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Post Taggati ‘immunoterapia specifica’

L’immunoterapia specifica (ITS) durante la gravidanza potrebbe ridurre le allergie nei bambini

11 Gennaio 2014 Nessun commento

Le madri in gravidanza che soffrono di allergie potranno prendere in considerazione anche l’immunoterapia allergene specifica tra le opzioni di prevenzione per i loro bambini. Secondo uno studio presentato al meeting annuale del Collegio Americano di Allergologia, Asma ed Immunologia (American College of Allergy, Asthma and Immunology – ACAAI) tenutosi in Novembre a Baltimore, le donne incinte sottoposte ad immunoterapia specifica prima e durante la gravidanza possono ridurre la possibilità dei loro bambini di sviluppare allergie in tutte le sue espressioni (asma, allergie alimentari, eczema, etc.).

Le malattie allergiche tendono ad avere una “familiarità”. Se entrambi i genitori soffrono di allergie, i loro figli hanno una probabilità del 75% di essere allergici. Se solo un genitore è allergico, o se un parente ha una qualche allergia, il bambino ha una probabilità dal 30 al 40% di avere un’allergia. Se nessuno dei genitori ha allergie, la possibilità di un bambino di sviluppare un’allergia è solo il 10 a 15%.

Alla luce di questi dati epidemiologici, qualora i dati presentati a Baltimore siano confermati da ulteriori studi, l’immunoterapia specifica acquisirebbe un’ulteriore indicazione oltre a quelle conosciute. Essa, infatti, è l’unico trattamento capace di agire sulle cause, e non solo sui sintomi, dell’allergia e di modificarne la storia naturale;  previene nuove sensibilizzazioni ad allergeni differenti; e riduce la possibilità di sviluppare asma nei pazienti con rinite allergica causata da allergeni inalanti.

Riferimenti

Allergy Shots during Pregnancy may Decrease Allergies in Children - Annual Scientific Meeting of the American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI) BALTIMORE, MD. (November 8, 2013)

Immunoterpia specifica per la Betulla: in arrivo il cerotto?

19 Ottobre 2013 Nessun commento
Le due compagnie francesi, Stallergenes e DBV Technologies, hanno recentemente annunciato di aver stipulato un accordo per la ricerca e lo sviluppo di un trattamento per l’allergia alla betulla per via epicutanea (cerotto). La Stallergenes metterà a disposizione la sua consolidata esperienza nel settore dell’immunoterapia specifica; la DBV Technologies fornirà la sua esperienza nei devices per la somministrazione epicutanea. Tale via di somministrazione dovrebbe consentire di somministrare l’allergene (il polline di betulla) attraverso la cute intatta evitando il trasferimento massiccio dello stesso nel sangue riducendo i possibili rischi di reazioni allergiche sistemiche (shock anafilattico).

Riferimenti

- Stallergenes and DBV Technologies Announce Respiratory Allergy Research and Development Collaboration for Birch Pollen

La HAL Allergy ha completato la fase di arruolamento dei pazienti per la fase II dello studio del SUBLIVAC FIX® per il polline di betulla

6 Novembre 2012 Nessun commento

HAL Allergy BV ha recentemente annunciato di aver completato l’arruolamento dei pazienti per lo studio di Fase II per SUBLIVAC FIX® per il polline di betulla al fine di individuare la dose ottimale in termini di efficacia clinica e sicurezza. Lo studio multi-centrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo su pazienti con rinite e rinocongiuntivite allergica persistente è stato avviato nel mese di luglio 2012 e si concluderà nel marzo 2013. Sono stat reclutati più di 250 pazienti ad opera di 21 centri clinici di Repubblica Ceca, Polonia e Germania.

Che cos’è il SUBLIVAC FIX Betulla®

SUBLIVAC Birch FIX® è un estratto allergenico di polline di betulla per uso sublinguale. Il prodotto sarà presumibilmente di uso commerciale al termine dello studio con l’indicazione per i pazienti affetti da gravi malattie allergiche respiratorie non adeguatamente controllate nonostante l’uso di farmaci sintomatici.

Informazioni su HAL Allergy

Il gruppo HAL Allergy è stato fondato nel 1959 ed è uno dei principale produttori europei di vaccini antiallergici ed estratti diagnostici. I prodotti del gruppo sono distribuiti tramite le filiali in Germania, Spagna, Italia, Polonia, Austria e Benelux, nonché tramite una rete di partner di distribuzione in tutta Europa.

Fonte: HAL Allergy

C’è, finalmente, una terapia rapida e sicura per le reazioni anafilattiche da allergia alimentare?

14 Ottobre 2011 Nessun commento

ArachidiDa un articolo pubblicato sul Journal of Immunology, sembra che alcuni ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago abbiano trovato un modo rapido e sicuro per “spegnere” le reazioni allergiche potenzialmente fatali (shock anafilattico) alle arachidi e altri cibi “ingannando” il sistema immunitario.

Gli esperimenti sono stati condotti sui topi cresciuti sviluppando una allergia alimentare potenzialmente fatale. I ricercatori hanno legato alla superficie di alcuni globuli bianchi le proteine allergizzanti dell’arachide ed hanno iniettato tali cellule nei topi. Quando ai topi è stato permesso di mangiare le arachidi, non c’è stata nessuna reazione allergica. In altri termini, il sistema immunitario dei topi ha considerato le proteine delle arachidi come perfettamente normali perché erano state già presentate dai globuli bianchi. Se i topi non avessero ricevuto tale pre-trattamento sarebbero morti.

Questa sorta di “vaccinazione”, se risulterà praticabile sull’uomo, ha il vantaggio di essere più rapida e sicura rispetto ai tentativi, attualmente in corso, di immunoterapia. Quest’ultima, infatti, richiede lunghi periodi di incremento della dose ed espone i pazienti ad elevati rischi di reazioni avverse.

Al momento attuale, quindi, l’evitamento degli alimenti responsabili delle allergie e l’educazione del paziente e delle persone che vivono con lui a praticare la terapia d’emergenza, rimane ancora l’approccio più efficace e praticabile.

Bibliografia

J Immunol. 2011 Oct 5. Antigen-Fixed Leukocytes Tolerize Th2 Responses in Mouse Models of Allergy. Smarr CB, Hsu CL, Byrne AJ, Miller SD, Bryce PJ.

Dieci domande sull’asma – Parte I

24 Novembre 2010 2 commenti

Polmoni in catene1. Che cosa è l’asma?

L’asma è una malattia cronica delle vie aeree del polmone per la quale esistono, attualmente, possibilità di cura molto efficaci. Milioni di persone in tutto il mondo soffrono di tale malattia. I sintomi dell’asma sono correlati alla respirazione ed al sistema respiratorio e variano per frequenza ed intensità. Essi comprendono tosse, respiro affannoso, aumento della produzione di muco, respirazione difficoltosa e mancanza di respiro. La gravità dell’asma non solo varia da persona a persona, ma può anche modificarsi, nel tempo, nell’ambito della stessa persona. Uno degli obiettivi più importanti del trattamento dell’asma è la prevenzione della comparsa dei sintomi da ottenersi attraverso il loro controllo. Alcune persone con asma lieve manifestano raramente sintomi. Altre persone, la cui l’asma è più persistente e collocabili all’altra estremità dello spettro di gravità della malattia, possono aver bisogno di parecchi farmaci da assumere quotidianamente per controllare la malattia, normalizzare la funzionalità polmonare e non manifestare sintomi.

Oggi, anche i malati di asma più grave possono essere trattati con successo. La gestione attuale dell’asma e le terapie attuali permettono alle persone cui è stata diagnostica l’asma di condurre una vita normale ed attiva. Un trattamento efficace dell’asma necessita la comprensione dei principi generali della malattia e di come si manifesta in una particolare persona, combinata ad attente cure mediche e alla creazione di una rapporto di cooperazione collaborativa tra medico e paziente (Tabella 1).

Tabella 1 – Elementi necessari per il successo del trattamento dell’asma

• Farmaci appropriati alla gravità dell’asma e del grado di controllo• Misure di controllo ambientale• Vaccinazioni (anche contro l’influenza)• Identificazione e trattamento di eventuali co-esistenti patologie mediche• Educazione del paziente, della famiglia e delle persone che si prendono cura del paziente (insegnanti, baby-sitter, badanti, etc.)• Strategie di auto-gestione e linee guida• L’esercizio fisico aerobico regolare• Creazione di un solido rapporto di collaborazione tra paziente e medico

 

2. Qual è la diffusione dell’asma?

L’asma è una malattia dei polmoni molto comune che, secondo alcune stime, interessa il 5-10% della popolazione dei paesi industrializzati. Colpisce tutti i gruppi etnici a tutte le età. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Heath Organization – WHO) indicano che ci sono tra i 100 e i 150 milioni di persone che soffrono di questa malattia nel mondo. Le morti associate alla malattia, sempre secondo i dati dell’OMS, sono circa 180.000 ogni anno. Nel 50% degli adulti e nell’80% dei bambini la malattia asmatica dipende da un’allergia respiratoria. Secondo la Global Initiative for Asthma (GINA), sono addirittura 300 milioni le persone nel mondo che soffrono della malattia, una ogni 20. In Europa, secondo la GINA, ci sono oltre 30 milioni di asmatici.

In Italia, si stima che ogni anno circa nove milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie derivanti dalla presenza di pollini nell’aria e quattro milioni di essi ricorrono alle cure mediche. Si calcola che circa il 15-20 per cento della popolazione italiana soffre di allergie, fenomeno in crescita, soprattutto tra i più giovani e tra le donne. L’Italian Study on Asthma in Young Adults (ISAYA), un’indagine multicentrica condotta tra il 1998 e il 2000 su nove città italiane su 3.000 persone tra i 20 e i 44 anni, ha permesso di evidenziare una notevole differenza delle manifestazioni asmatiche sul territorio nazionale. La malattia è più presente nelle zone mediterranee che in quelle continentali e la sua prevalenza cresce all’aumentare della temperatura media e al diminuire dell’escursione termica.

In termini economici, l’asma incide più della tubercolosi e dell’AIDS presi insieme. Nei soli Stati Uniti, la stima dei costi diretti e indiretti per la cura si aggira sui 6 miliardi di dollari all’anno e raggiunge gli oltre 10 miliardi considerando il costo totale della malattia, incluse le giornate lavorative e scolastiche perse. Secondo i Centri per il Monitoraggio delle Malattie americani, i bambini con asma non controllato perdono il doppio dei giorni di scuola rispetto a quelli non asmatici e l’asma è un fattore determinante sia per l’assenza dal lavoro sia perla scelta di un lavoro rispetto a un altro. L’apprendimento e le opportunità di socializzazione legate anche alle attività fisiche sono, inoltre, fortemente limitati nei bambini più giovani che soffrono di asma.

Uno degli obiettivi più importanti per gli operatori sanitari che si occupano di asma è quello di ridurre le ospedalizzazione per tale malattia. L’osservazione di un trend positivo in tal senso sembra essere una conseguenza diretta dell’adozione di tutti gli elementi finora individuati per il controllo dell’asma.

3. E’ vero che l’incidenza dell’asma è in aumento?

Per 20 anni (fino agli anni ’90) la prevalenza di asma è aumentata considerevolmente in molti paesi occidentali e soprattutto nei bambini. All’inizio dell’ultimo decennio, il trend dell’asma negli adulti sembrava stabilizzato ma, negli ultimi anni, la prevalenza dell’asma (specie nei bambini) sembra in ulteriore crescita, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo per motivi non del tutto chiari. Lo sforzo di ricerca internazione più grande attualmente è quello di cercare di capire i motivi dell’aumento dell’incidenza della patologie allergiche nelle fasce più giovani della popolazione mondiale. Tale sforzo è portato avanti dall’International Study of Asthma and Allergies in Childhood (ISAAC) iniziato nel 1991. Esso coinvolge 100 paesi ed oltre 2 milioni di bambini per studiare l’asma, la rinite e l’eczema a causa del preoccupante aumento di incidenza di tali malattie nei paesi in via di sviluppo. I risultati finora ottenuti dall’ISAAC confermano che queste malattie sono in aumento nei paesi in via di sviluppo ma, indicano che tale aumento ha poco a che fare con l’allergia, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

In rapporto ai gruppi etnici, la prevalenza dell’asma negli immigranti in Italia dai Paesi in via di sviluppo è maggiore rispetto ai nativi italiani e si associa a comparsa di sensibilizzazione allergica ad allergeni locali, che si manifesta entro pochi anni dall’arrivo in Italia. L’asma negli immigranti è spesso più grave, anche per il minor accesso ai servizi sanitari e le peggiori condizioni socio-economiche tanto che essi dovrebbero essere considerati come una categoria ad elevato rischio di asma, e di asma non controllato.

L’attuale prevalenza di asma in Italia, benché inferiore a quella di molte altre nazioni, rappresenta una notevole fonte di costi sia sociali sia umani. I costi diretti della patologia asmatica in Italia rappresentano l’1-2% della spesa sanitaria totale. I costi indiretti intesi come perdita di produttività lavorativa e scolastica degli individui affetti rappresentano oltre il 50% della spesa totale provocata da tale patologia.

4. Perché l’asma è così comune?

L’asma è molto frequente e si stima che possa arrivare a colpire circa un italiano su dieci a un certo punto della loro vita. Non è chiaro perché l’asma sia diventata una malattia cronica con una prevalenza così elevata. Una delle ipotesi è quella secondo cui i medici siano, oggi, maggiormente addestrati alla corretta diagnosi dell’asma al punto che l’identificazione ed il conteggio più preciso dei soggetti affetti da tale patologia ha portato alla percezione di un aumento del numero di casi diagnosticati. Purtroppo, è vero il contrario, ovvero che la diagnosi di asma è troppo spesso trascurata, soprattutto tra le persone anziane e gli adolescenti. Nella realtà dei fatti, l’asma è veramente diventata più comune soprattutto a causa di vari fattori ambientali. Fumare, per esempio, è diventato socialmente accettabile anche per le donne dopo la seconda guerra mondiale. I neonati di madri che fumano sono a rischio di sviluppare di dispnea ed asma durante l’infanzia. L’aumento degli inquinanti atmosferici e dei particolati nelle aree urbane o industriali possono svolgere un ruolo importante. Dal punto di vista medico, la maggiore consapevolezza dell’importanza della qualità dell’aria in generale e la promulgazione di leggi che vietano di fumare in tutti i luoghi pubblici chiusi sono un passo fondamentale verso il miglioramento delle possibilità di controllo della malattia.

5. L’asma è una malattia solo dei bambini?

L’asma colpisce persone di tutte le età e una diagnosi di asma può essere posta anche in un bambino di appena 2 anni di età. L’asma è la malattia cronica più comune dell’infanzia ma non colpisce solo i bambini. E’ bene sfatare due grandi “miti” sull’asma:

1)       Non è vero che l’asma è solo una malattia dell’infanzia.

2)       Non è vero che l’asma scompare con la crescita del bambino.

Molte persone con nuova diagnosi di asma sono adulti. Anche se alcuni adulti con asma possono aver sofferto di asma da bambini, altri sviluppano tale malattia, per la prima volta, nell’età adulta. L’asma può, quindi, svilupparsi a qualsiasi età.

6. Come funzionano i polmoni?

I polmoni sono la componente principale del sistema respiratorio. Per capire il funzionamento dell’apparato respiratorio è utile avere qualche nozione di anatomia. Il sistema respiratorio umano comincia dal naso, con le narici, e prosegue con il faringe e la trachea. La trachea si trova sotto le corde vocali (laringe) e la si può percepire toccando la parte anteriore del collo subito sopra lo sterno, nella parte superiore del torace. La trachea termina dividendosi in due rami: il bronco principale destro e il bronco principale di sinistra. Il bronco principale di destra porta l’aria da e verso il polmone destro, e il bronco principale di sinistra conduce aria da e verso il polmone sinistro.

La zona in cui la trachea si divide nei bronchi principale destro e sinistro si chiama la carena. Da questo punto in poi inizia tutta una serie di ramificazioni sempre più strette che costituiscono l’albero tracheobronchiale la cui suddivisione più piccola è il bronchiolo. Ogni bronchiolo porta a “sacche” d’aria nei polmoni chiamate gli alveoli.

Gli alveoli sono strutture altamente specializzate del polmone. Sono le unità polmonari di scambio dei gas. Essi, infatti, fanno in modo che l’aria fresca inalata, ricca di ossigeno (O2) entri nel corpo nello stesso tempo in cui l’aria povera di ossigeno e ricca di biossido di carbonio (CO2) esce. L’ossigeno (O2) è necessario per la vita, la mancanza di ossigeno è rapidamente fatale. Mentre l’ossigeno inalato viene fornito agli organi attraverso i polmoni, l’aria “usata”, costituita principalmente da anidride carbonica (CO2), viene escreta tramite l’espirazione. L’anidride carbonica è prodotta dal metabolismo del corpo ed è considerato un “prodotto di scarto”. L’accumulo anomalo di anidride carbonica nel corpo e nel sangue è dannoso per la salute ed è responsabile di alcune forme di insufficienza respiratoria.

Il processo responsabile del consumo di ossigeno nel corpo e della rimozione dell’anidride carbonica è chiamato respirazione. La respirazione è la funzione principale e fondamentale dei polmoni e del sistema respiratorio. I medici a volte considerano la respirazione come uno “scambio di gas”. Il gas scambiati sono l’ossigeno (O2) e anidride carbonica (CO2). Con il termine “scambio” si intende che il gas CO2 eliminato dal corpo viene sostituito da una nuova scorta di O2. Lo scambio avviene nella zona più profonda del polmone, a livello degli alveoli. Lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica avviene attraverso una zona specializzata in cui ogni sacca di aria (alveolo) è in intimo contatto con vasi sanguigni minuti e sottili chiamati capillari. Il letto capillare circonda completamente gli alveoli lungo la membrana alveolo-capillare. A causa della struttura della membrana alveolo-capillare, l’ossigeno inalato (O2) passa facilmente dalla alveoli al sangue capillare che poi lo invia ai nostri organi. Allo stesso modo, la CO2 del corpo attraverso il flusso della circolazione sanguigna viene ceduta alla membrana alveolo-capillare, e successivamente all’alveolo per essere esalata dai nostri polmoni a ogni respiro. Un adulto normale, a riposo, respira circa 12-18 volte al minuto, i bambini circa 20 volte al minuto, i neonati ancora più frequentemente. La frequenza respiratoria è il numero di respiri che una persona compie in 1 minuto. Il soggetto sano non si rende conto della propria respirazione in quanto essa è un atto automatico, che non richiede sforzo ed indolore. L’aumento della frequenza respiratoria, a volte percepita come una sorta di “mancanza di fiato”, può rappresentare un processo normale, come avviene in corso di attività fisica e consente di aumentare l’apporto di ossigeno al corpo. Un aumento della frequenza respiratoria può anche indicare l’insorgenza di un problema di salute e, in particolare, può essere un segno di accentuazione della sintomatologia dell’asma. Questo è il motivo per cui l’insieme delle misurazioni della frequenza respiratoria, delle pulsazioni (o frequenza cardiaca), della pressione sanguigna e della temperatura è chiamato, nella terminologia medica, come i “segni vitali”!

 

Figura 1 – Rappresentazione schematica dell’apparato respiratorio umano (da Wikipedia).

Figura 1 – Rappresentazione schematica dell’apparato respiratorio umano (da Wikipedia).

7. I polmoni continuano a svilupparsi dopo la nascita?

Sì, i nostri polmoni continuano a crescere e svilupparsi dopo la nascita. In particolare, le unità specializzate per lo scambio gassoso ossigeno-anidride carbonica, chiamate alveoli, si sviluppano dopo la nascita. La maggior parte degli alveoli polmonari, circa l’85%, si formano dopo la nascita, durante i primi 3 anni di vita. Anche l’afflusso di sangue all’interno della rete capillare matura parallelamente allo sviluppo alveolare, dalla nascita fino ai 3 anni di età. Anche le cellule mucose che delineano i passaggi dell’aria si sviluppano dopo la nascita.

Dato che la maggior parte degli alveoli si sviluppano dopo la nascita, i primi 3 anni di vita possono essere visti come un periodo particolarmente delicato. Gli esperti ritengono che un’asma non ben controllata, durante l’infanzia e l’adolescenza, possa essere responsabile di una capacità polmonare ed una funzionalità polmonare ridotta per tutta la vita. Oltre al controllo l’asma infantile, è fondamentale, per i neonati ed i bambini, crescere in ambienti privi di fumo per massimizzare la normale maturazione del polmone.

Dopo i 3 anni di età, i polmoni sono formati, ma non completamente sviluppati. I nostri polmoni, come il resto del corpo, si sviluppano durante l’adolescenza fino all’età adulta. L’adolescenza rappresenta una seconda finestra vulnerabile. Recenti studi scientifici indicano che gli adolescenti che fumano avranno, al termine dello sviluppo, una funzionalità polmonare inferiore a quella degli adolescenti non fumatori sani. L’osservazione di una funzionalità polmonare ridotta nei fumatori adolescenti è particolarmente più evidente nelle ragazze.

8. Quali sono le cause dell’asma?

Si ritiene che l’asma sia il risultato di una complessa interazione tra fattori propri dell’individuo, i geni e vari fattori ambientali, esterni all’individuo.

I fattori ambientali che sono stati studiati includono i virus come l’RSV (virus respiratorio sinciziale), il fumo di sigaretta, gas di scarico, animali da fattoria, i farmaci (soprattutto i farmaci antinfiammatori non steroidei come l’acido acetilsalicilico), i pesticidi, gli animali domestici, e il fumo.

La tendenza a sviluppare l’asma, soprattutto nei giovani, ha una base ereditaria. Se uno o entrambi i genitori hanno l’asma, per esempio, il loro bambino ha una maggiore probabilità di sviluppare asma rispetto a un altro bambino i cui genitori non hanno una storia di asma. Malgrado si sappia da tempo che nell’ambiato della stessa famiglia ci possono essere diversi casi di asma, non esiste un gene particolare, noto per essere il responsabile dello sviluppo di asma. Sembra, invece, che molti geni contribuiscono alla tendenza di un individuo a sviluppare asma. Geni localizzati su cromosomi diversi, quali i cromosomi 2, 5, 6, 7, 12, 16, 17, 19, e 20, sono importanti per l’asma. La ricerca scientifica è volta all’identificazione dei geni che contribuiscono allo sviluppo di asma, dei geni responsabili della gravità della malattia e dei geni responsabili della riposta o della mancata risposta ai trattamenti.

9. Qualè il rapporto tra allergia e asma?

L’allergia e asma sono due condizioni mediche distinte, nonostante l’asma spesso coesista con una diagnosi di allergia, soprattutto nei bambini e negli adolescenti.

L’allergia coinvolge il nostro sistema immunitario che svolge un ruolo importante anche nell’asma. L’allergia è una risposta una risposta particolare del sistema immunitario ad un agente specifico, chiamato allergene. Esempi di allergeni sono i peli di gatto, le muffe, le arachidi, le penicilline, e i pollini solo per citarne solo alcuni. La maggior parte delle persone, non allergiche, può giocare con i gatti, mangiare noccioline, assumere antibiotici per le infezioni o sentire il profumo dei fiori senza conseguenze negative. Il soggetto allergico ai gatti o alle arachidi, invece, in seguito all’esposizione ai gatti o arachidi, può sviluppare uno o più sintomi di allergia. I sintomi di allergia possono derivare dall’interessamento di diversi organi del corpo come la pelle (orticaria), le mucose degli occhi (congiuntivite) e del naso (rinite), l’intestino (crampi, nausea, vomito, diarrea) ed i polmoni (difficoltà respiratoria).

L’asma è una parola derivante dal greco asqma che significa “respirazione difficile”. Una persona con asma può avere sintomi intermittenti e variabili quali tosse, produzione di muco, respiro sibilante e dispnea. Una parte della gestione dell’asma, al giorno d’oggi, comprende l’identificazione dei fattori scatenanti (trigger) delle crisi e la conseguente riduzione degli stessi a ogni livello possibile. Alcuni dei trigger in grado di provocare i sintomi dell’asma nella maggior parte delle persone con asma sono considerati universali mentre, altri sono più personali. L’aria fredda e le infezioni delle vie respiratorie sono due esempi di trigger universali dell’asma. Ciò significa che la maggior parte degli asmatici, se esposti ad aria molto fredda per un periodo abbastanza lungo di tempo o quando sono colpiti da qualche infezione delle vie respiratorie, probabilmente svilupperanno alcuni sintomi di asma quali, ad esempio, tosse e respiro affannoso notturno. Le stesse persone possono, o meno, sviluppare sintomi di asma quando accarezzano un gatto se sono, o meno, allergiche a tale animale. L’esposizione ad un allergene noto, per le persone allergiche che soffrono anche di asma, può essere un fattore scatenante (trigger) per l’asma. Sebbene asma ed allergia siano due cose diverse, spesso la loro diagnosi avviene quasi contemporaneamente, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Alcuni studi indicano che tra il 60% e 80% dei bambini con asma soffre anche di allergie. Inoltre, un individuo allergico di qualsiasi età ha un rischio significativamente più elevato di avere asma rispetto ad un individuo non allergico.

10. Si può prevenire l’asma?

Come già detto, si ritiene che lo sviluppo di asma derivi dalle complesse e scarsamente conosciute interazioni tra le caratteristiche innate (genetiche) di una persona e gli elementi del contesto in cui vive sin dalla nascita. Ognuno di noi è dotato di uno specifico patrimonio di geni, ereditati dai nostri genitori, e non possiamo, ovviamente, fare nulla per cambiarlo. Dobbiamo, quindi, rivolgere la nostra attenzione agli elementi che costituiscono l’ambiente in cui viviamo per vedere se le misure di prevenzione potrebbero rivelarsi utili. Alcune evidenze scientifiche suggeriscono che l’infezione da parte di alcuni comuni ceppi di virus respiratori nel corso dei primi anni di vita può predisporre il bambino a sviluppare l’asma. Malgrado tali evidenze siano interessanti e guideranno le ricerche future su tali virus e il loro rapporto con l’asma, le implicazioni pratiche sono molto scarse. Non conosciamo, infatti, ancora metodi efficaci per evitare le infezioni da parte dei comuni virus respiratori.

Sicuramente più praticabile è un “controllo” sui nostri luoghi chiusi (indoor). Ci sono dati incontrovertibili a sostegno di una relazione causale tra lo sviluppo di asma e l’esposizione agli acari della polvere, nonché una forte associazione tra esposizione al fumo passivo e l’asma nei bambini più piccoli. Gli studi sulle restrizioni dietetiche sulla madre, prima del parto hanno dato risultato non ancora univoci. L’allattamento esclusivo al seno per almeno i primi 4-6 mesi di vita sembra ritardare (ma non necessariamente evitare) lo sviluppo di allergie e asma. La consuetudine, da parte dei pediatri, di ritardare lo svezzamento e l’introduzione di alimenti particolarmente allergizzanti (latte vaccino, uova, frutta con guscio e pesce) in bambini di coppie di genitori allergici è ancora oggetto di studio. 

Letture consigliate

- http://www.ginasthma.com/

- http://www.ginasma.it/

- Role of viral respiratory infections in asthma and asthma exacerbations. Busse WW, Lemanske RF Jr, Gern JE. Lancet. 2010 Sep 4;376(9743):826-34.

- Environmental epigenetics of asthma: an update. Ho SM. J Allergy Clin Immunol. 2010 Sep;126(3):453-65.

- The role of allergen exposure and avoidance in asthma. Baxi SN, Phipatanakul W. Adolesc Med State Art Rev. 2010 Apr;21(1):57-71, viii-ix.

Riferimenti: Dr. Nicola Verna   Info: n.verna@tiscali.it   Telefona gratis: 085/65360 

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La rinite allergica

25 Luglio 2008 Nessun commento

La rinite allergica è una comune malattia respiratoria di cui soffrono milioni di persone in tutto il mondo. E’ una malattia infiammatoria del naso. L’ostruzione, lo sgocciolamento, il prurito intranasale e gli starnuti sono i sintomi più comuni; in alcune persone tali sintomi sono accompagnati da mal di testa, riduzione del senso dell’odore e sintomi oculari (come l’eccessiva lacrimazione, il prurito e l’arrossamento degli occhi).

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Durata dell’immunoterapia specifica sublinguale (SLIT)

29 Settembre 2006 Nessun commento

Sono ormai ampiamente confermate in numerosi studi clinici controllati, l’efficacia e la sicurezza dell’immunoterapia specifica con aeroallergeni per via sublinguale (SLIT), se rigorosamente rispettate le indicazioni e utilizzati dosaggi appropriati di estratti standardizzati.

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ALLERGIA al Veleno di IMENOTTERI (APIDI e VESPIDI)

1 Agosto 2006 Nessun commento

Le reazioni anafilattiche da punture di Imenotteri costituiscono una delle emergenze allergologiche più importanti sia per la loro frequenza sia per la drammaticità del quadro clinico. Attualmente la prognosi dei pazienti affetti da allergia al veleno di Imenotteri è molto soddisfacente: lo specialista può disporre di procedure diagnostiche che abitualmente consentono di identificare l’insetto responsabile e di un trattamento, l’immunoterapia con veleni purificati, caratterizzato da percentuali di successo vicine al 100%. Accanto a queste considerazioni deve essere tuttavia sottolineato che alcune problematiche sono ancora irrisolte e oggetto di ricerca: in particolare gli studi futuri dovranno fornire adeguate risposte sulle indicazioni, sulla durata dell’immunoterapia e sulla storia naturale della malattia.

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