L’insonnia può aumentare il rischio di asma negli adulti fino a tre volte. Questo è quanto emergerebbe dallo studio prospettico HUNT i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sullo European Respiratory Journal a firma di alcuni ricercatori norvegesi

Lo studio è stato condotto su circa 18.000 norvegesi di età compresa tra i 20 ed i 65 anni. I ricercatori hanno scoperto che le persone che affermavano di aver difficoltà ad addormentarsi “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio, rispettivamente, del 65% e del 108% di sviluppare asma negli 11 anni successivi. Le persone che hanno detto di svegliarsi troppo presto e che non riuscivano a tornare a dormire “spesso” o “quasi ogni notte” ha avuto un aumento del rischio di sviluppare asma, rispettivamente, del 92 e del 36%. Coloro, infine, che hanno dichiarato di avere una scarsa qualità del sonno per almeno una volta alla settimana è risultata avere un rischio aumentato di sviluppare asma del 94%.

Lo studio non dimostra una relazione causa-effetto tra insonnia ed asma ma, se ciò fosse dimostrato dai prossimi studi, la cura dell’insonnia potrebbe rientrare nei consigli di prevenzione per gli oltre 300 milioni di persone affette da tale patologia respiratoria in tutto il mondo. Se a questo aggiungiamo che l’asma è stata collegata con l’aumento del rischio di sviluppare una serie di malattie mortali tra cui il cancro, il diabete e le malattie cardiache, è intuibile che la cura dell’insonnia cronica potrebbe diventare una priorità dei sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo.

Riferimenti

Brumpton B. et al. Prospective study of insomnia and incident asthma in adults: the HUNT study. European Respiratory Journal 2017, 49.

Una recente ricerca suggerisce che i trattamenti oggi disponibili non sono in grado di ridurre il rischio di tale evoluzione. Bisogna, pertanto, lavorare sulla prevenzione dei fattori di rischio, rappresentati dal fumo di tabacco e l’inquinamento.

Un recente studio pubblicato il 12 Maggio scorso sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine parte dall’osservazione che molti bambini affetti da asma, migliorano nel corso della vita. Alcuni, però, circa il 20%, possono sviluppare una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) già nelle prime fasi dell’età adulta. I dati dei ricercatori suggeriscono che i bambini con funzionalità respiratoria polmonare e crescita polmonare più ridotte sono quelli a più alto rischio di sviluppare una BPCO.

Lo studio multicentrico è stato condotto su quasi 700 bambini asmatici. Esso ha evidenziato che la compromissione durante l’infanzia della funzione polmonare e il sesso maschile sono i fattori predittivi più significativi per lo sviluppo di una ostruzione bronchiale irreversibile e, quindi, della BPCO. La maggior probabilità del sesso maschio verso la prognosi peggiore potrebbe, comunque, derivare dalla maggiore prevalenza dell’asma nei ragazzi rispetto alle ragazze.

Sembra che, attualmente, si possa incidere su questa infausta evoluzione verso la BPCO solo evitando i fattori di rischio (soprattutto il fumo di tabacco e l’inquinamento) ma, non si esclude che i nuovi farmaci biologici e l’immunoterapia specifica possa giocare un ruolo nel ridurre tale rischio.

Riferimenti

McGeachie MJ, Yates KP, et al. Patterns of Growth and Decline in Lung Function in Persistent Childhood Asthma. N Engl J Med. 2016 May 12;374(19):1842-52.

I non addetti ai lavori sono propensi a credere che in inverno i sintomi allergici scompaiono. Al contrario, alcuni pazienti possono manifestare sintomi allergici, o presunti tali, anche nei periodi freddi. Vediamo alcuni esempi.

Pollini invernali

I primi mesi dell’anno, infatti, fioriscono e, quindi, impollinano le Cupressacee. La prevalenza della pollinosi da Cupressaceae sembra essere in continuo aumento in concomitanza con l’incremento dell’uso dei cipressi come piante ornamentali, frangivento e di copertura.

I sintomi della pollinosi da Cupressaceae sono, spesso, simili a quelli di altre malattie stagionali come il raffreddore o l’influenza comune. La reale incidenza dell’allergia al polline di cipresso, pertanto, potrebbe essere sottostimata. Malgrado i sintomi possono comparire a tutte le età, l’esordio della pollinosi da Cupressaceae sembra più tipica dell’età adulta.

La ricomparsa costante ad ogni inverno di rinocongiuntivite rende più probabile la diagnosi di pollinosi da Cupressaceae che va confermata dall’Allergologo per mezzo dei test allergometrici. La corretta diagnosi consentirà di instaurare una terapia farmacologica generalmente con spray nasali a base cortisonica, antistaminici per via orale e, se indicato, con l’immunoterapia specifica. E’ importante che la maggior parte delle terapie siano intraprese, secondo le indicazioni dello specialista Allergologo, prima della comparsa dei sintomi per evitare le complicanze del mancato trattamento.

Rinite vasomotoria

Quando le temperature scendono, nelle nostre tasche ricompaiono i fazzoletti per fronteggiare gli “sgocciolamenti” del naso. Questi possono non essere dovuti ad un’allergia ma, essere causati da una rinite vasomoria. Si tratta di una rinite non allergica che provoca sgocciolamento del naso, scolo retro-nasale (post-nasal drip) e congestione nasale. E’ causata da diversi fattori scatenanti come i cambiamenti di temperatura, il vento, cambiamenti di umidità ambientale, odori, profumi e fumi particolarmente intensi.

La diagnosi della rinite vasomotoria può non essere semplice. Molti sintomi, infatti, sono comuni a quelli della rinite allergica. Non ci sono test specifici per tale malattia e, generalmente, la diagnosi si pone dopo aver attentamente escluso le altre possibili cause di rinite allergica e non allergica con l’aiuto di un Allergologo ed un Otorinolaringoiatra.

Allergia alle muffe

Le muffe sono dei funghi che producono “spore” come le piante producono semi. Le spore rimangono in sospensione nell’aria che possono essere inalate a provocare sintomi di allergia nelle persone sensibili. Esistono muffe degli ambiente esterni che crescono sui tronchi in decomposizione, tra le foglie cadute, i fili d’erba ed i cereali. A differenza della maggior parte che emettono pollini, le muffe non smettono di crescere durante i periodi freddi autunnali ed invernali ma, smettono solo di proliferare. Le muffe degli ambienti interni crescono negli ambienti particolarmente umidi come le cucine, i bagni e le cantine.

Per difendersi dalle muffe bisogna svuotare frequentemente i bidoni della spazzatura, evitare di accatastare legna in ambienti frequentati per lunghi periodi di tempo, tenere la casa asciutta, garantire un frequente ricambio d’aria soprattutto negli ambienti domestici particolarmente umidi, riparare il prima possibile le perdite di acqua dalle tubature e dai canali di scolo, etc.

Orticaria da freddo

L’orticaria da freddo è una forma di orticaria fisica che si caratterizzata dalla comparsa di orticaria ed angioedema in seguito all’esposizione al freddo. I fattori scatenanti di tale orticaria possono essere molteplici e sono rappresentati dai climi freddi, le bevande fredde e nuotare in acque fredde. Il sospetto di tali forme di orticaria può essere confermato dagli specialisti in Allergologia ricreando delle condizioni di raffreddamento con l’uso di un cubetto di ghiaccio posto sull’avambraccio, il test di immersione della mano nell’acqua fredda, etc.

Riferimenti

D. Charpin, M. Calleja et al. Allergy to cypress pollen. Allergy. Volume 60, Issue 3, pages 293–301, March 2005.

Bernstein JA. Nonallergic rhinitis: therapeutic options. Curr Opin Allergy Clin Immunol. 2013 Aug;13(4):410-6.

Rodrigues J, Caruthers C, et al. The spectrum of allergic fungal diseases of the upper and lower airways. Expert Rev Clin Immunol. 2016 Jan 16.

Abajian M, M?ynek A, Maurer M. Physical urticaria. Curr Allergy Asthma Rep. 2012 Aug;12(4):281-7.

I bambini con rinite allergica ed asma allergica persistente all’età di 4 anni possono avere un aumentato rischio di comportamenti di internalizzazione (asma e depressione) all’età di 7 anni. Secondo uno studio longitudinale pubblicato nel numero di Gennaio 2016 di Pediatrics, tale rischio sembra essere associato con il numero di malattie allergiche.

Dai risultati dello studio condotto da ricercatori di Kansas City, nel Missouri, i medici che si occupano di bambini ad alto rischio, soprattutto quelli nati da genitori allergici, dovrebbero essere consapevoli della maggiore possibilità (dalle due alle quattro volte) di sviluppare comportamenti di internalizzazione, soprattutto nei bambini con più malattie allergiche. Gli autori pongono l’accento sulla necessità di una attenta valutazione, anche psicologica, dei piccoli pazienti allergici, malgrado lo studio non abbia preso in considerazione la storia familiare di eventuali malattie mentali dei bambini analizzati, non sia generalizzabile a bambini al di fuori dell’ambiente urbano e si basa solo su dati forniti dai genitori.

Riferimenti

Nanda MK, LeMasters GK, et al. Allergic Diseases and Internalizing Behaviors in Early Childhood. Pediatrics. 2016 Jan;137(1):1-10

I geni derivanti dall’Homo neanderthalensis e l’Homo di Denisova sarebbero responsabili della nostra predisposizione a sviluppare allergie. Queste sarebbero le conclusioni di due studi pubblicati lo scorso luglio sull’American Journal of Human Genetics ad opera due gruppi di ricercatori tedesco e francese.

Gli uomini di Neanderthal erano presenti in Europa e quelli di Denisova in Siberia circa 200 mila anni prima dell’arrivo degli Homo sapiens. Uno dei principali problemi di sopravvivenza degli ominidi più arcaici (Neaderthal e Denisova) era rappresentato dalle infezioni. E’ presumibile, pertanto, che il loro sistema immunitario fosse particolarmente efficiente ed “aggressivo” nel combattere batteri, funghi e parassiti. L’incrocio tra gli ultimi di Neanderthal e di Denisova con i primi Homo sapiens, giunti in Europa dall’Africa, ha consentito a questi ultimi un più rapido adattamento al nuovo ambiente, al momento del loro insediamento ma, una maggiore suscettibilità alle allergie, nei tempi attuali. L’eredità genica degli ominidi più arcaici sui moderni europei sembra particolarmente evidente a livello dei Recettori di tipo Toll (o Toll-Like Receptors, TLR), proteine in grado di riconoscere particolari strutture dei patogeni e di dare inizio alla risposta immunitaria cosiddetta “innata”.

In definitiva, l’eredità dei nostri antenati più ancestrali ci ha consentito, inizialmente, di sopravvivere in un nuovo ambiente ostile ma ci obbliga, oggi, ad avere starnuti, prurito agli occhi etc.

Riferimenti

1. Michael Dannemann, Aida M. Andre´s, and Janet Kelso, Introgression of Neandertal- and Denisovan-like Haplotypes Contributes to Adaptive Variation in Human Toll-like Receptors. The American Journal of Human Genetics 98, 22–33, January 7, 2016 .

2. Matthieu Deschamps, Guillaume Laval, Maud Fagny, Yuval Itan, Laurent Abel, Jean-Laurent Casanova, Etienne Patin and Lluis Quintana-Murci, Genomic Signatures of Selective Pressures and Introgression from Archaic Hominins at Human Innate Immunity Genes. The American Journal of Human Genetics 98, 5–21, January 7, 2016.

Gli allergici e gli asmatici possono migliorare la loro qualità della vita riducendo gli episodi di “difficoltà respiratoria”, starnuti e reazioni allergiche con cambiamenti più meno importanti della loro routine quotidiana. Riportiamo alcune strategie che i pazienti potrebbero prendere in considerazione per il nuovo anno.

  • Fare attività fisica in maniera intelligente. Coloro che soffrono di allergie ed asma dovrebbero essere in grado di godere di ampi periodi di benessere, essere attivi durante il giorno e riposare nel corso della notte. Questi obiettivi vanno raggiunti anche grazie all’attività fisica. Gli asmatici, però, dovrebbero evitare di fare esercizio fisico in ambienti freddi o, all’aperto, nelle giornate particolarmente fredde. L’inquinamento, sia degli ambienti chiusi che all’aperto, la conta pollinica elevata e le cosiddette “malattie da raffreddamento” possono causare la ricomparsa dei sintomi dell’asma durante l’esercizio fisico.

  • Pianificare i viaggi. Esplorare nuovi luoghi è un’attività particolarmente stimolante ma, il viaggio può essere scoraggiante per le persone che soffrono di allergie e asma. Un’attenta pianificazione può rendere più facile la vita dei viaggiatori. E’ importante, perciò, essere sicuri di portare con sé i farmaci per l’allergia, i farmaci per via inalatoria e l’adrenalina eventualmente prescritti dall’Allergologo se si è a rischio di gravi reazioni allergiche come l’anafilassi. Se si è sottoposti da immunoterapia specifica, pianificare con l’Allergologo il calendario delle somministrazioni per il periodo del viaggio. Valutare le politiche per le allergie delle compagnie aeree, le navi da crociera e gli alberghi di cui saremo clienti durante il viaggio. Se si è allergici agli acari della polvere, portare la biancheria da letto “anti-allergica”.

  • Rispettare le vie respiratorie. Evitare i posti con “fumi” di qualsiasi genere è una buona norma per chiunque. Per coloro che soffrono di asma e, soprattutto, nei bambini con questa malattia, è imperativo. I bambini asmatici esposti a fumo passivo hanno un rischio quasi doppio di essere ricoverati in ospedale rispetto ai bambini non esposti!

  • Consultare un Allergologo. Alcune persone evitano di farsi visitare da un Allergologo anche quanto i sintomi stanno compromettendo le loro attività quotidiane. Al momento attuale, non esistono cure definitive per le allergie ma, tali malattie possono essere gestite attraverso trattamenti regolari. L’assunzione di alcuni farmaci per le allergie vanno assunti con ampio anticipo rispetto alla comparsa dei sintomi; l’inizio dell’anno, perciò, è un momento particolarmente indicato per consultare un Allergologo e pianificare le opzioni terapeutiche. L’allergologo è in grado di determinare che cosa causa i sintomi e fornire consigli utili sul come evitare i fattori scatenanti.

  • Monitorare le proprie allergie. L’inizio dell’anno è un buon momento per “registrare” le proprie allergie per identificarne i fattori scatenanti, monitorare i sintomi e individuare farmaci più efficaci. Esistono diverse app per tali scopi. Una di queste è “Allergy Control”, app gratuita per conoscere le allergie respiratorie, gli allergeni, i calendari pollinici, le terapie e gestire al meglio l’Immunoterapia Allergene Specifica.

Con l’aiuto di un Allergologo ed i “buoni propositi” per il nuovo anno, i pazienti allergici possono osservare una riduzione del numero dei ricoveri ospedalieri e di visite al pronto soccorso, una maggior efficacia delle terapie, minori restrizioni nelle attività quotidiane ed un miglioramento della qualità globale delle vita. Buon Anno!

In questo periodo, per un anno scolastico più proficuo e sereno, oltre all’acquisto di libri, zaini, diari, etc., i genitori di bambini asmatici ed allergici devono preoccuparsi di comunicare il “piano di azione” per l’asma e le allergie al personale della scuola.

L’asma colpisce 300.000.000 di persone nel mondo! In Italia ne soffrono il 10% degli ragazzi al disotto dei 14 anni (Gruppo di Lavoro GARD-Italy “Asma ed Allergie nel Bambino” – Assemblea Generale GARD-I, Ministero Salute, 25 Giugno 2015). In Italia, nel 2004-2005, le malattie allergiche sono state tra le patologie croniche più diffuse (10,7%): per la fascia di età 0-14 anni, la malattia allergica esclusa l’asma (9,6%) rappresenta la forma cronica più frequente, seguita dall’asma bronchiale (2,9%) (Allergie alimentari e sicurezza del consumatore – Documento di indirizzo e stato dell’arte – Ministero della Salute – 26 Marzo 2014).

Malgrado gli allarmanti dati epidemiologici, molti bambini con asma e allergie alimentari non hanno un “piano di azione per le allergie e l’asma” per la scuola. Tale piano, inoltre, non ha alcun senso se non è condiviso con gli operatori scolastici.

Il primo passo da attuare è quello di avere delle chiare misure per il controllo dell’asma e delle allergie in casa al fine di ridurre l’esposizione ai fattori scatenanti ed assumere regolarmente i farmaci prescritti. A scuola, è importante che gli insegnanti siano messi a conoscenza dei fattori scatenanti dell’asma e delle allergie del bambino in modo che possano aiutarlo ad evitarli in classe.

I bambini a rischio di reazioni allergiche potenzialmente fatali in seguito all’ingestione di determinati alimenti o punture di insetti devono portare gli auto-iniettori di adrenalina sempre con loro ed averli a pronti all’uso in caso di necessità (ricordarsi di verificarne periodicamente la scadenza!).

I bambini con asma e allergie dovrebbero essere in grado di praticare qualsiasi sport scolastico, purché seguano i consigli del proprio medico. I genitori dovrebbero informare gli insegnanti di educazione motoria dei loro figli e gli allenatori in genere su come devono comportarsi in caso di una emergenza asmatica.

La maggior parte dei bambini con allergie alimentari sono in grado di identificare da soli quello che possono e non possono mangiare ma, è utile che gli altri genitori e gli amici siano informati soprattutto per i buffet delle feste di compleanno e le gite scolastiche.

Letture consigliatate

E’ disponibile su Youtube la trasmissione ”Dottor Star Bene” andata in onda su TV6 condotta dalla giornalista Francesca Romana Testi e che ha visto il Dr. Verna come ospite. Nel corso della trasmissione si è parlato di Rinite Allergica e Ipersensibilità a Veleno di Insetti.

La rinite allergica è un disturbo comune, molte volte sottovalutato e le cui complicanze sono spesso più importanti della malattia stessa. Le complicanze più frequenti sono le infezioni dell’orecchio e dei seni paranasali (rinosinusiti acute e croniche, poliposi nasale), malattie ortodontiche, mancato controllo dell’asma, riduzione della qualità del sonno, dell’attenzione e dell’apprendimento. L’immunoterapia specifica è l’unico trattamento che, quando praticabile, offre un beneficio a lungo termine per le malattie allergiche.

Quando si viene punti da  api e vespe, generalmente si manifestano solo delle reazioni locali. La piccola quota dei pazienti allergici può manifestare reazioni potenzialmente fatali (anafilassi). Tali pazienti devono essere dotati di un piano dettagliato per affrontare nuove punture ed essere sottoposti ad immunoterapia specifica per il veleno cui sono allergici.

Vai alla trasmissione

Un recente studio finlandese pubblicato on line sulla rivista scientifica Pediatrics ha evidenziato che la presenza di muffa o danni conseguenti l’eccessiva umidità nelle abitazioni aumenta la possibilità, nei bambini, di sviluppare asma persistente. Lo studio ha seguito una coorte di 398 bambini dai cinque mesi ai sei anni di età. Si è visto che i bambini che hanno convissuto con i danni dell’umidità e presenza di muffa nelle loro camere da letto per 6 anni hanno una probabilità 5 volte superiore di sviluppare asma rispetto ai bambini non esposti alle muffe. Il rischio è risultato di 7,5 volte superiore se la muffa era presente in salotto e di 2,5 volte se era presente in cucina rispetto ai bambini che hanno vissuto per sei anni in un casa priva di muffa.

Lo studio ha anche evidenziato che la presenza di muffa in casa rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di allergie.

E’ raccomandabile, pertanto, valutare con attenzione la presenza di muffa prima dell’acquisto di una nuova casa e mettere in pratica una serie di accorgimenti per prevenire l’esposizione.

Tali accorgimenti possono essere riassunti come segue:

1. INDIVIDUARE LE PERDITE E LE INFILTRAZIONI D’ACQUA

Controllare periodicamente il tetto e l’impianto idraulico della casa. Guardate sotto lavandini, le docce, intorno alle finestre e le porte e all’interno di armadi. Se si ha una cantina, controllare il pavimento e le pareti per i segni di infiltrazioni d’acqua. Se si riscontra una perdita, farla riparare immediatamente.

2. RIMUOVERE LA MUFFA

La maggior parte della muffa può essere eliminata dalle superfici lavabili con la candeggina. Per la muffa annidata sulle superfici in muratura è preferibile utilizzare prodotti professionali specifici o rivolgersi ad aziende specializzate.

3. RIDURRE IL TASSO DI UMIDITÀ

Si può ricorrere a deumidificatori e/o aumentare l’aerazione dei locali soprattutto se l’umidità supera il 50%.

4. INDOSSARE UNA MASCHERA

Le spore delle muffe vengono messe in sospensione nell’aria ed inalate ogni volta che si fanno lavori di pulizia in casa o di giardinaggio. E’ utile proteggersi con una maschera ed utilizzare aspirapolveri con filtri HEPA.

5. RIDURRE LA PRESENZA DI TAPPETI E MOQUETTE

La presenza di calore ed umidità fanno proliferare le muffe soprattutto su tappeti e moquette che andrebbero evitati almeno nel bagno e nei seminterrati.

6. PREFERIRE CONDIZIONATORI DOTATI DI FILTRI HEPA

Tali apparecchi sono di prima scelta almeno per la camera da letto ed è necessario prevedere una regolare sostituzione dei filtri.

Riferimenti

Anne M. Karvonen, Anne Hyvärinen, et al. Moisture Damage and Asthma: A Birth Cohort Study – Pediatrics peds.2014-1239; published ahead of print February 16, 2015.

Abbiamo cercato di riassumere in dieci punti le regole che gli asmatici dovrebbero rispettare per una ottimale gestione della loro patologia.

1. Comprendere la malattia

Molte persone cui viene diagnostica l’asma non hanno idea di quali siano i meccanismi che sottendono alla malattia. Altre persone pensano di sapere tutto ciò che riguarda l’asma ma, in realtà, sanno molto poco o hanno ottenuto informazioni non corrette sui meccanismi della malattia. Quando si deve affrontare una patologia come l’asma, la conoscenza è potere. Capire cosa scatena l’asma, quali sono i sintomi cui prestare attenzione e il piano per trattare i sintomi dell’asma sono le priorità assolute. E’ importante conoscere le nozioni di base sull’asma per capire cosa accade realmente durante una riesacerbazione dell’asma. E’ utile, in tal senso, diventare membro attivo di una associazione di pazienti allergici (es. Federasma e AllergieAssociazione Pazienti AllergiciIo e l’Asma, etc.), partecipare agli eventi da loro organizzati e rendersi promotori per la propria zona di residenza.

2. Conoscere i vari farmaci che sono stati prescritti per l’asma

La maggior parte delle persone con asma hanno bisogno di più di un farmaco: essi, generalmente, hanno a disposizione, almeno, un farmaco ”di salvataggio” e un farmaco “di controllo” . Ogni asmatico ha a disposizione un farmaco di salvataggio per l’immediato sollievo dai sintomi ma, non in grado di trattare l’infiammazione delle vie respiratorie alla base della malattia. Gli asmatici, inoltre, devono avere almeno un farmaco “di controllo” per trattare l’infiammazione delle vie respiratorie che sottende all’asma. Esso contribuisce a ridurre i sintomi nel lungo periodo e, generalmente, non aiuta a dare sollievo immediato dai sintomi durante le riesacerbazioni. Molte persone con asma sono convinte di aver bisogno solo dei farmaci “di salvataggio” mentre, gli studi dimostrano che l’80% (4 su 5 persone con asma), in realtà, ha bisogno di una terapia “di controllo” quotidiana per controllare i sintomi della malattia. E’ importante conoscere i principi generali del meccanismo di azione dei farmaci e come usarli correttamente.

3. Saper utilizzare i farmaci per l’asma

Saper utilizzare i farmaci per l’asma – in particolare gli inalatori - è fondamentale per chiunque abbia tale malattia. Una tecnica dell’utilizzo degli inalatori non corretta ha come conseguenza una mancato ingresso del farmaco nelle vie respiratorie dove  svolge la sua azione farmacologica. Un aiuto in tal senso può venire anche da filmati presenti su YouTube (es. 123456, etc.). I bambini, gli anziani e le persone con problemi di coordinamento devono sempre utilizzare un distanziatore con un inalatore MDI. Alcune persone, specialmente i bambini e le persone con asma grave e, talvolta, gli anziani, possono avere bisogno di un nebulizzatore (apparecchio per aerosol) per effettuare correttamente la terapia dell’asma. Il nebulizzatore è un compressore d’aria che trasforma la formulazione liquida di un farmaco per l’asma in un aerosol facilmente inalabile.Per i farmaci della terapia di fondo, ci sono numerose possibilità di scelta tra i dispositivi presenti sul mercato. Chiedete allo specialista Allergologo o Pneumologo, al Medico di Medicina Generale o al Farmacista di mostrarvi la corretta tecnica di tali dispositivi inalatori. In generale, è sempre buona norma sciacquare la bocca e / o lavarsi i denti dopo l’uso dei vari farmaci inalatori, specialmente se il farmaco è un corticosteroide per via inalatoria. Tale buona abitudine può ridurre la possibilità di comparsa di micosi del cavo orale (mughetto).

4. Capire se l’asma è sotto controllo

Molti pazienti asmatici sottovalutano la gravità dell’asma e, quindi, la maggior parte non sono trattati adeguatamente. Il trattamento non adeguato dell’asma può portare a gravi conseguenze tra cui la riduzione della funzione polmonare, i ricoveri in pronto soccorso e negli altri reparti ospedalieri per asma, fino a possibili decessi correlati alla malattia. Un metodo semplice ed immediato per sapere se l’asma è controllata può essere quello di rispondere ad alcune semplici domande di specifici questionari (es. l’Asthma Control Test) e/o sottoporsi ad una spirometria.

5. Sottoporsi ad una visita allergologica

Gli studi dimostrano che le persone seguite in ambiente allergologico per l’asma sono costrette ad un numero minore di ricoveri in pronto soccorso o negli altri reparti ospedalieri a causa di questa patologia. Gli Allergologi sono in grado di valutare il livello di controllo dell’asma mediante i test di funzionalità polmonare e, grazie alla loro formazione specialistica, sono anche in grado di determinare il ruolo, spesso determinante, delle allergie sull’asma, attraverso l’impiego dei test allergometrici. Gli Allergologi, inoltre, sanno gestire l’immunoterapia specifica (iniettiva e sublinguale) che può contribuire, in casi selezionati, al controllo dell’asma modificando in senso più favorevole la storia naturale della malattia.

6. Eseguire una spirometria

La spirometria è una metodica diagnostica per quantificare la funzionalità polmonare di una persona. È una parte molto importante della diagnosi e del trattamento dell’asma. Tutte le persone con asma dovrebbero effettuare una spirometria almeno due volte l’anno o, più di frequente, quando l’asma è grave o sia necessario valutare la risposta alla terapia. Anche i bambini di età superiore ai 6 anni sono, generalmente, in grado di effettuare l’esame. Dal momento che la spirometria può identificare problemi con l’asma ancor prima della comparsa dei sintomi, è importante per gli asmatici sottoporsi a tale esame anche se non hanno sintomi.

7. Sottoporsi a test allergometrici

I test allergologici possono aiutare un asmatico imparare a riconoscere tempestivamente quali sono i fattori scatenanti (trigger) allergici. Tale conoscenza può tradursi in un migliore controllo dei sintomi dell’asma adottando semplici misure di evitamento (bonifica ambientale) o di intervento terapeutico. Le prove allergiche hanno anche lo scopo di far conoscere le stagioni “critiche” per l’asmatico allergico al fine di consentire un pronto adeguamento della terapia. I test allergometrici, infine, sono necessari per stabilire una corretta immunoterapia specifica.

8. Stilare un piano di azione dell’asma con il proprio specialista

Un piano d’azione per l’asma può basarsi sui valori ottenuti dal misuratore di picco di flusso espiratorio, sulla frequenza dei sintomi dell’asma o su entrambi. Il misuratore di picco di flusso espiratorio è un dispositivo portatile che misura la velocità con la cui una persona riesce ad espellere l’aria dai propri polmoni. Se si osserva una riduzione del valore di picco di flusso espiratorio rispetto al normale, bisogna mettere in pratica le istruzioni riportate sul piano d’azione al fine di ottenere il controllo dei sintomi dell’asma. Ci sono molte opzioni per tali istruzioni nel piano d’azione dell’asma e possono variare da medico a medico.

9. Controlli medici periodici per l’asma

Le persone con asma dovrebbero vedere il loro medico per le visite “programmate” almeno ogni 6 mesi. Se le visite avvengono secondo il calendario proposto dal medico, senza incontri “extra” significa che l’asma è stabile e non ci sono problemi. Le visite saranno inevitabilmente più frequenti se non si è ancora raggiunto un controllo ottimale dell’asma e sono presenti riesacerbazioni.

10. Sottoporsi alla vaccinazione anti-influenzale

Gli asmatici sono particolarmente suscettibili a gravi complicanze quando contraggono il virus dell’influenza. Gli esperti ed il Ministero della Salute raccomandano agli asmatici di vaccinarsi per l’influenza ogni anno.  Recenti studi dimostrano che il vaccino antinfluenzale è sicuro anche per la maggior parte delle persone con allergia all’uovo.

Riferimenti

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