalatoria in quanto ha avuto i migliori risultati nelle sperimentazioni su larga scala. Nei bambini dello studio inglese il montelukast ha dato risultati migliori in termini di riduzione della “difficoltà respiratoria”, della tosse, dei giorni di assenza da scuola e dell’utilizzo di broncodilatatori al bisogno. Se la scoperta verrà confermata, i test genetici potrebbero contribuire a “personalizzare” i trattamenti farmacologici.

Riferimenti

Lipworth BJ, Basu K, Donald HP, Tavendale R, Macgregor DF, Ogston SA, Palmer CN, Mukhopadhyay S. Tailored second line therapy in asthmatic children with the arginine-16 genotype. Clin Sci (Lond). 2012 Nov 5.

I risultati di uno studio presentato al congresso della European Respiratory Society in corso a Vienna indica che i bambini asmatici sono più spesso vittime di bullismo. Tra i fattori più importanti nel rendere i piccoli malati ‘soggiogati’, presi in giro e spesso anche vittime di violenza a scuola vi e’ la mancata partecipazione alle attività  sportive che fa aumentare in loro i sentimenti di tristezza, rendendoli facili prede dei ‘bulli’.

Approfondimenti

Spirometria 03I sintomi “classici” dell’asma sono tre: il respiro sibilante, la tosse e la difficoltà respiratoria (dispnea).

Quando, però, i pazienti vanno dal medico per riferire di sintomi che, poi si scoprirà dipendere dall’asma, usano un dizionario completamente diverso lamentando, spesso, tutta una serie di sintomi definiti “atipici”.

In pratica gli asmatici si lamentano di un respiro “pesante” indicando non solo la difficoltà nel respirare ma, anche una insolita “consapevolezza” degli atti respiratori che, normalmente , avvengono in maniera automatica ed inconscia; a volte parlano di “sensazione di oppressione al torace”; in alcuni casi lamentano di un espettorato di colore chiaro o “fiato corto”, soprattutto in seguito o in corso di uno sforzo fisico.

Nei bambini, la tosse può essere l’unico sintomo di asma. La tosse persistente è, sicuramente, il sintomo più frequente di asma nei bambini e, sempre per citare le differenze “linguistiche” tra i libri di medicina e quello che succede nella pratica clinica di tutti i giorni, devo dire che spesso le mamme ci raccontano di una serie interminabile di “bronchiti” che non si risolvono nemmeno con il trattamento antibiotico.

I sintomi di asma possono cambiare da persona a persona e possono anche variare nel tempo nell’ambito dello stesso individuo. I sintomi, inoltre, sono di solito episodici (cioè vanno e vengono) e non sono necessariamente presenti per tutto il tempo.

Le “esacerbazioni” dell’asma

L’asma è caratterizzata da periodi di “esacerbazione” e periodi di “remissione”. Durante i periodi di remissione, i sintomi sono ben controllati ed i valori della funzionalità respiratoria risultano normali. Si parla, invece, di esacerbazioni e riesacerbazioni quando c’è un aumento dell’infiammazione bronchiale caratterizzato da un’aumentata attività della malattia che si manifesta con la comparsa dei sintomi e la diminuzione dei valori della funzionalità respiratoria.

L’esacerbazione si sviluppa gradualmente ed inizia con sintomi lievi. Se tali sintomi vengono individuati e trattati precocemente ed appropriatamente si riesce, quasi sempre, ad evitare il ricorso a trattamenti pesanti che possono richiedere fino all’ospedalizzazione.

La terminologia “esacerbazione dell’asma” ha giustamente soppiantato  quelli che una volta venivano chiamati gli “attacchi asmatici”. La parola “attacco”, infatti, ha una chiara allusione ad un atteggiamento difensivo che si aveva nell’affrontare la malattia come se si dovesse aspettare inermi degli “assalti” imprevedibili e difficilmente affrontabili della malattia asmatica.

Il termine esacerbazione descrive molto più accuratamente il graduale incremento dell’infiammazione bronchiale durante una ripresa della malattia.

Ad ogni modo, a prescindere dalle disquisizioni di semantica, quando si è di fronte ad una esacerbazione dell’asma è sempre necessario cercare quali possono esserne state le cause e chiedersi, a esempio:

a. E’ subentrata un’infezione delle vie respiratorie?

b. Ho dimenticato di assumere i farmaci?

c. Sono rimasto per troppo tempo esposto a basse temperature (aspettando l’autobus, in ambienti non riscaldati, etc.)?

La prevenzione delle esacerbazioni è l’obiettivo più importante per un moderno trattamento della malattia.

Il “wheezing”

Il wheezing è uno dei tanti inglesismi di cui si è arricchita la nostra lingua ad indicare il rantolo, il sibilo che l’aria genera quando attraversa delle vie respiratorie più strette del normale. Nel caso dell’asma, il restringimento delle vie respiratorie può essere dovuto alla produzione di secrezioni mucose oppure al restringimento delle vie respiratorie provocato dalla contrazione delle fibre muscolari che le circondano.

La presenza di sibili non deve essere mai ignorata in quanto è un indice dell’attività della malattia asmatica.

La presenza di wheezing non indica necessariamente la presenza di asma. Bisogna precisare che il movimento dell’aria attraverso l’albero bronchiale avviene normalmente in maniera silente ed inconscia. Il wheezing è un suono anormale prodotto dal flusso turbolento di aria attraverso i polmoni. Ci sono diverse condizioni oltre all’asma che possono causare wheezing e tra queste ricordiamo la bronchite cronica ostruttiva (tipica dei fumatori), l’enfisema, le bronchiectasie, le infezioni del polmoni, le reazioni anafilattiche severe (di cui abbiamo già parlato) e il reflusso gastro-esofageo. Nei bambini piccoli durante la cosiddetta fase esplorativa orale, inoltre, non dimentichiamo la possibilità che il wheezing possa essere dovuto all’inalazione di un corpo estraneo come spine di pesce, ossa di pollo, monetine, frammenti di giocattoli etc.

In pratica, se abbiamo avuto del wheezing, soprattutto se in più di un’occasione, ed in associazione ad altri sintomi, non trascuriamo tale segnale del nostro corpo e consultiamo il nostro medico che saprà consigliarci per il meglio.

Asma da esercizio fisico

L’esercizio fisico è considerato una fattore scatenante dei sintomi dell’asma. In altre parole, l’esercizio fisico non causa direttamente l’asma ma agisce come stimolo alla bronco-costrizione e porta ad un incremento dell’infiammazione delle vie aeree.

Nei bambini piccoli, in particolare, la tosse che compare in concomitanza con sforzo fisico non deve mai essere ignorata in quanto potrebbe essere una importante spia dell’asma. Come abbiamo già detto all’inizio della puntata la tosse è il sintomo più frequente di asma nei bambini.

Nell’adulto, per poter dare una risposta a quali possano essere le cause della tosse in corso di sforzo fisico è necessario  consultare il medico che prenderà in esame l’eventuale abitudine del fumo di sigaretta, le modalità di insorgenza della tosse (prima, durante o dopo lo sforzo fisico) e, dopo un attenta visita mirata allo studio dei seni paranasali, della gola, del cuore  e dei polmoni, potrebbe richiedere degli esami come una radiografia del torace e una spirometria.

La spirometria

E’ dello strumento più importante sia per la diagnosi che per il monitoraggio del trattamento dell’asma. Si effettua con un apparecchio chiamato, appunto, spirometro al quale il paziente è connesso tramite un boccaglio. Gli si chiede prima di prendere un respiro profondo e quindi di soffiare con violenza fino alla completa espirazione. Il flusso di aria emesso è misurato dallo spirometro e viene analizzato da un computer.

Le misurazioni ottenute da ogni singolo paziente vengono confrontate con i valori di riferimento (i cosiddetti valori predetti) basati su tre variabili: l’età, l’altezza ed il sesso. E’ intuibile il concetto che i valori predetti per un bambino di 6 anni saranno diversi da quelli di una donna adulta di 40 anni.

Il valore più importante che la spirometria fornisce è il cosiddetto FEV1, un acronimo che sta per l’inglese Forced Expiratory Volume at First Second, ovvero il volume di aria che un paziente riesce ad espirare in maniera forzata al primo secondo dall’inizio della manovra.

Quando l’asma è scarsamente controllata, il tempo di svuotamento del polmone diventa più lungo e ne consegue che la quantità di aria espirata al primo secondo risulta proporzionalmente ridotta.

Quando si osservano dei valori di FEV1 estremamente bassi, la spirometria viene ripetuta anche dopo l’inalazione di particolari farmaci chiamati beta-2-agonisti a breve durata di azione alla ricerca di quel fenomeno noto come reversibilità. Essa consiste nella normalizzazione o, più precisamente, nel recupero di almeno un 12% del FEV1 dopo l’inalazione dei beta-2-agonisti.

Il test con la metacolina

E’ un test di broncoprovocazione utilizzato nei casi nei quali si sospetta l’asma ma, non si è riusciti a dimostrare una reversibilità. Non è un esame di routine e viene effettuato solo in centri ospedalieri. Il test si effettua dopo aver ottenuto una spirometria di base normale e ripetendo delle altre spirometrie dopo l’inalazione di dosi crescenti di metacolina. Se le misurazioni del FEV1 rimangono vicine a quella della spirometria di base, si dice che il test è negativo e si può escludere con certezza quasi assoluta la presenza di asma.

Se il FEV1 scende al di sotto del 20% rispetto alla spirometria di base, si dice che il test è positivo. A questo punto il test viene sospeso e si fa inalare al paziente un beta-2-agonista per alleviare i sintomi di ostruzione e riportare la funzionalità respiratoria a valori di normalità.

Se la negatività del test alla metacolina esclude quasi definitivamente l’asma, non si può dire che tutti i paziente con tale test positivo abbiano l’asma. E’ solo l’esperienza del medico che potrà stabilire il giusto valore da dare al test con la metacolina.

Gli altri esami

Gli esami di cui abbiamo parlato finora sono sufficienti per la diagnosi della maggior parte dei casi di asma. In casi selezionati può essere necessario il ricorso all’emogasanalisi ed, in estrema ratio, alla broncospia.

L’emogasanalisi è un esame del sangue. Mentre i normali esami di laboratorio si eseguono su sangue prelevato da una vena, l’emogasanalisi si esegue sul sangue prelevato da una arteria, di solito, dall’arteria radiale a livello del polso. I dati più importanti forniti da tale esame sono il contenuto di ossigeno e  anidride carbonica e il pH del sangue che dipendono direttamente dalla funzionalità respiratoria. L’emogasanalisi si usa soprattutto nei reparti di rianimazione in pazienti con esacerbazioni severe di asma. In questi casi si osserva una diminuzione del quantitativo di ossigeno, un aumento dell’anidride carbonica ed una caduta del pH. Il frequente monitoraggio di tali parametri aiuta i medici a capire quale possa essere il miglior trattamento per il paziente.

La broncoscopia è una procedura che permette di guardare direttamente nei bronchi ed ottenere campioni o biopsie delle anormalità riscontrate nell’albero bronchiale. Tale esame è utilizzato molto di rado nei pazienti asmatici e quando lo si fa è per rimuovere delle secrezioni di muco spesse in grado di ostruire il passaggio dell’aria. Attualmente è ancora in fase di sperimentazione l’utilizzo di tale metodica per effettuare una terapia non farmacologica dell’asma. Stiamo parlando della  la termoplastica della muscolatura liscia bronchiale per mezzo di calore generato da radiofrequenze; una sorta di bruciatura della muscolatura responsabile del restringimento dei bronchioli.

Concetti chiave

a) La presentazione dell’asma può avvenire attraverso sintomi “classici” o sintomi atipici.

b) La tosse può essere l’unico ed il più importante sintomi di asma soprattutto nei bambini.

c) La malattia asmatica si compone di fasi e esacerbazione e remissione e l’obiettivo principale della terapia è quello di prevenire le esacerbazioni;

d) Le prove di funzionalità respiratoria rappresentano gli strumenti  più potenti per la diagnosi ed il monitoraggio della malattia.

Letture consigliate

  • Apter AJ. Advances in adult asthma diagnosis and treatment and HEDQ in 2010. J Allergy Clin Immunol. 2011 Jan;127(1):116-22.
  • Dryden DM, Spooner CH, et al. Exercise-induced bronchoconstriction and asthma. Evid Rep Technol Assess (Full Rep). 2010 Jan;(189):1-154, v-vi.
  • Riccioni G, Di Stefano F, De Benedictis M, Verna N, et al. Seasonal variability of non-specific bronchial responsiveness in asthmatic patients with allergy to house dust mites. Allergy Asthma Proc. 2001 Jan-Feb;22(1):5-9.
  • Di Gioacchino M, Cavallucci E, Di Stefano F, Verna N, et al. Influence of total IgE and seasonal increase of eosinophil cationic protein on bronchial hyperreactivity in asthmatic grass-sensitized farmers.  Allergy. 2000 Nov;55(11):1030-4.

Polmoni in catene1. Che cosa è l’asma?

L’asma è una malattia cronica delle vie aeree del polmone per la quale esistono, attualmente, possibilità di cura molto efficaci. Milioni di persone in tutto il mondo soffrono di tale malattia. I sintomi dell’asma sono correlati alla respirazione ed al sistema respiratorio e variano per frequenza ed intensità. Essi comprendono tosse, respiro affannoso, aumento della produzione di muco, respirazione difficoltosa e mancanza di respiro. La gravità dell’asma non solo varia da persona a persona, ma può anche modificarsi, nel tempo, nell’ambito della stessa persona. Uno degli obiettivi più importanti del trattamento dell’asma è la prevenzione della comparsa dei sintomi da ottenersi attraverso il loro controllo. Alcune persone con asma lieve manifestano raramente sintomi. Altre persone, la cui l’asma è più persistente e collocabili all’altra estremità dello spettro di gravità della malattia, possono aver bisogno di parecchi farmaci da assumere quotidianamente per controllare la malattia, normalizzare la funzionalità polmonare e non manifestare sintomi.

Oggi, anche i malati di asma più grave possono essere trattati con successo. La gestione attuale dell’asma e le terapie attuali permettono alle persone cui è stata diagnostica l’asma di condurre una vita normale ed attiva. Un trattamento efficace dell’asma necessita la comprensione dei principi generali della malattia e di come si manifesta in una particolare persona, combinata ad attente cure mediche e alla creazione di una rapporto di cooperazione collaborativa tra medico e paziente (Tabella 1).

Tabella 1 – Elementi necessari per il successo del trattamento dell’asma

• Farmaci appropriati alla gravità dell’asma e del grado di controllo• Misure di controllo ambientale• Vaccinazioni (anche contro l’influenza)• Identificazione e trattamento di eventuali co-esistenti patologie mediche• Educazione del paziente, della famiglia e delle persone che si prendono cura del paziente (insegnanti, baby-sitter, badanti, etc.)• Strategie di auto-gestione e linee guida• L’esercizio fisico aerobico regolare• Creazione di un solido rapporto di collaborazione tra paziente e medico

 

2. Qual è la diffusione dell’asma?

L’asma è una malattia dei polmoni molto comune che, secondo alcune stime, interessa il 5-10% della popolazione dei paesi industrializzati. Colpisce tutti i gruppi etnici a tutte le età. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Heath Organization – WHO) indicano che ci sono tra i 100 e i 150 milioni di persone che soffrono di questa malattia nel mondo. Le morti associate alla malattia, sempre secondo i dati dell’OMS, sono circa 180.000 ogni anno. Nel 50% degli adulti e nell’80% dei bambini la malattia asmatica dipende da un’allergia respiratoria. Secondo la Global Initiative for Asthma (GINA), sono addirittura 300 milioni le persone nel mondo che soffrono della malattia, una ogni 20. In Europa, secondo la GINA, ci sono oltre 30 milioni di asmatici.

In Italia, si stima che ogni anno circa nove milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie derivanti dalla presenza di pollini nell’aria e quattro milioni di essi ricorrono alle cure mediche. Si calcola che circa il 15-20 per cento della popolazione italiana soffre di allergie, fenomeno in crescita, soprattutto tra i più giovani e tra le donne. L’Italian Study on Asthma in Young Adults (ISAYA), un’indagine multicentrica condotta tra il 1998 e il 2000 su nove città italiane su 3.000 persone tra i 20 e i 44 anni, ha permesso di evidenziare una notevole differenza delle manifestazioni asmatiche sul territorio nazionale. La malattia è più presente nelle zone mediterranee che in quelle continentali e la sua prevalenza cresce all’aumentare della temperatura media e al diminuire dell’escursione termica.

In termini economici, l’asma incide più della tubercolosi e dell’AIDS presi insieme. Nei soli Stati Uniti, la stima dei costi diretti e indiretti per la cura si aggira sui 6 miliardi di dollari all’anno e raggiunge gli oltre 10 miliardi considerando il costo totale della malattia, incluse le giornate lavorative e scolastiche perse. Secondo i Centri per il Monitoraggio delle Malattie americani, i bambini con asma non controllato perdono il doppio dei giorni di scuola rispetto a quelli non asmatici e l’asma è un fattore determinante sia per l’assenza dal lavoro sia perla scelta di un lavoro rispetto a un altro. L’apprendimento e le opportunità di socializzazione legate anche alle attività fisiche sono, inoltre, fortemente limitati nei bambini più giovani che soffrono di asma.

Uno degli obiettivi più importanti per gli operatori sanitari che si occupano di asma è quello di ridurre le ospedalizzazione per tale malattia. L’osservazione di un trend positivo in tal senso sembra essere una conseguenza diretta dell’adozione di tutti gli elementi finora individuati per il controllo dell’asma.

3. E’ vero che l’incidenza dell’asma è in aumento?

Per 20 anni (fino agli anni ’90) la prevalenza di asma è aumentata considerevolmente in molti paesi occidentali e soprattutto nei bambini. All’inizio dell’ultimo decennio, il trend dell’asma negli adulti sembrava stabilizzato ma, negli ultimi anni, la prevalenza dell’asma (specie nei bambini) sembra in ulteriore crescita, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo per motivi non del tutto chiari. Lo sforzo di ricerca internazione più grande attualmente è quello di cercare di capire i motivi dell’aumento dell’incidenza della patologie allergiche nelle fasce più giovani della popolazione mondiale. Tale sforzo è portato avanti dall’International Study of Asthma and Allergies in Childhood (ISAAC) iniziato nel 1991. Esso coinvolge 100 paesi ed oltre 2 milioni di bambini per studiare l’asma, la rinite e l’eczema a causa del preoccupante aumento di incidenza di tali malattie nei paesi in via di sviluppo. I risultati finora ottenuti dall’ISAAC confermano che queste malattie sono in aumento nei paesi in via di sviluppo ma, indicano che tale aumento ha poco a che fare con l’allergia, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

In rapporto ai gruppi etnici, la prevalenza dell’asma negli immigranti in Italia dai Paesi in via di sviluppo è maggiore rispetto ai nativi italiani e si associa a comparsa di sensibilizzazione allergica ad allergeni locali, che si manifesta entro pochi anni dall’arrivo in Italia. L’asma negli immigranti è spesso più grave, anche per il minor accesso ai servizi sanitari e le peggiori condizioni socio-economiche tanto che essi dovrebbero essere considerati come una categoria ad elevato rischio di asma, e di asma non controllato.

L’attuale prevalenza di asma in Italia, benché inferiore a quella di molte altre nazioni, rappresenta una notevole fonte di costi sia sociali sia umani. I costi diretti della patologia asmatica in Italia rappresentano l’1-2% della spesa sanitaria totale. I costi indiretti intesi come perdita di produttività lavorativa e scolastica degli individui affetti rappresentano oltre il 50% della spesa totale provocata da tale patologia.

4. Perché l’asma è così comune?

L’asma è molto frequente e si stima che possa arrivare a colpire circa un italiano su dieci a un certo punto della loro vita. Non è chiaro perché l’asma sia diventata una malattia cronica con una prevalenza così elevata. Una delle ipotesi è quella secondo cui i medici siano, oggi, maggiormente addestrati alla corretta diagnosi dell’asma al punto che l’identificazione ed il conteggio più preciso dei soggetti affetti da tale patologia ha portato alla percezione di un aumento del numero di casi diagnosticati. Purtroppo, è vero il contrario, ovvero che la diagnosi di asma è troppo spesso trascurata, soprattutto tra le persone anziane e gli adolescenti. Nella realtà dei fatti, l’asma è veramente diventata più comune soprattutto a causa di vari fattori ambientali. Fumare, per esempio, è diventato socialmente accettabile anche per le donne dopo la seconda guerra mondiale. I neonati di madri che fumano sono a rischio di sviluppare di dispnea ed asma durante l’infanzia. L’aumento degli inquinanti atmosferici e dei particolati nelle aree urbane o industriali possono svolgere un ruolo importante. Dal punto di vista medico, la maggiore consapevolezza dell’importanza della qualità dell’aria in generale e la promulgazione di leggi che vietano di fumare in tutti i luoghi pubblici chiusi sono un passo fondamentale verso il miglioramento delle possibilità di controllo della malattia.

5. L’asma è una malattia solo dei bambini?

L’asma colpisce persone di tutte le età e una diagnosi di asma può essere posta anche in un bambino di appena 2 anni di età. L’asma è la malattia cronica più comune dell’infanzia ma non colpisce solo i bambini. E’ bene sfatare due grandi “miti” sull’asma:

1)       Non è vero che l’asma è solo una malattia dell’infanzia.

2)       Non è vero che l’asma scompare con la crescita del bambino.

Molte persone con nuova diagnosi di asma sono adulti. Anche se alcuni adulti con asma possono aver sofferto di asma da bambini, altri sviluppano tale malattia, per la prima volta, nell’età adulta. L’asma può, quindi, svilupparsi a qualsiasi età.

6. Come funzionano i polmoni?

I polmoni sono la componente principale del sistema respiratorio. Per capire il funzionamento dell’apparato respiratorio è utile avere qualche nozione di anatomia. Il sistema respiratorio umano comincia dal naso, con le narici, e prosegue con il faringe e la trachea. La trachea si trova sotto le corde vocali (laringe) e la si può percepire toccando la parte anteriore del collo subito sopra lo sterno, nella parte superiore del torace. La trachea termina dividendosi in due rami: il bronco principale destro e il bronco principale di sinistra. Il bronco principale di destra porta l’aria da e verso il polmone destro, e il bronco principale di sinistra conduce aria da e verso il polmone sinistro.

La zona in cui la trachea si divide nei bronchi principale destro e sinistro si chiama la carena. Da questo punto in poi inizia tutta una serie di ramificazioni sempre più strette che costituiscono l’albero tracheobronchiale la cui suddivisione più piccola è il bronchiolo. Ogni bronchiolo porta a “sacche” d’aria nei polmoni chiamate gli alveoli.

Gli alveoli sono strutture altamente specializzate del polmone. Sono le unità polmonari di scambio dei gas. Essi, infatti, fanno in modo che l’aria fresca inalata, ricca di ossigeno (O2) entri nel corpo nello stesso tempo in cui l’aria povera di ossigeno e ricca di biossido di carbonio (CO2) esce. L’ossigeno (O2) è necessario per la vita, la mancanza di ossigeno è rapidamente fatale. Mentre l’ossigeno inalato viene fornito agli organi attraverso i polmoni, l’aria “usata”, costituita principalmente da anidride carbonica (CO2), viene escreta tramite l’espirazione. L’anidride carbonica è prodotta dal metabolismo del corpo ed è considerato un “prodotto di scarto”. L’accumulo anomalo di anidride carbonica nel corpo e nel sangue è dannoso per la salute ed è responsabile di alcune forme di insufficienza respiratoria.

Il processo responsabile del consumo di ossigeno nel corpo e della rimozione dell’anidride carbonica è chiamato respirazione. La respirazione è la funzione principale e fondamentale dei polmoni e del sistema respiratorio. I medici a volte considerano la respirazione come uno “scambio di gas”. Il gas scambiati sono l’ossigeno (O2) e anidride carbonica (CO2). Con il termine “scambio” si intende che il gas CO2 eliminato dal corpo viene sostituito da una nuova scorta di O2. Lo scambio avviene nella zona più profonda del polmone, a livello degli alveoli. Lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica avviene attraverso una zona specializzata in cui ogni sacca di aria (alveolo) è in intimo contatto con vasi sanguigni minuti e sottili chiamati capillari. Il letto capillare circonda completamente gli alveoli lungo la membrana alveolo-capillare. A causa della struttura della membrana alveolo-capillare, l’ossigeno inalato (O2) passa facilmente dalla alveoli al sangue capillare che poi lo invia ai nostri organi. Allo stesso modo, la CO2 del corpo attraverso il flusso della circolazione sanguigna viene ceduta alla membrana alveolo-capillare, e successivamente all’alveolo per essere esalata dai nostri polmoni a ogni respiro. Un adulto normale, a riposo, respira circa 12-18 volte al minuto, i bambini circa 20 volte al minuto, i neonati ancora più frequentemente. La frequenza respiratoria è il numero di respiri che una persona compie in 1 minuto. Il soggetto sano non si rende conto della propria respirazione in quanto essa è un atto automatico, che non richiede sforzo ed indolore. L’aumento della frequenza respiratoria, a volte percepita come una sorta di “mancanza di fiato”, può rappresentare un processo normale, come avviene in corso di attività fisica e consente di aumentare l’apporto di ossigeno al corpo. Un aumento della frequenza respiratoria può anche indicare l’insorgenza di un problema di salute e, in particolare, può essere un segno di accentuazione della sintomatologia dell’asma. Questo è il motivo per cui l’insieme delle misurazioni della frequenza respiratoria, delle pulsazioni (o frequenza cardiaca), della pressione sanguigna e della temperatura è chiamato, nella terminologia medica, come i “segni vitali”!

 

Figura 1 – Rappresentazione schematica dell’apparato respiratorio umano (da Wikipedia).

Figura 1 – Rappresentazione schematica dell’apparato respiratorio umano (da Wikipedia).

7. I polmoni continuano a svilupparsi dopo la nascita?

Sì, i nostri polmoni continuano a crescere e svilupparsi dopo la nascita. In particolare, le unità specializzate per lo scambio gassoso ossigeno-anidride carbonica, chiamate alveoli, si sviluppano dopo la nascita. La maggior parte degli alveoli polmonari, circa l’85%, si formano dopo la nascita, durante i primi 3 anni di vita. Anche l’afflusso di sangue all’interno della rete capillare matura parallelamente allo sviluppo alveolare, dalla nascita fino ai 3 anni di età. Anche le cellule mucose che delineano i passaggi dell’aria si sviluppano dopo la nascita.

Dato che la maggior parte degli alveoli si sviluppano dopo la nascita, i primi 3 anni di vita possono essere visti come un periodo particolarmente delicato. Gli esperti ritengono che un’asma non ben controllata, durante l’infanzia e l’adolescenza, possa essere responsabile di una capacità polmonare ed una funzionalità polmonare ridotta per tutta la vita. Oltre al controllo l’asma infantile, è fondamentale, per i neonati ed i bambini, crescere in ambienti privi di fumo per massimizzare la normale maturazione del polmone.

Dopo i 3 anni di età, i polmoni sono formati, ma non completamente sviluppati. I nostri polmoni, come il resto del corpo, si sviluppano durante l’adolescenza fino all’età adulta. L’adolescenza rappresenta una seconda finestra vulnerabile. Recenti studi scientifici indicano che gli adolescenti che fumano avranno, al termine dello sviluppo, una funzionalità polmonare inferiore a quella degli adolescenti non fumatori sani. L’osservazione di una funzionalità polmonare ridotta nei fumatori adolescenti è particolarmente più evidente nelle ragazze.

8. Quali sono le cause dell’asma?

Si ritiene che l’asma sia il risultato di una complessa interazione tra fattori propri dell’individuo, i geni e vari fattori ambientali, esterni all’individuo.

I fattori ambientali che sono stati studiati includono i virus come l’RSV (virus respiratorio sinciziale), il fumo di sigaretta, gas di scarico, animali da fattoria, i farmaci (soprattutto i farmaci antinfiammatori non steroidei come l’acido acetilsalicilico), i pesticidi, gli animali domestici, e il fumo.

La tendenza a sviluppare l’asma, soprattutto nei giovani, ha una base ereditaria. Se uno o entrambi i genitori hanno l’asma, per esempio, il loro bambino ha una maggiore probabilità di sviluppare asma rispetto a un altro bambino i cui genitori non hanno una storia di asma. Malgrado si sappia da tempo che nell’ambiato della stessa famiglia ci possono essere diversi casi di asma, non esiste un gene particolare, noto per essere il responsabile dello sviluppo di asma. Sembra, invece, che molti geni contribuiscono alla tendenza di un individuo a sviluppare asma. Geni localizzati su cromosomi diversi, quali i cromosomi 2, 5, 6, 7, 12, 16, 17, 19, e 20, sono importanti per l’asma. La ricerca scientifica è volta all’identificazione dei geni che contribuiscono allo sviluppo di asma, dei geni responsabili della gravità della malattia e dei geni responsabili della riposta o della mancata risposta ai trattamenti.

9. Qualè il rapporto tra allergia e asma?

L’allergia e asma sono due condizioni mediche distinte, nonostante l’asma spesso coesista con una diagnosi di allergia, soprattutto nei bambini e negli adolescenti.

L’allergia coinvolge il nostro sistema immunitario che svolge un ruolo importante anche nell’asma. L’allergia è una risposta una risposta particolare del sistema immunitario ad un agente specifico, chiamato allergene. Esempi di allergeni sono i peli di gatto, le muffe, le arachidi, le penicilline, e i pollini solo per citarne solo alcuni. La maggior parte delle persone, non allergiche, può giocare con i gatti, mangiare noccioline, assumere antibiotici per le infezioni o sentire il profumo dei fiori senza conseguenze negative. Il soggetto allergico ai gatti o alle arachidi, invece, in seguito all’esposizione ai gatti o arachidi, può sviluppare uno o più sintomi di allergia. I sintomi di allergia possono derivare dall’interessamento di diversi organi del corpo come la pelle (orticaria), le mucose degli occhi (congiuntivite) e del naso (rinite), l’intestino (crampi, nausea, vomito, diarrea) ed i polmoni (difficoltà respiratoria).

L’asma è una parola derivante dal greco asqma che significa “respirazione difficile”. Una persona con asma può avere sintomi intermittenti e variabili quali tosse, produzione di muco, respiro sibilante e dispnea. Una parte della gestione dell’asma, al giorno d’oggi, comprende l’identificazione dei fattori scatenanti (trigger) delle crisi e la conseguente riduzione degli stessi a ogni livello possibile. Alcuni dei trigger in grado di provocare i sintomi dell’asma nella maggior parte delle persone con asma sono considerati universali mentre, altri sono più personali. L’aria fredda e le infezioni delle vie respiratorie sono due esempi di trigger universali dell’asma. Ciò significa che la maggior parte degli asmatici, se esposti ad aria molto fredda per un periodo abbastanza lungo di tempo o quando sono colpiti da qualche infezione delle vie respiratorie, probabilmente svilupperanno alcuni sintomi di asma quali, ad esempio, tosse e respiro affannoso notturno. Le stesse persone possono, o meno, sviluppare sintomi di asma quando accarezzano un gatto se sono, o meno, allergiche a tale animale. L’esposizione ad un allergene noto, per le persone allergiche che soffrono anche di asma, può essere un fattore scatenante (trigger) per l’asma. Sebbene asma ed allergia siano due cose diverse, spesso la loro diagnosi avviene quasi contemporaneamente, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Alcuni studi indicano che tra il 60% e 80% dei bambini con asma soffre anche di allergie. Inoltre, un individuo allergico di qualsiasi età ha un rischio significativamente più elevato di avere asma rispetto ad un individuo non allergico.

10. Si può prevenire l’asma?

Come già detto, si ritiene che lo sviluppo di asma derivi dalle complesse e scarsamente conosciute interazioni tra le caratteristiche innate (genetiche) di una persona e gli elementi del contesto in cui vive sin dalla nascita. Ognuno di noi è dotato di uno specifico patrimonio di geni, ereditati dai nostri genitori, e non possiamo, ovviamente, fare nulla per cambiarlo. Dobbiamo, quindi, rivolgere la nostra attenzione agli elementi che costituiscono l’ambiente in cui viviamo per vedere se le misure di prevenzione potrebbero rivelarsi utili. Alcune evidenze scientifiche suggeriscono che l’infezione da parte di alcuni comuni ceppi di virus respiratori nel corso dei primi anni di vita può predisporre il bambino a sviluppare l’asma. Malgrado tali evidenze siano interessanti e guideranno le ricerche future su tali virus e il loro rapporto con l’asma, le implicazioni pratiche sono molto scarse. Non conosciamo, infatti, ancora metodi efficaci per evitare le infezioni da parte dei comuni virus respiratori.

Sicuramente più praticabile è un “controllo” sui nostri luoghi chiusi (indoor). Ci sono dati incontrovertibili a sostegno di una relazione causale tra lo sviluppo di asma e l’esposizione agli acari della polvere, nonché una forte associazione tra esposizione al fumo passivo e l’asma nei bambini più piccoli. Gli studi sulle restrizioni dietetiche sulla madre, prima del parto hanno dato risultato non ancora univoci. L’allattamento esclusivo al seno per almeno i primi 4-6 mesi di vita sembra ritardare (ma non necessariamente evitare) lo sviluppo di allergie e asma. La consuetudine, da parte dei pediatri, di ritardare lo svezzamento e l’introduzione di alimenti particolarmente allergizzanti (latte vaccino, uova, frutta con guscio e pesce) in bambini di coppie di genitori allergici è ancora oggetto di studio. 

Letture consigliate

- http://www.ginasthma.com/

- http://www.ginasma.it/

- Role of viral respiratory infections in asthma and asthma exacerbations. Busse WW, Lemanske RF Jr, Gern JE. Lancet. 2010 Sep 4;376(9743):826-34.

- Environmental epigenetics of asthma: an update. Ho SM. J Allergy Clin Immunol. 2010 Sep;126(3):453-65.

- The role of allergen exposure and avoidance in asthma. Baxi SN, Phipatanakul W. Adolesc Med State Art Rev. 2010 Apr;21(1):57-71, viii-ix.

Riferimenti: Dr. Nicola Verna   Info: n.verna@tiscali.it   Telefona gratis: 085/65360

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