Per molti pazienti allergici, la stagione autunnale significa dover fare i conti con disturbi soprattutto nasali e bronchiali per il picco di proliferazione degli acari della polvere e la presenza delle spore delle muffe che crescono tra le foglie cadute dagli alberi. La ricomparsa dei sintomi, inoltre, deriva dalla frequente “dimenticanza” a riprendere le terapie farmacologiche, generalmente, ridotte durante il periodo estivo. Se al tutto aggiungiamo i primi freddi, è possibile andare incontro a rinosinusiti.

COSA FARE?

È importante perseverare nella bonifica ambientale sia per gli acari della polvere sia per le muffe dedicandosi al giardinaggio con la protezione di apposite maschere di protezione. Per gli asmatici è bene valutare l’opportunità di sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale. E’ utile richiedere, se non è già stato programmata, una visita allergologica di controllo per valutare le condizioni prima della stagione influenzale, riformulare il piano di azione farmacologico ed iniziare i trattamenti immunoterapici specifici (vaccini anti-allergici) programmati per la stagione autunnale. Può valere la pena anche dare un’occhiata alla scadenza dei farmaci, soprattutto quelli di “emergenza” come i broncodilatori spray, le compresse cortisoniche e l’auto-iniettore dell’adrenlina (per chi ne fosse dotato). Qualora quest’ultimo fosse scaduto, è bene prendere accordi con il Centro Allergologico pubblico più vicino per rinnovarne la prescrizione. Si ricorda che l’adrenalina auto-iniettabile è un farmaco “salva-vita gratuito” che spetta, di diritto, a tutti gli allergici con diagnosi di anafilassi accertata da un centro pubblico di allergologia. Per il rinnovo della prescrizione è sempre utile, comunque, avere con sé la documentazione clinica della prima prescrizione.

DOLCETTO O SCHERZETTO? CON QUALCHE PRECAUZIONE

Anche in Italia è, ormai, consolidata l’abitudine di festeggiare Halloween. Tale festa può presentare dei rischi per i tanti bambini con asma e allergie. I pericoli non vengono esclusivamente dai soliti “responsabili” di reazioni allergiche come, ad esempio, le caramelle ed i dolcetti. Di seguito vengono riportati gli aspetti a “rischio” di tale festività per i bambini allergici.

Dolcetti e cioccolatini: possono contenere ingredienti come arachidi, noci, latte, uova e gelatine. I bambini con allergie alimentari particolarmente gravi a tali ingredienti, possono andare incontro a reazioni gravi (anafilattiche) mangiando questi alimenti tipici di Halloween. Per i bambini con allergie alimentari, sarebbe bene avere a disposizione piccoli “regalini” alternativi, magari non di tipo alimentare, da dare loro per non farli sentire esclusi dal clima di festa (piccoli giocattoli, adesivi, matite colorate, etc.); sarebbe bene insegnare ai più grandicelli a rifiutare educatamente gli alimenti “non sicuri”. E’ bene verificare che gli adulti o gli amici che partecipano alla festa con il vostro bambino conoscano le sue allergie alimentari e cosa fare in caso di emergenza. Per i bambini cui è stata prescritta l’adrenalina autoiniettabile, fate i modo che sia sempre a portata di mano.

Costumi: Se si pensa di riciclare il costume di Halloween dello scorso anno o comprarne uno di seconda mano, è doveroso considerare che lo stesso potrebbe essere rimasto chiuso in una scatola per mesi dove potrebbe essere cresciuta una notevole carica di acari della polvere. Questi ultimi potrebbero scatenare una reazione allergica o asmatica anche severa. Sarà bene, pertanto, lavare i costumi vecchi in acqua calda o acquistarne dei nuovi. Non tralasciare di dare un’occhiata agli accessori di basso costo annessi al costume che potrebbero contenere nickel (fibbie, spade, pistole, etc.). Il nickel può causare fastidiose dermatiti allergiche da contatto in grado di rovinare la festa del vostro bambino.

Trucchi: anche i trucchi economici venduti in occasione di Halloween possono contenere sostanze che possono causare reazioni allergiche. Optare per un trucco di qualità superiore e, magari, testarlo su una piccola zona della pelle del bambino alcuni giorni prima della festa di Halloween.

Zucche: le allergie alimentari alla zucca, seppur rare, sono possibili. Prestare attenzione anche zucche (vere o finte) utilizzate come decorazione dell’ambiente. Esse possono contenere muffe o polvere.

E A SCUOLA?

I bambini in classe sono spesso esposti a irritanti ed a fattori scatenanti le allergie. Questi possono includere la polvere di gesso (anche se sempre meno utilizzato) che irritando le mucose respiratorie può provocare delle riesacerbazioni della rinite e dell’asma allergiche. Gli studenti che pranzano a scuola e che soffrono di allergie alimentari possono anche essere esposti agli allergeni. I bambini con broncoconstrazione indotta da esercizio fisico potrebbero avere attacchi durante la ricreazione o le ore di educazione motoria. Aiutate il bambino a capire cosa possa scatenare i sintomi della propria allergia e l’asma e come possono alleviare i sintomi. Assicurarsi di informare la scuola di eventuali farmaci di emergenza, come ad esempio gli inalatori rapidi e l’adrenalina autoiniettabile.

A prescindere dal periodo dell’anno, è importante per coloro che pensano di soffrire di allergie o di asma chiedano un consulto allergologico. Un allergologo può aiutare a redigere un piano di trattamento che può comprendere sia farmaci che norme di evitamento all’esposizione agli allergeni.

Le manifestazioni cutanee pruriginose dipendono, molto spesso, da reazioni allergiche ma, possono dipendere anche da altre cause. Le reazioni allergiche, inoltre, possono essere di vari tipi e manifestarsi in maniera diversa risultando di non semplice diagnosi.

 

Le reazioni allergiche della pelle sono causate dalla riposta del sistema immunitario verso sostanze estranee al nostro organismo. Queste ultime possono scatenare la risposta immunitaria per azione diretta, e vengono definite “allergeni”, o dopo il legame a composti del nostro organismo, e vengono definite “apteni”. Dal punto di vista delle manifestazioni cutanee, le reazioni allergiche vengono suddivise in orticaria-angioedema e dermatite o eczema.

 

La manifestazione tipica dell’orticaria è il “pomfo”, un’area di pelle arrossata e leggermente sollevata in cui è presente intenso prurito. I pomfi possono avere dimensioni diverse e comparire in qualsiasi zona della pelle. L’orticaria può essere “acuta”, se dura meno di 4-6 settimane, oppure “cronica”, se dura più a lungo, fino a mesi o, addirittura, anni.

 

L’orticaria acuta ha maggiori probabilità di essere scatenata da un allergene. Al contrario, più lungo è il tempo di persistenza dell’orticaria, minori sono le possibilità che essa dipenda da un’allergia.

 

L’angioedema è il “gonfiore” che coinvolge gli strati più profondi della pelle senza rossore e prurito. Spesso coinvolge le palpebre, le labbra, la lingua, le mani e i piedi. Di solito si associa all’orticaria ma, può verificarsi anche da solo.

 

L’angioedema è una condizione che genera molta più apprensione potendo rappresentare la manifestazione di condizioni potenzialmente fatali quali l’anafilassi e l’angioedema ereditario.

 

I fattori scatenanti dell’orticaria e dell’angioedema comprendono gli alimenti, il veleno delle punture di alcuni insetti, alcuni farmaci, alcuni virus o batteri. A volte, anche il calore o il freddo, il sole, l’esercizio fisico e la pressione possono indurre orticaria.

 

La dermatite è un’infiammazione della pelle. Le manifestazioni delle dermatiti allergiche sono rosse (eritematose), squamose (eczematose) e pruriginose. Le dermatiti correlate alle allergie sono di due tipi: la dermatite atopica e la dermatite allergica da contatto.

La dermatite atopica (o eczema atopico) è una condizione molto irritante in grado, a volte, di influire pesantemente sulla qualità della vita delle persone che ne soffrono. Inizia, generalmente, durante l’infanzia o, addirittura, nel periodo neonatale. Si associa, spesso, ad altre malattie allergiche come la rinite e l’asma.

La dermatite allergica da contatto si manifesta in persone sensibili quando alcune sostanze specifiche (apteni) vengono a contatto con la pelle scatenando una risposta allergica da parte del sistema immunitario. Le manifestazioni della dermatite allergica da contatto avvengono nella zona di cute a contatto con l’aptene ma, possono comparire anche in altre zone della pelle. La dermatite allergica da contatto più frequente è quella provocata dal nickel. La diagnosi delle dermatite allergica da contatto si avvale del patch-test.

Si differenzia dalla dermatite “irritativa” da contatto che si manifesta quando una sostanza danneggia direttamente la zona di pelle con cui viene a contatto senza scatenate una risposta del sistema immunitario. Spesso è più “dolorosa” che pruriginosa, interessa frequentemente le mani, ma può comparire in qualunque zona del corpo che entra in contatto con la sostanza irritante. Un esempio di dermatite irritativa da contatto è quella provocata dalla candeggina quando questo prodotto chimico viene in contatto sulle pelle senza protezioni.

Riferimenti

Hsieh FH. Year in review: urticaria and angioedema. Ann Allergy Asthma Immunol. 2015 Mar;114(3):166-7.

Mowad CM, Anderson B, et al. Allergic contact dermatitis: Patient management and education. J Am Acad Dermatol. 2016 Jun;74(6):1043-54.

Anche la Apple ha dovuto fare i conti con le “frequenti” allergie da contatto. In Aprile, infatti, la casa statunitense ha pubblicato sul suo sito di supporto delle precisazioni in merito alla possibilità che gli Apple Watch® possano essere coinvolti in dermatiti da contatto. Tali disturbi potrebbero dipendere sia da semplici irritazioni che da vere e proprie allergie, soprattutto al nickel ed ai metacrilati.

Il nickel è uno metalli più comuni nell’ambiente ed è responsabile di una delle più frequenti dermatiti allergiche da contatto (circa il 5% della popolazione generale dei paesi industrializzati è allergica al nickel).

I metacrilati sono polimeri responsabili dell’insorgenza di reazioni allergiche soprattutto di tipo professionale a causa del loro ampio utilizzo in molteplici settori come la chirurgia ortopedica, l’odontoiatria, l’industria grafica e la cosmesi.

Malgrado la Apple garantisca il rispetto delle legislazioni vigenti in merito al basso contenuto di sostanze allergizzanti per oggetti che rimangono a contatto con le cute per parecchio tempo, persone particolarmente sensibili potrebbero, comunque, manifestare dermatiti allergiche da contatto. Sono corrette, pertanto, le raccomandazioni che casa fondata da Steve Jobs fornisce sul suo sito. Esse andrebbero applicate anche a qualsiasi altro orologio con funzioni simili che mettiamo al nostro polso:

  • Tenere l’orologio non troppo stretto e non troppo largo per fare in modo che la cute possa respirare. Ciò farà in modo che sia confortevole indossare lo strumento ed i sensori possano svolgere la loro funzione.

  • Stringere la fascia solo durante gli allenamenti ed allentarla al termine.

  • Posizionare i sensori sulla parte superiore del polso, sono stati studiati per lavorare in tale posizione.

Riferimenti

Wearing Apple Watch

 

L’allergia è la più comune malattia del sistema immunitario. Secondo recenti studi epidemiologici condotti nel nostro paese, il 25% della popolazione compresa tra i 18 ed 44 anni soffre di rinite allergica e il 5% soffre di asma. Alcune malattie allergiche danno dei quadri clinici lievi; altre, invece, possono essere potenzialmente fatali. Al momento attuale, non esistono cure definitive per le allergie ma, tali malattie possono essere gestite attraverso trattamenti regolari. La visita allergologica da parte di un medico specialista in Allergologia ed Immunologia Clinica può aiutare a identificare i fattori scatenanti specifici dei sintomi di allergia. Evitando l’allergene specifico responsabile della malattia si può aumentare la qualità della vita diminuendo la necessità dell’utilizzo dei farmaci.

Chi sono gli specialisti in Allergologia ed Immunologia Clinica?

Sono medici specializzati nella diagnosi e nel trattamento delle seguenti condizioni: rinite allergicaallergie alimentariasma allergicareazioni allergiche cutaneeallergie da farmacirinosinusiti allergiche, infezioni ricorrenti e reazioni punture di insetti.

Quando bisognerebbe essere visitati da un Allergologo ed Immunologo Clinico?

Si dovrebbe essere visitati da un Allergologo se:

- Le allergie già note stanno causando sintomi quali rinosinusiti croniche, congestione nasale e difficoltà respiratorie non controllate dalla terapia a disposizione.

- Si verificano sintomi di rinite o altri sintomi di allergia parecchi mesi l’anno.

- Si manifestano reazioni dopo aver mangiato alimenti specifici.

- Si ha secchezza e prurito cutaneo.

- Si ha il sospetto di un’allergia da farmaci quali ad esempio la penicillina.

- Si è avuta una reazione grave dopo una puntura di api o vespe.

- Gli antistaminici ed i farmaci “da banco” non controllano i sintomi di allergia o causano effetti collaterali inaccettabili come la sonnolenza.

- Si verificano sintomi gravi di asma quali: difficoltà respiratoria, respiro sibilante o tosse, soprattutto di notte o dopo l’esercizio, senso di oppressione al torace, sensazione di “fiato corto”.
- È già stata posta una diagnosi di asma, in precedenza, ma si continuano ad avere attacchi frequenti malgrado l’assunzione dei farmaci prescritti.

Cosa succede durante una visita allergologica?

L’Allergologo esaminerà lo stile di vita del paziente e le attività recenti per scoprire tutte le informazioni inerenti le allergie. Verranno, inoltre, discusse le conoscenze e l’applicazione delle manovre di prevenzione per evitare l’esposizione agli allergeni. In molti casi, è impossibile evitare completamente alcuni allergeni specifici, l’Allergologo può fornire suggerimenti specifici per ridurne al minimo l’esposizione.

Se è necessario, vengono eseguiti i test allergometrici per determinare lo/gli allergene/i scatenante/i e vengono prescritti i trattamenti e i farmaci più recenti ed efficaci.

I test cutanei

Il prick-test e le intradermoreazioni possono essere il primo passo del percorso diagnostico-terapeutico. Questi test sono molto sensibili e possono identificare rapidamente gli allergeni specifici in grado di causare i sintomi. I test possono essere eseguiti su comuni allergeni come pollini, muffe, acari della polvere, peli di animali, insetti, vari cibi e anche farmaci come la penicillina. Tali test sono relativamente indolori e non prevedono alcun prelievo di sangue. Sono, ancora oggi, i test più comunemente impiegati per identificare le allergie IgE-mediate. Durante il test, l’Allergologo metterà quantità diluite di allergeni sospetti sulla pelle (prick-test) o negli strati più superficiali della cute (intradermoreazione). Una serie di piccole punture consentiranno alla soluzione di penetrare nella pelle. Nelle persone allergiche, si svilupperà un piccolo pomfo nella zone di iniezione della soluzione entro 15-20 minuti.

Il patch-test viene effettuato per cercare di capire se, ad esempio, una lozione, un cosmetico, un metallo (ad esempio, gioielli), la tintura per capelli, alcuni farmaci o conservanti siano responsabili di una reazione allergica ritardata responsabile di una dermatite allergica da contatto. Questo test precede l’applicazione, generalmente dietro la schiena, di cerotti (patch) contenenti apteni specifici (es. nickel, cobalto cloruro, etc.). Dopo 48-72 ore i cerotti vengono rimossi e la pelle del paziente viene esaminata per individuare eventuali segni di rash cutaneo o irritazione nel sito di applicazione dei singoli cerotti. In alcuni casi, l’esame può protrarsi anche oltre le 72 ore.

Come ci si deve preparare ad una visita allergologica

Se, in accordo con il Medico di Medicina Generale ed il Pediatra di Libera Scelta, i sintomi sono compatibili con una malattia allergica ed è consigliabile sottoporsi ad una visita allergologica, ecco alcuni consigli per prepararsi:

- Redigere un diario dei sintomi.

- Se si dispone di cartelle cliniche precedenti, portarle in visione allo specialista Allergologo.

- Chiamare in anticipo per sapere se ci sono istruzioni particolari per la preparazione alla visita. L’assunzione di antistaminici può interferire con i test allergologici. Potrebbe essere necessario sospendere tali farmaci 3-7 giorni prima dei test al fine di ottenere risultati accurati.

Prendere coscienza della proprie allergie rappresenta la miglior “terapia” soprattutto di reazioni allergiche potenzialmente fatali (allergie da alimenti, farmaci ed insetti). Se si ha il sospetto di avere un’allergia è importante parlarne con il proprio Medico di Medicina Generale e con il Pediatra di Libera Scelta e concordare con loro l’opportunità di una visita allergologica ed i relativi test.


Il nickel è uno metalli più comuni nell’ambiente e quindi risulta molto difficile poterlo evitare. Quando il nickel viene a contatto con la pelle può provocare una dermatite. Nello specifico, tale metallo è responsabile di una delle più frequenti Dermatiti Allergiche da Contatto (da ipersensibilità di tipo ritardato). Circa il 5% della popolazione generale dei paesi industrializzati sono allergici al nickel.

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Un cosmetico è per definizione un prodotto che migliora l’aspetto, aiuta nell’igiene personale e non influisce sulla struttura o sulla funzione della pelle. Perciò, i prodotti cosmetici non contengono ingredienti farmacologicamente attivi. L’Accademia Americana di Dermatologia ha rilevato che in media, gli Americani adulti (e con buona approssimazione anche gli Europei) usano almeno sette cosmetici o prodotti cosmetici diversi al giorno. Non sorprende, pertanto, che le reazioni avverse a tali prodotti siano molto comuni. Bisogna considerare, inoltre, che nei paesi occidentali c’è una tendenza all’utilizzo di “prodotti naturali” con l’erronea convinzione secondo la quale essi sarebbero più salutari e causerebbero meno reazioni rispetto ai prodotti “artificiali”. Tale mito va sfatato facendo notare che la maggior parte delle sostanze allergizzanti sono “proteine naturali”.

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La dermatite da contatto, a volte chiamata anche eczema da contatto, si divide in due sottogruppi: la dermatite irritativa da contatto e la dermatite allergica da contatto. Dagli studi statistici si evince che l’80% delle dermatiti da contatto è di tipo irritativo mentre il restante 20% è di natura allergica. Nelle dermatiti da contatto la cute diventa pruriginosa, arrossata e con piccole vescicole che spesso desquamano (eczemi). Quando la dermatite persiste per molto tempo tende a cronicizzare, si osserva una riduzione del rossore e la cute diventa secca. Le lesioni cutanee irritative ed allergiche possono apparire identiche, rendendo difficile distinguerle fra di loro. D’altro canto, i meccanismi alla base delle dermatiti da contatto irritative sono molto diversi da quelle delle forme allergiche. Le prime, infatti, sono causate dall’azione tossica diretta (irritazione) delle sostanze che vengono a contatto con la pelle. Esse possono manifestarsi anche al primo contatto della sostanza irritante con la cute. Comuni agenti irritanti sono rappresentati da saponi, pannolini per neonati, detergenti, prodotti chimici, acidi e oli industriali. Le dermatiti allergiche da contatto, invece, prevedono una più o meno prolungata esposizione ad una sostanza sensibilizzante. Quest’ultima, ad una successiva esposizione, viene riconosciuta in maniera “specifica” dal nostro sistema immunitario che, nel tentativo di difenderci, attiva una serie di meccanismi infiammatori responsabili della dermatite. Quasi ogni sostanza che viene a contatto con la nostra pelle può provocare una dermatite allergica da contatto.

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